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I rimpianti di Giuseppe Rossi: “Mi volevano Barcellona e Juve”. Poi su Ronaldo: “Mi impressionò”

Dopo 18 mesi da svincolato Giuseppe Rossi, poco prima del lockdown, ha finalmente trovato una squadra disposta a puntare di nuovo su di lui. Si tratta del Real Salt Lake, militante nella MLS. Pepito si è raccontato a Cronache di Spogliatoio, parlando di tanti treni che gli sono passati davanti e che non è riuscito a prendere.

I rimpianti blaugrana e bianconeri di Giuseppe Rossi

Per molti Giuseppe Rossi è stato l’ultimo vero fantasista sfornato dal nostro calcio. Grande talento delle giovanili del Parma, si trasferì giovanissimo in Inghilterra, nel periodo in cui le squadre di Premier fecero il ratto dei settori giovanili italiani (vedi anche Federico Macheda e Arturo Lupoli). “Appena entrato, la prima persona che incontrai fu Ryan Giggs inizia così il racconto Pepito del suo primo giorno al Manchester United –. Stiamo parlando di un calciatore che amava anche mio padre. Fu uno shock vederlo alla reception che ci salutava. Ronaldo? Cristiano aveva sempre voglia di migliorarsi. Voleva costantemente essere il migliore: si comportava per essere tale, in campo e fuori. In palestra, in ogni sfida, voleva sempre essere il numero uno. Piqué è arrivato il giorno dopo di me allo United, siamo cresciuti insieme a Manchester trascorrendo tanto tempo insieme tra cene, uscite e partite con le riserve”.

Nei red devils trova poco spazio e la società decide di prestarlo al Parma per farsi le ossa. Con 19 presenze e 9 gol, Pepito aiuta i ducali a salvarsi, attirando le attenzioni del Virrareal. Proprio in Spagna, trova la sua dimensione: “La stagione 2010/2011 con il Villarreal fu straordinaria: dopo Messi e Cristiano Ronaldo, in Spagna c’ero io. Mi chiamò il Barcellona, era già tutto fatto: il contratto era stabilito. Mancava soltanto l’accordo tra le società sul pagamento: il Villarreal voleva una parte fissa maggiore rispetto al bonus, il Barcellona al contrario. Appena il Barcellona lo seppe, cambiò obiettivi e non andai lì“. Stesso discorso un anno dopo: “Quando arrivò Conte alla Juventus ero vicinissimo, la trattativa ci fu. Avevamo venduto Santi Cazorla e la dirigenza mi disse: ‘Giuseppe, abbiamo già ceduto lui e non possiamo lasciare andare via anche te’. Il Villarreal mi aveva capito e io avevo fatto di tutto“. Una serie di sliding doors, unito ai tanti infortuni, che hanno influenzato la carriera di uno dei talenti più cristallini del nostro calcio. Gli auguriamo che possa tornare a risplendere come ai tempi di Firenze. In bocca al lupo Pepito.