Gascoigne e il rapporto con il padre: “Quando è morto l’ho preso a pugni”

La vita di Paul Gascoigne è ricca di aneddoti folli o divertenti, ma negli anni Gazza ha vissuto anche dei momenti o delle situazioni non semplici o felici. Il ricordo più doloroso è forse quello del padre con cui l’ex campione non ha mai avuto un rapporto semplice. Tanto che, come racconta in un’intervista al podcast con James English, non ha saputo gestire bene neanche la morte del genitore. Gascoigne racconta infatti di aver preso a pugni il cadavere di suo papà. John, padre di Gazza, è morto nel 2018 a causa di un cancro. Un padre arido con cui l’ex centrocampista ha tentato comunque di creare un rapporto e dei ricordi. 

Gascoigne e il rapporto con il padre: “Quando è morto l’ho preso a pugni”

Dopo la sua morte, però, il 53enne non è riuscito a gestire le emozioni: Quando eravamo solo io e lui nel letto d’ospedale e lui è morto, sono saltato sul letto e gli ho dato un pugno. Gli ho dato una testata e un pugno e mi sono vendicato di quando ero più giovane. Poi mi sono sdraiato lì e l’ho abbracciato per 45 minuti. A volte pensi solo ‘È ancora lì’. Il sabato è il giorno in cui mi manca di più. Ma era così arido. Parlava con chiunque ma non con me. Mi piaceva portarlo in giro per il mondo con me quando giocavo. Ora sto bene, ma ci penso, ai bei tempi che ho avuto, probabilmente ho avuto più bei momenti che brutti momenti. Devo aver comprato a mio padre circa 80 auto e 18 barche e case”.

Gazza, tra le tante cose, incolpa il padre per averlo messo in un istituto mentale dopo la sua famigerata visita al killer Raoul Moat. Un ricordo doloroso e difficile da dimenticare per l’ex campione. Nell’intervista però Gazza parla anche di aneddoti più felici. Dalle lacrime al sorriso, grazie agli scherzi fatti in passato a Lineker. I due hanno giocato insieme al Tottenham e Gary, in quel periodo, ha preso parecchie multe proprio per colpa del compagno di squadra: “Sapevo dove viveva. Dopo l’allenamento mi preparavo molto velocemente, salivo in macchina e correvo a casa sua. Mettevo la mia auto nel suo parcheggio e andavo in giro per Londra. Lasciavo lì la macchina tutta la notte e lui non poteva parcheggiare la sua, così era costretto a lasciarla fuori. E prendeva sempre multe, di continuo. Il tecnico un giorno mi ha chiamato e mi ha detto ‘Devi smetterla, Lineker è arrabbiato’”.

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