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Pinsoglio rivela i segreti dello spogliatoio Juve: “Ecco com’è nata l’amicizia con CR7. De Ligt il più maturo. Questi i soprannomi di Chiesa, Chiellini e Bernardeschi”

Carlo Pinsoglio

Carlo Pinsoglio è uno dei calciatori più amati sui social. Il suo numero di followers è inversamente proporzionale ai minuti giocati con la maglia della Juventus. Eppure la squadra bianconera non può fare a meno del suo numero 31, vero uomo spogliatoio della rosa di mister Pirlo. Il portiere di Moncalieri, assistito dalle web agency CB Digital ed eHappen, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Tuttosport.

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Pinsoglio garante del buonumore

Buongiorno Pinsoglio, che clima c’è alla Continassa?
«Dai… (ride). Oggi c’è il sole».

La famosa luce di cui parla Chiellini!
«Esatto! (ride) Scherzi a parte, credo tornerà la normalità dopo la pausa delle nazionali, quando ci ritroveremo tutti qui».

Un po’ esagerato questo clima da apocalisse, vero?
«È un momento difficile. Dobbiamo risollevarci e migliorare, ma la negatività è troppa. Io l’ho vissuto il marzo del 2010: ero un ragazzo, ma ero nel gruppo. Sconfitti 4-1 dal Fulham e fuori dall’Europa League. Poi due sconfitte di seguito con Samp e Napoli che aveva compromesso pure il sesto posto. In più, molti dei più forti stavano smettendo, gli acquisti più costosi che stavano deludendo, in società la tensione era altissima, nell’ambiente c’era un cupezza micidiale. Adesso la Juventus ha il giocatore più forte del mondo, un gruppo di giovani talenti fortissimi, una società forte… la prospettiva è un po’ diversa, anzi direi che non c’è paragone».

Servirebbe il suo slogan per eccellenza: “Dai un po’ eh, Juve”.
«Eh sì, anche Ronaldo ormai mi dice: “Dai un po’ eh Pinso!”. Dovrò brevettarlo… Una mattina mi era uscita così e allora mi sono detto: devo portarlo nello spogliatoio, vediamo se piace alla squadra. E alla fine è piaciuto a tutti ed è rimasto come slogan».

Pinsoglio è il garante del buon umore nello spogliatoio.
«Più lo spogliatoio ride, ovviamente nei momenti giusti, più il gruppo è sereno e si unisce e si affrontano le difficoltà in maniera più costruttiva. E questo compito di tenere l’umore alto l’ho sempre sentito mio ed è cresciuto negli anni».

È così che si diventa l’idolo dei tifosi senza giocare mai?
«Sono semplice, solare, alla mano. Mai niente di strano. Mi faccio voler bene per quello che sono. E poi faccio sorridere la gente, fin dal mattino con video scemi. E nello spogliatoio scherzo con tutti. Cerco di tirarli su».

E poi ci sono le esultanze: lei è sempre il primo a scattare in campo.
«Io sono tifoso della Juventus da quando sono nato. Per me ogni gol è come se l’avessi segnato io. È sempre bello esultare coi compagni e la squadra, per certi versi lo considero un privilegio».

Ha rapporti speciali con gli attaccanti. A partire da Higuain.
«Il pipa! Sì, in allenamento c’era sempre una sfida tra di noi e lo spronavo, gli dicevo: pipa, devi fare gol domani, capito? Mi raccomando pipa! Lo gasavo e quando lui, il giorno dopo, segnava veniva da me facendomi il segno della mano vicino all’orecchio, imitando qualche gesto con cui l’avevo fatto ridere in allenamento».

Le persone come Pinsoglio vengono definite “utili a fare gruppo”, che è una formuletta giornalistica un po’ abusata. Ci aiuta a spiegare il significato di quella definizione?
«Il mio ruolo è particolare. Sento di dover essere sempre a disposizione della squadra così entro nello spogliatoio sorridendo e non smetto finché non finisce tutto. Faccio ridere i miei compagni. Se c’è bisogno di tirare su qualcuno gli sto vicino, lo sprono anche prima della partita. Non smetto mai di fare queste cose. E fa piacere sentirsi dire: “Grazie che mi sei stato vicino”. O anche: “Dai, aiutami che faccio qualche tiro in porta”. E questo sento che fa bene alla squadra».

C’è molto bisogno di Pinsoglio in questo periodo?
«Eehhh in questo momento un po’ sì. Infatti, sono sempre lì, che cerco di inventarmi qualcosa per tirare su il morale, per tenere alto il livello dell’attenzione della squadra, per motivare. Devo inventarmi sempre cose nuove».

