La storia degli allenatori italiani in Premier League (VIDEO)

Geni della tattica, maestri della difesa. Teorici del pressing e delle ripartenze veloci. Gli allenatori italiani hanno rivoluzionato il mondo del calcio, e non solo quello della Serie A. Oggi vi raccontiamo la lunga storia degli allenatori italiani in Premier League. Dal capostipite Gianluca Vialli al cavallo di ritorno Carlo Ancelotti. Passando per Zola, Ranieri, Sarri e tanti altri.

La storia degli allenatori italiani in Premier League parte dal 1998, quando Gianluca Vialli, bandiera del Chelsea, accetta l’incarico di allenatore-giocatore del club. Da quel giorno sono passati 32 anni e i tecnici italiani sono stati più volte scelti dai club d’Oltremanica per sedere sulle proprie panchine. Dodici allenatori che hanno insegnato agli inglesi la filosofia del calcio nostrano, portando ai tifosi gioie e vittorie, ma anche dolori e sconfitte.

Il capostipite degli allenatori italiani in Premier: Gianluca Vialli

Siamo a Febbraio del 1998 e alla guida del Chelsea c’è Ruud Gullit nelle vesti di allenatore-giocatore. La stagione dei Blues tuttavia stenta a decollare. Da qui le dimissioni dell’olandese e la decisione del club di Stamford Bridge di affidare la panchina ad un altro player-manager, Gianluca Vialli. L’ex Juve è a Londra da due stagioni e per i tifosi, insieme a Zola, è un idolo indiscusso. Vialli prende l’incarico con la squadra ancora in corsa in Coppa di Lega e Coppa delle Coppe: le vincerà entrambe, battendo rispettivamente Middlesbrough e Stoccarda. Il Chelsea arriva quarto in Premier League e Vialli viene riconfermato per acclamazione. Nella stagione successiva vince subito la Supercoppa Europea contro il Real Madrid e porta i Blues alla loro prima, storica apparizione in Champions League con il terzo posto finale in Premier. In quella stagione, appesi gli scarpini al chiodo, approderà ai quarti di Champions e vincerà la FA Cup. La successiva sarà l’ultima stagione sulla panchina del Chelsea: la vittoria della Charity Shield a inizio anno non basterà a Vialli per mantenere il posto. Il suo esonero arriva a Settembre, si dice anche per screzi con alcuni senatori dello spogliatoio. Al suo posto un altro italiano: Claudio Ranieri.

La favola di ‘The Thinkerman’ Claudio Ranieri

Sostituire Gianluca Vialli nel cuore dei tifosi del Chelsea non è impresa facile, ma chi altro poteva riuscirci se non Claudio Ranieri? Dopo tre stagioni in Spagna al Valencia e all’Atlètico Madrid, l’allenatore romano approda in Premier, diventando il secondo manager italiano nella storia del calcio inglese. Quattro lunghi anni sulla panchina dei Blues, con l’apice toccato nella stagione 2003-2004, quando porta il club alla semifinale di Champions League e al secondo posto in campionato. L’arrivo di Abramovich alla guida della società e la rivoluzione che ne consegue portano alla sua sostituzione con il rampante Josè Mourinho. Ma la storia di Ranieri in Premier non sarebbe finita lì. Nell’estate 2015 infatti, dopo varie stagioni in Spagna, Italia, Francia e alla guida della Nazionale greca, Ranieri fa il suo ritorno in Premier, rispondendo alla chiamata del Leicester. Qui darà vita a una delle più belle favole del calcio moderno, portando le Foxes, tra l’iniziale scetticismo generale, addirittura a vincere il campionato. The Thinkerman resterà un’altra stagione al Leicester, per poi essere sollevato dall’incarico. Ma non c’è due senza tre e a Novembre 2018 Ranieri torna in Premier League, chiamato da un Fulham all’ultimo posto in classifica. La vittoria all’esordio è solo un fuoco di paglia e l’esonero arriva, inesorabile, a Febbraio dell’anno successivo.

Un ‘Popeye’ per il Palace: Attilio Lombardo

Forse non tutti ricordano che nel 1998, oltre a Gianluca Vialli, c’è un altro allenatore-giocatore in Premier League: Attilio Lombardo. L’ex Sampdoria e Juventus si trova a Londra, al Crystal Palace, da due anni e a Marzo di quell’anno viene scelto per sostituire Steve Coppell fino al termine della stagione. Un’esperienza non proprio entusiasmante per Popeye, che nelle ultime partite in carica giocherà sempre da titolare, senza però riuscire ad evitare la retrocessione delle Eagles. Finita la stagione Lombardo rientrerà in Italia, facendo ritorno in Premier League una decina di anni dopo, stavolta come collaboratore di Roberto Mancini al Manchester City.

