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Higuita e l’amicizia con Pablo Escobar: “Gli sarò sempre grato”

Renè Higuita è forse uno dei più noti portieri colombiani. Il suo colpo dello scorpione, metodo del tutto insolito per parare, è diventato celebre in tutto il mondo. Un estremo difensore carismatico ed estroso, ma all’occorrenza anche un ottimo attaccante: nella sua carriera ha messo a segno 48 reti. La vita di Higuita però è stata segnata anche da episodi abbastanza discutibili. A inizio anni ’90 il portiere fu arrestato perché aveva svolto il ruolo di mediatore in un sequestro di persona. Ma è la sua amicizia con Pablo Escobar ad aver attirato spesso l’attenzione dei media, e non solo. El Patron, così veniva chiamato Escobar, era un trafficante di droga colombiano, fondatore e leader del cartello di Medellín. L’uomo monopolizzava l’attività della cocaina dalla sua produzione al suo consumo, controllando oltre il 2% della produzione mondiale di coca e il 75% del mercato negli Stati Uniti.  

Higuita e l’amicizia con Pablo Escobar: “Gli sarò sempre grato”

Higuita non hai mai nascosto l’amicizia che lo legava al criminale, morto nel 1993, e ora torna a parlare di lui. L’ex estremo difensore, intervenuto al programma di Fox Sports “90 Minutes”, ha raccontato del suo rapporto con il trafficante di droga: Le autorità in Colombia mi hanno chiesto di consegnargli Escobar in modo da non arrestarmi. Sapevano che ero innocente, ma quando hanno iniziato le persecuzioni con Escobar, hanno iniziato a mettere i suoi conoscenti in prigione. La gente mi considerava suo amico dopo che sono andato a trovarlo nel carcere di La Catedral. Risposi che non sapevo nulla e che anche se avessi saputo non avrei detto nulla. Era compito delle autorità. Io ero grato a Pablo Escobar per aver illuminato i campi da calcio quando nessun altro lo aveva fatto

Higuita però sottolinea però che, nonostante l’amicizia con El Patron, lui non è mai stato un narcotrafficante: “Io mi mostro per quello che sono, l’amico di tutti. Il fatto che sia stato amico di Pablo Escobar non significa che io sia un narcotrafficante. A qualcuno questo può piacere, ad altri invece no. Sicuramente quello di cui vado fiero nella mia vita è di essere stato un calciatore”.