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Che fine hanno fatto

CHE FINE HANNO FATTO – Aiman Napoli, all’Inferno e ritorno

A volte, l’approccio che abbiamo dato a questa rubrica è risultato ironico, specie quando alcuni dei protagonisti hanno oggettivamente incontrato difficoltà in campo senza subire particolari problematiche all’esterno del rettangolo di gioco. In questo caso, però, lasciamo l’ironia un po’ da parte. Perché la storia di Aiman Napoli, ex stella delle giovanili dell’Inter e ora talento troppo cresciuto e mai del tutto maturato, avrebbe potuto interrompersi molto prima, con risvolti assolutamente negativi. Invece Napoli, per fortuna, continua a giocare seppur lontano dai riflettori che, negli anni della giovinezza, lo hanno spesso cercato. Aiman Napoli nasce nel 1989 e inizia a farsi notare a livello professionistico già nell’adolescenza. A 14 anni approda infatti alla Pro Sesto che, dopo due stagioni, lo promuove in prima squadra. Nonostante collezioni appena 2 presenze, tantissimi club italiani ed esteri si mettono sulle sue tracce. 

CHE FINE HANNO FATTO – Aiman Napoli, all’Inferno e ritorno

A spuntarla è l’Inter, con cui Napoli aveva già svolto dei provini, che lo aggrega alla squadra Primavera. Aiman sa benissimo come farsi notare e in nerazzurro conquista subito i primi successi personali. Nella mia prima stagione in nerazzurro colleziona 36 reti e vince il titolo di capocannoniere della regular season ma soprattutto porta a casa, da protagonista, il Trofeo di Viareggio 2008, facendo coppia d’attacco con un altro ragazzo che porta le stigmate del predestinato, tale Mario Balotelli, suo amico sia in campo che fuori. La grande occasione arriva nel 2007, quando l’attaccante riesce ad esordire in prima squadra. L’Inter sfida la Reggina in Coppa Italia e l’allora 18enne sostituisce Hernan Crespo. Un esordio da ricordare. Durante una delle sue prime azioni infatti, a causa del suo pressing, costringe all’errore un difensore favorendo così la rete siglata proprio dall’amico Balotelli.

I prestiti e il sogno della Serie A

L’anno successivo, però, all’Inter ci sono cambiamenti: Roberto Mancini, estimatore del ragazzo, lascia la panchina e al suo posto arriva José Mourinho. Lo Special One sembra avere altri piani per l’attacco dell’Inter, così Napoli viene mandato in prestito per accumulare esperienza e maturare. Lascia Milano con la speranza di poter tornare nelle fila nerazzurre al più presto e con più chance di giocare. Non sa, però, che il destino ha riservato ben altro per lui. Dopo un fugace ritorno alla Pro Sesto, l’attaccante vive due stagioni parzialmente positive sia al Modena che al Crotone. Nella prima realizza il suo primo gol da professionista, nella seconda ne trova invece 2. Aiman è cresciuto e sembra pronto al grande salto. È a un passo da un trasferimento in comproprietà con il Chievo, dunque in Serie A, ma la sfortuna si accanisce su di lui.

La sfida più grande con la malattia: l’artrite reumatoide

Purtroppo il giocatore scopre di essere malato. La diagnosi è pesante: artrite reumatoide, una malattia cronica e invalidante che rischia di distruggergli la carriera. Aiman è costretto a lasciare il calcio, ad appendere gli scarpini al chiodo e a stare totalmente fermo. Un brutto colpo, come racconta lo stesso attaccante al portale Agente Anonimi: “Per me è stato molto brutto perché avevo fatto benissimo in B a Crotone ed ero pronto ad andare in Serie A al Chievo in comproprietà con l’Inter. Addirittura dopo quell’esperienza mi chiamò anche Antonio Conte, appena promosso in A con il Siena e molto amico del mio allenatore in seconda a Crotone. Mi disse che mi seguiva da vicino e di continuare così perché nel mio ruolo di allora (esterno di centrocampo) c’erano pochi giocatori della mia qualità”.

Le occasioni perse

Un periodo davvero difficile per Aiman, che era bloccato a letto mentre molti dei suoi ex compagni della Primavera dell’Inter giocavano e conquistavano successi: “La grave malattia che mi colpì fece saltare il mio trasferimento in A e mi bloccò a letto senza riuscire a far più niente. Addirittura il dottore che mi curava mi disse che avrei smesso di giocare a calcio e che rischiavo di perdere anche l’abilità sportiva. Così per circa due anni ho continuato a prendere molti medicinali, anche pesanti, e la cosa che mi faceva più male era vedere molti miei ex compagni della Primavera dell’Inter giocare in Serie A o in Champions League ed io, che sarei potuto essere al loro stesso livello, rischiavo di non poter neanche più giocare a calcio”.

Il ritorno in campo e la sua nuova vita

L’attaccante però non si arrende, sfida la malattia e fortunatamente dopo un anno e mezzo riesce a tornare in campo. Un vero e proprio miracolo, come lo definisce lui, anche se ovviamente le prospettive di carriera sono minori. Il treno delle grandi è ormai perso e Napoli viaggia per l’Italia, alternandosi tra Serie C ed Eccellenza. Milita, tra le altre, nel Prato, nel Pisa, nel Renate e nella Reggiana. Ma il suo amore per il pallone l’ha portato anche fino a Lecco e al Sant’Angelo. Realtà sicuramente diverse da quelle a cui era abituato, ma dopo un inizio in salita, il sorriso è tornato. Lo scorso agosto, dopo un periodo di prova, diventa ufficialmente un nuovo giocatore del Portogruaro. Un matrimonio, quello con i granata, che si conclude nel giro di pochi mesi. Aiman infatti, a ottobre, firma con un nuovo club in Eccellenza, il Piccardo Traversetolo

La società dilettantistica dell’Emilia Romagna ha regalato ai suoi tifosi un talento sì sfortunato, ma che non si è mai arreso. Un talento che, nonostante la malattia, ha collezionato 297 presenze, 66 reti e 22 assist nella sua esperienza in campo come professionista. Forse Aiman Napoli non ha avuto la carriera che sperava e sognava da piccolo nella sua Paderno Dugnano, ma è riuscito a ripartire da zero dopo una grave malattia. E questo, evidentemente, è il più bel regalo che potesse farsi.