Rothen ricorda la lite con Zidane: “Un punto nero nella mia carriera”

C’è stata una stagione magica in cui il piccolo Monaco spaventò e sconfisse tutte le grandi di Europa in Champions League, salvo poi cadere in finale sotto i colpi del Porto allenato da un allora semi sconosciuto Jose Mourinho. In quel Monaco guidato in attacco da Morientes e Prso, giocava come ala sinistra Jerome Rothen, talento mancino che non riuscì mai veramente ad esprimere tutto il suo enorme potenziale tecnico. Il francese ha raccontato di un suo battibecco con l’icona del calcio francese Zinedine Zidane, avvenuto proprio in quell’edizione della Champions.

Gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League, edizione 2003-2004. Di fronte al Real Madrid dei Galacticos c’è il Monaco delle sorprese, che deve ribaltare il 4-2 subito al Santiago Bernabeu. Tutti i pronostici sono per le Merengues, ma incredibilmente la squadra del Principato, sotto 0-1 dopo il goal di Raul, riesce a rovesciare l’esito della doppia sfida grazie alla rete di Morientes e alla doppietta di Giuly. Nei minuti finali di quella sfida il fenomeno Zinedine Zidane entra duro sul suo connazionale Jerome Rothen, che rimane a terra anche per perdere un po’ di tempo prezioso. L’ex esterno mancino del Monaco ha parlato tristemente di quell’episodio.

Rothen e le parole di Zidane

Mi ha fatto fallo e sono andato giù. Devo ammettere che ho un po’ accentuato, ma chiunque avrebbe fatto lo stesso. Stavamo cercando di guadagnare alcuni secondi“, ha raccontato Rothen. Poi le parole che mai si sarebbe aspettato: “Zidane si è chinato su di me e ha detto ‘Alzati, figlio di puttana‘. È un punto nero nella mia carriera“. Difficile accettare certe parole da un connazionale: “Ci conoscevamo per via della Nazionale – ha raccontato Rothen a RMC Sport – avevo un buon rapporto con lui“. Sebbene Rothen ammetta di aver compreso la reazione di Zidane, ha detto di non aver mai ricevuto spiegazioni: “Capisco il suo nervosismo ma quelle parole, rivolte a qualcuno che conosci, con cui ti sei allenato e con cui hai giocato in Nazionale non le capisco. Non sto dicendo che eravamo i migliori amici del mondo, ma penso esista un limite a tutto…“.

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