Magic Box Gianfranco Zola

Gianfranco Zola in Inghilterra è una vera e propria leggenda. I goal, gli assist e le giocate mirabolanti nelle sette stagioni in campo con il Chelsea gli sono valse il soprannome di Magic Box, oltre a vari riconoscimenti arrivati addirittura dalla Corona inglese. Nel Settembre 2008 l’ex fantasista sardo, dopo aver collaborato con Casiraghi alla guida dell’Under 21 italiana, torna a Londra, ma stavolta nella parte est della City, sulla panchina del West Ham. La prima stagione con gli Hammers è più che discreta e si conclude con il nono posto in campionato, ma anche con eliminazioni precoci dalle coppe nazionali. La stagione successiva è più problematica, con il West Ham che raggiunge la salvezza solo nelle ultime giornate. La dirigenza del club londinese decide così di esonerare Zola e sostituirlo con Avraham Grant.

Roberto Mancini alla corte di Mansour

Terminata l’esperienza all’Inter, per Roberto Mancini arriva la chiamata del nuovo, ricchissimo Manchester City dello sceicco Mansour, dove prende a Dicembre 2009 il posto dell’esonerato Hughes. La prima stagione è di ambientamento, nella seconda arriva il primo acuto: la conquista della FA Cup. Mancini riporta così un trofeo nella parte blu di Manchester dopo ben 35 anni. A corollario anche la prima, storica qualificazione dei Citizens alla Champions League, grazie al terzo posto ottenuto in Premier. Nella sua terza stagione il tecnico jesino guida il City in cima al calcio inglese, vincendo la Premier League con una rocambolesca vittoria in rimonta nei minuti di recupero per 3-2 sul Qpr nell’ultima giornata. La Community Shield conquistata nell’Agosto successivo sarà l’ultimo trofeo Oltremanica. Nel Maggio del 2013, dopo una stagione al di sotto delle aspettative, arriva l’esonero.

Allenatori italiani in Premier: Carlo Ancelotti

Anno 2009. Si chiude il ciclo super vincente di Carlo Ancelotti al Milan, un ciclo costellato dalla doppia vittoria in Champions League. Per Carletto arriva la chiamata del Chelsea di Abramovich, deciso a tornare a vincere dopo una stagione altalenante con Scolari prima e Hiddink poi in panchina. Ancelotti vince subito la Community Shield contro il Manchester United. Poi centra il Double Premier League-Fa Cup. Subisce però l’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Inter. La seconda stagione è deludente: nessun trofeo, eliminazione nei quarti di Champions e record negativo di punti della gestione Abramovich. La panchina di Carletto salta e il magnate russo chiama Vilas Boas. Dopo Psg, Real Madrid, Bayern Monaco e Napoli, il ritorno dell’allenatore di Reggiolo Oltremanica: poco prima di Natale diventa il nuovo tecnico dell’Everton. Fino allo stop causa Coronavirus ha collezionato 10 partite e 5 vittorie in Premier. Una nuova sfida per Carletto, in una squadra giovane, ambiziosa, e soprattutto molto ricca.

L’uomo giusto al momento giusto: Roberto Di Matteo

La storia del Roberto Di Matteo allenatore è più che incredibile. L’ex centrocampista di Lazio e Chelsea, dopo un paio di stagioni alla guida del West Bromwich Albion in Championship, viene scelto dal Chelsea come assistente di Vilas Boas subentrato ad Ancelotti. Il tecnico portoghese, indicato dagli addetti ai lavori come l’erede di Mourinho, fa flop, e ad inizio Marzo Di Matteo ne prende il posto. È l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto. Lontano dalle posizioni di vertice in Premier, concentra le attenzione del suo Chelsea sulla Champions League, dove però c’è subito da ribaltare un 3-1 agli ottavi contro il Napoli. A Londra finisce 4-1 e da lì inizia la cavalcata Blues fino al tetto d’Europa, culminata con la vittoria in finale ai rigori contro il Bayern Monaco. La Champions tanto agognata da Abramovich arriva nel modo più assurdo e con il tecnico meno aspettato. Confermato a furor di popolo per la stagione seguente, l’esonero è però dietro l’angolo e arriva dopo una sconfitta per 3-0 contro la Juventus nei gironi di Champions League.

