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La rivincita di Sakho, scagionato da accuse di doping e super risarcimento

Mamadou Sakho ha avuto la sua rivincita e ha vinto la causa contro l’agenzia mondiale antidoping. Il francese era considerato uno dei migliori difensori della Premier League, ma improvvisamente la sua carriera e la sua vita hanno preso una piega del tutto inaspettata. Tutta colpa di un test antidoping, risultato positivo. È il 2016 e Sakho gioca nel Liverpool già da tre anni. Nonostante i diversi cambi in panchina, non ha mai perso il suo posto da titolare. Anche con l’arrivo di Jurgen Klopp la situazione non cambia ma a fermarlo è ben altro. Dopo una gara contro il Manchester United, il giocatore risulta positivo ai test antidoping e ha così inizio il suo calvario. Ora, a distanza di più di 4 anni, ha avuto la sua rivincita ed è stato finalmente scagionato. Il giocatore riceverà anche un risarcimento, ma nessuno potrà mai restituirgli quanto perso in questo periodo.   

La rivincita di Sakho, scagionato da accuse di doping e super risarcimento

Dopo il verdetto dell’antidoping, il difensore viene sospeso in via temporanea dalla Uefa e non giocherà più in maglia Reds. L’anno successivo viene ceduto al Crystal Palace, ma non solo. A causa della positività perde anche l’occasione di partecipare a Euro 2016 con la Francia. Mamadou ha sempre proclamato la sua innocenza e ha deciso di far causa alla WADA, presso la Royal Courts of Justice. L’ex Liverpool era sì risultato positivo, ma non a una sostanza vietata. Era stata trovata infatti dell’higenamina, che non era stata esplicitamente inserita nell’elenco delle sostanze bandite. Ora finalmente è stato scagionato e, come riporta il Guardian, ha  ricevuto un’ingente risarcimento. 

Il giocatore è felice che la verità sia venuta a galla e adesso vuole solo guardare avanti: “Sono felice. Felice per la mia famiglia, per tutti i miei amici, per le persone che mi circondavano durante quegli anni difficili. Non è facile per un atleta professionista essere accusato di doping. È la cosa peggiore che ti possa capitare. Ho sempre creduto nei miei avvocati, quella è la mia squadra. Abbiamo sempre detto che la verità avrebbe richiesto del tempo per venire a galla e sono felice che Wada abbia chiesto scusa. Ora è tutto alle mie spalle e voglio solo guardare avanti”.