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Il magazziniere del Manchester United e il leggendario “shitgate” di Sunderland: “C’era m**** ovunque”

Mettete una tranquilla trasferta allo Stadium of Light nel 2010. Aggiungete un tubo rotto. Il crollo di un soffitto e un mare di m****. Ecco come nasce lo “shitgate” di Sunderland raccontato dal leggendario magazziniere del Manchester United Albert Morgan.

Doveva essere una normale trasferta in quel di Sunderland e invece si è trasformata in un leggendario pomeriggio di m****. Non metaforicamente parlando, ma in senso letterale. Albert Morgan, storico magazziniere del Manchester United, ha ricordato al podcast ufficiale del club la stravagante sfida dello Stadium of Light in cui protagonista indiscussa fu…la cacca. Morgan è stato al fianco di Sir Alex Ferguson tra il 1993 e il 2013, e di avventure insieme al boss scozzese ne ha vissute tante. Ma quella vissuta in un all’apparenza tranquillo pomeriggio nel nord dell’Inghilterra è rimasta negli annali. “C’era un continuo gocciolamento dal soffitto, con un secchio sotto, quindi abbiamo pensato ci fosse una perdita“, ricorda Morgan. Quello che capitò di lì ha poco ha dell’incredibile.

Il Manchester United e lo “shitgate” di Sunderland

I ragazzi si stavano preparando – continua Morgan – camminando tutti intorno a questo secchio. Poi sono usciti sul campo per il riscaldamento. Siamo stati lì per alcuni minuti, ad un certo punto una delle guardie di sicurezza è arrivata da me dicendomi ‘Albert, penso che faresti meglio a venire nello spogliatoio, quel secchio si sta riempiendo un po’“. Tornati negli spogliatoi i giocatori si resero conto che qualcosa non andava: il secchio infatti era stato sostituito da un bidone. Di lì a poco l’apocalisse: “Siamo entrati, c’erano questi pannelli del controsoffitto, e in un attimo uno dei pannelli del soffitto è scoppiato. C’era m**** ovunque! Era dappertutto, sui vestiti, sui muri, sul soffitto. Berbatov stava impazzendo per le sue scarpe, le sue scarpe erano affondate in 10 centimetri di liquami“.

Arriva Bruce, l’aggiustatutto

Non si poteva salvare nulla. Era sparito tutto. Scarpe, abiti. L’unica cosa che potevamo fare era salvare gioielli e orologi dei ragazzi. Erano le tre meno dieci e la partita iniziava alle tre. Hanno dovuto rimandare il calcio d’inizio di mezz’ora“, continua il racconto fantascientifico di Morgan. Fino all’arrivo dell’allora allenatore dei Black Cats Steve Bruce: “È entrato da una porta sul retro dello spogliatoio. Aveva uno scopettone largo almeno 4 metri e ha cominciato a spingere questa m**** fuori dallo spogliatoio. Abbiamo messo le tute dentro a dei sacchi neri e le abbiamo distrutte“. La partita finì in parità, ma in pochi se lo ricordano. Perchè la vera protagonista indiscussa di quel pomeriggio passato agli annali fu la m****.