Il più romano degli allenatori italiani in Premier: Paolo Di Canio

Idolo e personaggio dentro e fuori dal campo. Il Paolo Di Canio calciatore è icona e simbolo del West Ham a cavallo tra la fine dei ’90 e i primi anni 2000. Arrivato a Londra dopo l’esperienza con lo Sheffield Wednesday, con gli Hammers colleziona quasi 50 goal diventando una leggenda del club. Dopo l’esperienza al Charlton, il ritorno e il ritiro in Italia, intraprende la carriera di allenatore, Nel 2011 parte dal basso, sulla panchina dello Swindon Town in League Two, ottenendo subito la promozione per poi lasciare il club per dissidi con i vertici societari. La grande occasione in Premier arriva nella primavera del 2013, quando prende in corsa il posto di Martin O’Neill alla guida del Sunderland. Riesce a portare i Black Cats ad una insperata salvezza, ma nella stagione successiva colleziona un solo punto nelle prime cinque partite. Una serie negativa che gli costa la panchina e dopo la quale Di Canio chiude la sua breve esperienza di allenatore.

2016 italiano: Francesco Guidolin e Walter Mazzarri

Il 2016 è l’anno con più tecnici italiani sulle panchine della Premier League: ad Antonio Conte e Walter Mazzarri, si aggiungerà in corsa Francesco Guidolin. Walter Mazzarri, dopo due anni sabbatici alla fine della fallimentare esperienza all’Inter, si accorda con il Watford della famiglia Pozzo. Una stagione abbastanza anonima per l’ex tecnico del Napoli, che comunque riesce a guidare gli Hornets alla salvezza con uno score di undici vittorie, sette pareggi e venti sconfitte. L’annuncio del suo addio arriva ben prima della conclusione della stagione. A Francesco Guidolin viene affidato il difficile compito di salvare lo Swansea dalla retrocessione. Quando a Gennaio approda in Galles la situazione è molto difficile, ma il tecnico veneto parte bene, sconfiggendo all’esordio proprio il Watford di Mazzarri. La missione inglese di Guidolin è portata a termine con grande anticipo, quando il primo Maggio batte addirittura il Liverpool regalando la salvezza al club. Il brutto inizio della stagione successiva, con soli quattro punti nelle prime sette gare, gli costa tuttavia la panchina.

Allenatori italiani in Premier: l’ammiraglio Antonio Conte

Al termine di un entusiasmante e sfortunato Europeo alla guida della Nazionale italiana, per Antonio Conte arriva la chiamata del Chelsea, reduce da una più che deludente stagione conclusasi con un misero decimo posto in Premier League. La prima stagione dell’ex Juventus sulla panchina Blues è trionfale e culmina con il ritorno del titolo a Stamford Bridge. Il Chelsea non riesce a centrare il Double arrendendosi solamente in finale contro l’Arsenal. Dopo un’annata così positiva e gli elogi di stampa e addetti ai lavori in Inghilterra ci si aspetta una seconda stagione ancora migliore. Le aspettative però vengono disattese in pieno: in Champions League, dopo una problematica qualificazione da seconda nel girone, arriva una netta eliminazione agli ottavi contro il Barcellona; in Premier la squadra non va oltre il quinto posto fallendo la qualificazione al massimo trofeo continentale. La vittoria della FA Cup non basta, e per Conte in estate arriva il benservito di Abramovich.

Da Napoli a Londra: Maurizio Sarri

Dopo tre stagioni sulla panchina del Napoli, due secondi ed un terzo posto alle spalle dell’imbattibile Juventus, Maurizio Sarri accetta la corte del Chelsea cercando di portare il suo ‘Sarrismo‘ Oltremanica. Dopo Vialli, Ranieri, Ancelotti e Conte, è il quinto tecnico italiano a sedersi sulla panchina dei Blues. L’esordio non è dei migliori e arriva la sconfitta nel primo trofeo stagionale: la Community Shield se la prende il City di Guardiola. Stessa sorte in Coppa di Lega dove i rigori sono fatali ai suoi, sconfitti sempre dalla bestia nera Manchester City. La stagione in Premier League si conclude con la qualificazione alla Champions e un discreto terzo posto alle spalle del solito City e del Liverpool. L’acuto british di Sarri arriva in campo europeo, dove porta la squadra alla vittoria dell’Europa League con un roboante successo per 4-1 contro i rivali cittadini dell’Arsenal. Si tratta del primo trofeo in assoluto della carriera di Sarri. La sua strada e quella del Chelsea si divideranno tuttavia in estate: il tecnico tornerà in Italia, firmando clamorosamente per la sua antica rivale Juventus. Il resto, è storia recente.

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