I soprannomi di Pinsoglio ai compagni

Un esempio?
«Uh, è difficile… Il primo che mi viene in mente durante la Supercoppa Italiana, avevo spronato tantissimo Bernardeschi e quando stava per entrare in campo mi sono alzato, sono andato da lui, mi sono messo testa a testa: “Dai, show! È il tuo momento, c’è bisogno del tuo aiuto. Mi raccomando show!”. E infatti ha giocato bene. A volte bastano piccole cose».

Show?
«Sì, è il soprannome che gli ho dato. All’inizio era Bernashow, adesso solo show».

Dà soprannomi a tutti?
«Non a tutti… Federico Chiesa è il Fenicottero Rosa».

Perché?
«Perché vola sulla fascia radente come un fenicottero».

Altri?
«Chiellini è Giorgiao Meravigliao».

Pinsoglio invece era grissino quando giocava nella primavera della Juve.
«Sì! Me l’aveva appioppato Immobile quel soprannome perché effettivamente ero molto magro».

Pinsoglio parla di Immobile, de Ligt, Chiesa e Bernardeschi

Se lo sarebbe immaginato Immobile scarpa d’oro quando giocava in Primavera?
«Sì, enorme talento da subito Ciruzzo. Io poi ho giocato con lui anche a Pescara, insieme a Verratti e Insigne… che anno e quanti campioni».

Lo sente ancora?
«Certo! Ci siamo visti nelle ultime sfide con la Lazio e l’ho fatto arrabbiare (ride). A un certo punto mi ha gridato: Pinso, sei proprio fastidioso a gridare tutta la partita! E Smettila!».

Morata ha detto che tutti nella squadra siete un po’ frustrati come Cristiano per i risultati. Secondo lei rimarrà?
«Non lo so. Spero sinceramente di sì, perché incide molto».

Ha preparato un discorso per convincerlo?
«Beh, ha un anno di contratto! In teoria, se non succede qualcosa di strano… Ma penso e spero che rimanga».

Pinsoglio è il bersaglio di tutti i tiratori juventini. Dal suo punto di vista privilegiato: chi tira meglio?
«Beh, togliamo Cristiano. Poi dico: Bernardeschi che ha un ottimo tiro. Chiesa ottimo anche lui. Cuadrado. Quando ti vengono vicino quelli che tirano forte è sempre… impegnativo, diciamo. Anche Rabiot ha un tiro secco e preciso».

Le grida di Buffon dalla porta sono un valore aggiuntivo?
«Sì. Una parola di Gigi è ascoltata da tutti, nello spogliatoio come in campo».

Dei giovani chi è il più maturo?
«Beh, De Ligt sembra un trentenne quando lo vedi giocare. Molto giovane, ma ha una grandissima personalità. E’ un grande giocatore. Sta anche iniziando a parlare bene italiano».

C’è qualcosa che la può offendere?
«Una volta mi innervosivo per le critiche ingiuste. Oggi no, per esempio sui social non leggo più i commenti. Tanto che ce ne siano dieci o mille qualcuno che ti vomita addosso il suo veleno lo trovi sempre. Non vale la pena prendersela».

C’è qualche giovane invece che ne soffre?
«Nel nostro spogliatoio non saprei perché non ho mai affrontato l’argomento. Posso dire che in generale secondo me tanti danno troppa importanza ai commenti sui social. Specialmente quelli più giovani, che stanno crescendo e non hanno gli strumenti per difendersi, possono soffrirci. I social vanno usati con cautela e il mio consiglio è sempre quello: fate le vostre cose ma non leggete mai i commenti».

Lei motiva tutti: lanci un messaggio per tirare il morale ai tifosi della Juve?
«La Juve siamo noi. Siamo tutti consapevoli di esserlo. Troppe parole non servono. Finita la pausa delle nazionali dobbiamo spingere forte, senza troppi discorsi. Noi siamo la Juve è l’unica frase da tenere a mente».

L’amicizia tra Pinsoglio e CR7

Cosa ci dice di Cristiano Ronaldo?
«È un ragazzo semplice. Uno tranquillo come me, a cui piace ridere e scherzare. Non è un divo, una star, uno che vive su un altro pianeta, Ridiamo tanto. Parliamo di tutto: in un linguaggio che mischia spagnolo, inglese e italiano. Anche se il suo italiano è molto migliorato».

Com’è uscire con lui? Sentirà tutti gli occhi addosso.
«Beh, effettivamente. Alla sua festa di compleanno, quella a sorpresa, ero felice di essere lì, insieme ai suoi amici più intimi, ma è stato strano vedere tutta la gente che si fermava a vederci. Mi ricordo quando Georgina mi ha mandato l’invito, stato per risponderle: “Guarda che hai sbagliato, sono il Pinso!”. Bella emozione».

