Ben Afra-Psg, 70 mila euro al mese solo per presentarsi in orario

Hatem Ben Afra e il Psg, un rapporto mai decollato veramente e terminato nel peggiore dei modi. Il francese ha fatto causa al club e solo in questi giorni emergono i dettagli incredibili del suo contratto stellare con i parigini. Ben Afra inizia la sua carriera all’Olympique Lione, con cui debutta in Ligue1 a soli 17 anni. Da subito dimostra di possedere una grande tecnica e delle buone qualità in campo ma, allo stesso tempo, si fa conoscere anche per il suo carattere irrequieto. A Lione ha da subito problemi con il tecnico Houllier e con il presidente Jean Michel Aulas. Poi sarà la volta dell’Olympique Marsiglia e delle lotte con Deschamps. Sempre la stessa storia. Il ragazzo indosserà anche le casacche di Newcastle, Hull City e Nizza. Fino alla grande occasione, arrivata nel 2016, il Paris Saint-Germain

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Ben Afra-Psg, 70 mila euro al mese solo per presentarsi in orario

Con i campioni di Francia firma un contratto biennale, ma le cose non andranno come sperava. Nonostante il buon impatto con la maglia del Psg, Ben Afra entra in rotta di collisione con l’allora allenatore Emery, che lo esclude dalla formazione titolare. La stagione successiva lo spagnolo non convocherà più il centrocampista, che si allenerà con la squadra riserve. Ben Afra rescinde così il contratto e fa causa al club. L’ormai ex giocatore del Psg denuncia la squadra per mobbing, chiedendo un risarcimento pari a otto milioni di euro corrispondente a tutti i premi individuali e di squadra che non gli sono stati riconosciuti.

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Il giornale transalpino, L’Equipe, decide così di cercare informazioni precise sul contratto del giocatore e scopre dei dettagli davvero incredibili. Nel contratto di Ben Afra, da 6 milioni l’anno, c’erano infatti delle clausole comportamentali. Il centrocampista percepiva un salario netto mensile di 430 mila euro, intoccabile, ma anche dei bonus, a patto però che rispettasse delle precise regole. 70 mila euro al mese per presentarsi in orario agli allenamenti e per non parlare male del club nelle interviste. Precauzioni del tutto comprensibili, considerato il caratterino dell’ormai trentaduenne, ma che non sono servite a migliorare il rapporto tra club e giocatore. 

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