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Setién rivela il lato oscuro di Messi: “Fuori dal campo non ti aspetti sia così…”

Quique Setién doveva essere l’allenatore che avrebbe dovuto riportare il Barcellona ai vertici del calcio spagnolo e mondiale. Invece è stata la prima testa a cadere dopo il fallimento della scorsa stagione dove i blaugrana hanno consegnato lo scudetto al peggior Real Madrid dell’ultimo decennio e sono usciti malamente dalla Champions con l’umiliante 2 a 8 a favore del Bayern Monaco. L’allenatore spagnolo si è sfogato sulle colonne di El Pais parlando soprattutto del rapporto complicato con Leo Messi.

Setién sorpreso dal carattere di Messi

L’intervista di Setién comincia con l’elogio al Messi calciatore: “È il migliore di sempre. Ci sono stati altri grandi calciatori, ma la continuità che ha avuto lui nel corso degli anni non ce l’ha avuta nessuno, neanche Pelè. Un giorno gli ho detto che erano 15 anni che aspettavo di affrontare il Barça per vederlo”. Eppure i rapporti tra i due sono stati freddi, a detta del tecnico a causa del carattere della Pulce: C’è un altro lato, che non è quello del calciatore, che è più complicato da gestire. Molto più complicato. Un qualcosa che si vede in molti atleti, come dimostra il documentario di Michael Jordan. Vedi cose che non ti aspettavi…”.

Poi la disanima continua: “È molto riservato, ma ti fa capire quello che vuole. Non parla molto, ma con lo sguardo ti dice tutto. Dopo il mio addio ho capito che in certi momenti avrei dovuto prendere altre decisioni, ma c’è qualcosa che conta più di te stesso: il club. E conta più del presidente, dei giocatori e del tecnico. Il club e i tifosi, a cui devi portare rispetto. E ci sono milioni di persone che pensano che Messi sia più importante del club e dell’allenatore. Perché è uno che in 14 anni ha fatto vincere loro qualsiasi cosa. Ma la verità è che ci sono calciatori complicati da gestire e Leo è uno di quelli“.

Infine ha spiegato: “È il migliore di sempre e chi sono io per cambiarlo? Per tanti anni gli altri lo hanno accettato così e non lo hanno cambiato. A modo suo, è un ragazzo generoso. Il problema è che la prospettiva dall’interno non è la stessa che si percepisce all’esterno. Per certi giocatori l’unica cosa che conta è vincere, il resto ha poca importanza. Fino a quando non smetti di giocare, non vedi chiaramente la realtà della vita. Sei coinvolto nelle tue cose, ricevi sempre gli stessi feedback dallo stesso gruppo e sono situazioni difficili da vivere per questi ragazzi”.