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Che fine ha fatto Iaquinta? Il campione del mondo che rischia il carcere. Ieri l’appello di un processo iniziato 5 anni fa

Quando il 9 Luglio 2006 Vincenzo Iaquinta alzava la Coppa del Mondo sotto il cielo di Berlino probabilmente non avrebbe mai immaginato che 9 anni dopo avrebbe dovuto difendersi in tribunale per evitare il carcere. Nel 2015, infatti, la direzione distrettuale antimafia di Bologna rinvenne a casa del padre Giuseppe delle armi di proprietà dell’ex calciatore di Juventus e Udinese. Giuseppe in seguito ad un divieto, non poteva averle in casa, motivo per cui il figlio rispose, in concorso con lui, di detenzione abusiva di armi e munizioni, oltre che di non aver denunciato lo spostamento delle pistole. A cinque anni di distanza Vincenzo Iaquinta continua a dichiararsi innocente e a chiedere il rilascio dal padre incarcerato a Voghera.

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Dalle stelle alle stalle, è proprio il caso di dirlo. Vincenzo Iaquinta due anni dopo l’inizio del processo Aemilia, spera di uscirne pulito. Il pm della Dda Beatrice Ronchi, ieri nelle vesti di sostituito procuratore generale in Appello, ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado di 19 anni per Giuseppe Iaquinta per associazione mafiosa e di 2 anni per il figlio Vincenzo per detenzione illecita di armi (senza l’aggravante mafiosa). Il legale dei due uomini ha spiegato: “Giuseppe era il padre del campione e tutti lo cercavano, ma queste frequentazioni erano prive di fondamento malavitoso. Le dichiarazioni dei pentiti non hanno mai trovato riscontro oggettivo. Giuseppe non ha mai avuto consapevolezza di partecipare a un’associazione mafiosa“. Invece su Vincenzo, l’avvocato ha precisato: “non esiste il dolo per il concorso in detenzione illecita di armi. Lui ha oltretutto detto ai carabinieri dove si trovavano”.

Sul motivo per cui l’ex attaccante della Juventus detenesse le armi, il legale ha spiegato: Era miliardario e voleva difendere il suo patrimonio dai ladri”. L’arringa si è poi conclusa con questa frase: “ Giuseppe è accusato di aver speso 800mila dollari per un blindato, ricevendo poi 1,4 milioni da dividere con altri. Ma che convenienza avrebbe avuto, visto che il figlio allora guadagnava 20 milioni con la Juve“. Vincenzo non ha mai smesso di dichiararsi innocente e a marzo scorso aveva lanciato un appello su Instagram “Giuseppe Iaquinta innocente” con tanto di tag al premier Giuseppe Conte.