Affiliato all’ISIS, preparava attentati terroristici: arrestato calciatore

La lista dei calciatori che hanno avuto problemi con la giustizia è lunga. C’è chi è finito in manette per guida in stato d’ebrezza, chi per violenza domestica, chi per aggressione. Ma ora, la formazione dei giocatori arrestati si arricchisce di un affiliato all’Isis. Una carriera promettente nel mondo del calcio abbandonata per entrare a far parte dell’organizzazione jihadista. Protagonista della storia, l’attaccante Firas Hassan Hammoudi Hussein, arrestato perché stava preparando attacchi terroristici a Erbil.

Affiliato all’ISIS, preparava attentati in Kurdistan: arrestato calciatore

Il Consiglio di sicurezza del Kurdistan, regione del Medio Oriente suddivisa tra Turchia, Iran, Iraq e Siria ma in cerca di indipendenza, ha annunciato l’arresto del giocatore. La confessione dell’attaccante, insieme a quella dei complici, è stata resa pubblica lunedì dalle forze Peshmerga. Hussein è un agente dell’autoproclamato Stato islamico e stava preparando attacchi terroristici alla capitale del Kurdistan. L’iracheno è arrivato nella regione nel 2014 ed è stato tesserato dal Khabat Club. Firas, primo giocatore arabo della squadra, ha lasciato il club senza giustificazione quando l’Isis ha conquistato Mosul, in Iraq. Il ragazzo però, come spiega il presidente della squadra al quotidiano Rudaw, è tornato qualche tempo dopo: “Era da tempo un nostro giocatore e stava andando bene. Era un ottimo attaccante. Quando l’Isis ha conquistato Mosul, ci ha lasciato ed è tornato qualche tempo dopo, ma non abbiamo notato nulla di diverso”.

Lo stesso Firas ha confessato di essersi unito all’Isis dopo la conquista di Mosul con i suoi tre fratelli, due dei quali morti in battaglia. Quando i seguaci del defunto emiro Al-Baghdadi sono stati cacciati dai territori conquistati, l’attaccante si è trasferito in Turchia, e lì avrebbe avuto modo di conoscere un altro membro di Daesh (denominazione araba dell’Isis). Con lui ha organizzato gli attentati, poi sventati, a Erbil. La polizia del Kurdistan ha spiegato, ai media locali, i dettagli dell’operazione: “I terroristi hanno ammesso di aver pianificato di effettuare attacchi piantando ordigni esplosivi e utilizzando pistole munite di silenziatori. Le indagini hanno concluso che due membri della cellula non sono stati in grado di entrare direttamente in Kurdistan all’inizio di febbraio, e quindi si sono infiltrati in Siria in modo illegale, dirigendosi poi in Turchia e da lì in Iran”.

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