Ricordi da “Fuga per la vittoria”, Stallone e il dito rotto per parare il tiro di Pelè

È stato uno dei film più iconici sul calcio, in cui nel rettangolo verde si sfidavano il bene ed il male. In una pellicola liberamente ispirata alla famosa “partita della morte” di Kiev, da una parte una squadra mista di giocatori di Dynamo e Lokomotiv. Dall’altra una composta da ufficiali dell’aviazione tedesca. Il regista John Huston diresse in quella circostanza tanti veri campioni: da Pelè a Bobby Moore, da Ardiles a Deyna. Tra i pali della squadra dei “buoni”, anche un illustre intruso, Sylvester Stallone. L’attore famoso per Rocky e Rambo, ha svelato alcuni retroscena riguardo quella famosa pellicola.

Seconda Guerra Mondiale. Ad un ufficiale nazista viene in mente l’idea di organizzare una partita di calcio tra una selezione di calciatori Alleati e la squadra nazista di una vicina base tedesca. Questa in sostanza la trama di “Fuga per la vittoria“, famosa pellicola del 1981 diretta da John Huston. Nella squadra degli Alleati tati volti noti del mondo del pallone, su tutti Pelè, che nel film interpreta il ruolo di Luiz Fernandez. A difendere i pali della squadra alleata un attore che con il calcio aveva poco a che fare, ma famosissimo in quegli anni per aver interpretato il ruolo del pugile Rocky Balboa nei primi due film della serie, Sylvester Stallone. L’attore italo-americano, in un’intervista rilasciata alla BBC, ha raccontato qualche aneddoto riguardante quell’iconico film.

Stallone e il dito rotto da Pelè

È stato uno dei momenti più bassi della mia vita – ha raccontato Sly – mi ha massacrato. Ho ancora un dito rotto per aver provato a parare un rigore di Pelè! Si è messo un paio di scarpe della Seconda Guerra Mondiale, con la punta d’acciaio. Il pallone era come una palla di cannone, era due volte più pesante e più duro di quelli di oggi“. Oltre al dito rotto, Pelè ha dato una lezione di calcio (e di vita) a Stallone: “Mi aveva detto che avrebbe tirato e io ho pensato ‘È calcio, che c’è di complicato?’. Quindi si avvicina per calciare un rigore e mi dice esattamente dove lo avrebbe calciato. Mi sono messo lì, ma il pallone mi è sfrecciato accanto senza che potessi muovermi. L’ha messa dove aveva detto che l’avrebbe piazzata. E poi lo ha fatto di nuovo, con una forza tale che il pallone ha rotto la rete e una delle finestre della caserma in cui stavamo girando il film. E io ho pensato ‘Ma mi state prendendo in giro?’. Lì ho conosciuto un nuovo tipo di rispetto“.

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