Quando ha fatto ridere veramente Ronaldo?
«Beh, la storia dello “ss-sio porco” e della smorfia arricciando il labbro lo faceva morir dal ridere. E infatti ha iniziato a farlo nelle esultanze. È stata delle prime cose della nostra amicizia, una delle prime volte che l’ho fatto ridere.

In cambio Cristiano le ha fatto ricrescere i capelli.
(ride) «Eh sì anche qui c’è la mano di Cristiano. Si stavano un po’ diradando e ho agito in tempo con la sua azienda».

Ci dica la verità: come tira le punizioni Ronaldo in allenamento?
«In allenamento vanno tutte dentro. È sempre sfida anche lì, a volte fanno due contro due. E quando sono in porta io me le mette sempre nel sette».

Come si spiega che Cristiano non riesca a segnare su punizione?
«Non saprei, ovviamente in partita è diverso che in allenamento, ma non saprei. Sfortuna, forse»

Il rapporto con Cristiano a volte diventa spettacolo per i tifosi.
«Cristiano è una persona tranquillissima e il rapporto è nato subito. Con le sfide in allenamento quando lui si fermava a tirare in porta. poi abbiamo iniziato a frequentarci fuori, siamo sempre andati d’accordo. Si è creato un rapporto di amicizia bellissimo che mi fa molto piacere, perché un giocatore così grande che mi onora della sua amicizia mi fa molto piacere».

E i compagni cosa dicono?
(ride) «Quei perfidi mi sfottono: Pinso ma è vero che vai all’Europeo? E io dico: come? E loro: sì nello staff del Portogallo. Ti mette dentro CR7. Sti str***».

Il rapporto di Pinsoglio con Buffon e Szczesny

Ogni tanto le viene qualche rimpianto? La voglia di giocare, di fare il primo portiere, magari anche in Serie B, ma almeno giocare?
«Il terzo portiere è un ruolo particolare. La voglia di mostrare cosa ho imparato in questi anni di allenamenti con i campioni c’è. Giocare è bello, non giocare è dura, soprattutto a 31 anni. Però, nello stesso tempo sono cresciuto sia professionalmente che umanamente. Qui diventi campione a tutti gli effetti. Mi piacerebbe tornare in porta per dimostrarlo, ma poi penso che qui ho un ruolo importante e mi sento a casa. Comunque quando dico: “Magari vado”, i compagni dicono: “Oh, ma dove vai Pinso? Devi restare qui!” e io resto».

Le pesa guadagnare meno dei suoi compagni?
«No, sono sincero. Hanno tutti una carriera diversa dalla mia. Sono campioni che sono arrivati ad alti livelli e di conseguenza i guadagni vanno di pari passo. Io non mi posso lamentare: sto bene, mi alleno bene e sui soldi zero invidia. Ognuno fa la sua strada».

Ci ripensa mai a quell’episodio di Livorno?
«Ogni tanto ripenso alla mia carriera e mi capita di ripensare a quell’episodio che mi piacerebbe cancellare, ma non si può. Fa parte della mia esperienza, del mio bagaglio. È una cosa brutta ma è servita a crescere».

Quali sono i segreti del “Clan dei portieri”?
«È un gruppo bellissimo quello dei portieri. Siamo solari e ci divertiamo. Abbiamo tre caratteri che si sposano talmente bene insieme sia in campo che fuori e questo rende tutto fantastico. Quando arriviamo agli allenamenti, basta che i compagni ci vedano insieme e iniziano a ridere».

Szczesny com’é?
«Persona fantastica. Scemo come me! Davvero bravissima persona, oltre che un portiere strepitoso».

Gigi?
«È una persona straordinaria e come portiere… vabbè è Buffon! Quando arriverò alla fine della mia carriera non avrò tante presenze, ma potrò dire di essermi allenato con il portiere più forte della storia del calcio. Ero un ragazzino delle giovanili e lo vedevo come un eroe, quando sono tornato alla Juve, l’ho ritrovato a 40 anni ancora più forte di prima. È un piacere vederlo allenarsi».

Cosa ruberesti a loro due?
«Serenità e atteggiamento».

C’è qualche sfida che vinci con loro?
«Il nostro sport è un calcio tennis con le mani, una specie di volley con una palla più morbida. Facciamo sfide due contro due con il viceallenatore dei portieri o il portiere dell’under. Io di solito sto con Gigi e siamo in serie positiva».

Chi è più musone nello spogliatoio?
«In realtà non ce n’è. Ognuno ha il suo carattere, ma fondamentalmente sono tutti pronti a sorridere».

C’è qualcuno da cui tenersi a distanza se le cose non sono andate bene in partita?
«Un po’ tutti. Anche uno come me sa quando usare una pacca sulla spalla invece di troppe parole».

Buffon come la chiama, invece?
«Pinza. Pinsi. Cambia ogni volta».