Mourinho e il passato: “La vittoria più bella? Da professore di ginnastica”

Mourinho ricorda il passato e la sua vittoria più grande che, a sorpresa, non riguarda il calcio ma la sua vita da professore di ginnastica. José Mourinho è uno dei migliori allenatori della sua generazione. Lo Special One inizia la carriera molto presto ma trova la consacrazione solo nel 2001 quando diventa tecnico del Porto. Mou, con il club portoghese, riuscirà a vincere due campionati, una Coppa, una Supercoppa nazionale, ma anche una Coppa UEFA e una Champions League, il tutto in sole due stagioni e mezza. Il portoghese girerà poi l’Europa andando prima al Chelsea, poi all’Inter, al Real Madrid, ancora al Chelsea e infine al Manchester United. In ogni club collezionerà trofei su trofei, oltre a ricevere riconoscimenti a livello individuale. Ora lo Special One è senza panchina, ma è pronto per mettersi nuovamente alla prova.

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Mourinho e il passato: “La mia vittoria più bella? Da professore di ginnastica”

Nell’attesa ha raccontato qualche aneddoto del passato, rivelando anche quale sia la sua vittoria più bella. A sorpresa niente calcio. Il traguardo più importante che ricorda Mourinho riguarda un momento della sua vita in cui non era ancora il famoso Special One, era semplicemente José Mourinho, un professore di ginnastica. Il portoghese, che in giovane età aveva intrapreso la via del calcio come difensore, decide di lasciare il terreno da gioco abbastanza presto. A soli 24 anni si rende conto di non essere un grande campione e decide così di dedicarsi alla carriera da allenatore ma anche alla carriera universitaria. Si laurea e, per cinque anni, sarà professore di educazione fisica a Sètubal. Periodo in cui, a suo dire, ha raccolto le soddisfazioni migliori. 

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“Solo adesso mi rendo conto di quello che ho fatto. Quando mi capita di incontrare quelli che erano i miei studenti. Alcuni di loro hanno già 45, 46 o 47 anni. Mi capita di incontrarli quando cammino per la mia città ed è lì che capisco quanto sia stata importante la mia figura nelle loro vite. Quando si parla della mia carriera ci si concentra sempre sul numero di partite o trofei che ho vinto, o sul numero di top club che ho allenato. Ma forse la mia vittoria più grande l’ho ottenuta grazie a questi bambini”

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