Mattia Destro, un esordio e una rinascita

È l’uomo che domenica per mezz’ora ha inchiodato il Milan sul risultato di 1 a 1, in una gara pesantissima in ottica Champions League (per quanto ormai possa importare). All’andata era stato sempre lui, con una doppietta, a fermare l’avanzata rossonera verso il titolo. Probabilmente i tifosi milanisti se lo sogneranno la notte: è un incubo. Un incubo che risponde al nome di Mattia Destro. Effettivamente il club meneghino è una delle vittime preferite dell’ex Roma. In 15 scontri ha messo a segno cinque reti, con la media di un goal ogni 150 minuti. Quando vede il rosso e il nero sembra proprio trasformarsi in un bomber di razza.

Chiaramente bomber si nasce, non si diventa. Le ultime annate di Destro avevano però nascosto il suo talento, mostrandolo solo in rare occasioni come si fa con una perla rara. Gli undici goal messi a segno quest’anno invece testimoniano tutt’altro. Mattia Destro è più vivo che mai. A 30 anni compiuti sta vivendo una nuova primavera, ricordando in parte il giovane di belle speranze di cui l’Inter si era innamorata. I primi a credere in lui sono proprio i neroazzurri. È il 2005 e la proprietà rimane colpita dal cinismo e dalle movenze di quel ragazzino di Ascoli. Ha soltanto 14 anni, ma già sa bene come si segna.

Mattia Destro: la stoffa del predestinato

La trafila delle giovanili è un successo. Dagli addetti ai lavori è ormai etichettato come un predestinato, uno di quelli che “vedrai, diventerà forte“. D’altronde i 39 goal segnati in tre anni con la Primavera dell’Inter (come sotto leva, perché ha ancora 16 anni) sono un illustre biglietto da visita. Il giovane Mattia continua a segnare, ma di arrivare in prima squadra non se ne parla. L’Inter sta vivendo l’anno del Triplete: non c’è spazio per un ragazzino. Alla soglia dei vent’anni Destro si ritrova con un bagaglio di goal, diverse coppe giovanili in bacheca e una voglia matta di dimostrare al mondo del calcio il suo valore.

Occasione Genoa

Il treno giusto passa proprio nel 2010. Ha i vagoni rossi e blu, porta con sé vento di mare e il fascino seducente della storia: è il Genoa. Destro accetta la corte del Grifone e passa in prestito ai liguri, per poi essere riscattato nella finestra invernale. Il suo cartellino costa al Genoa 6,5 milioni di euro. Non una cifra stratosferica, è vero, ma pur sempre un investimento importante per un ventenne. Mattia lo sa e non vuole deludere le aspettative. Sbarbato, con un viso quasi fanciullesco, entra nello spogliatoio rossoblu. Vecchie e nuove conoscenze: Palacio, Moretti, Kaladze, Rafinha. In panchina invece c’è un certo Gianpiero Gasperini, uno di cui il campionato italiano sentirà molto parlare.

Destro: che esordio!

Che il Gasp sappia valorizzare i giovani lo impareremo a capire con gli anni, ma già all’epoca sembrava avere questo dono. Alla seconda giornata di campionato contro il Chievo schiera Mattia Destro all’esordio al centro dell’attacco del Genoa, affiancato da Palacio e Sculli. Tensione alle stelle. Immaginate giocare con i coetanei fino a due mesi prima e due mesi dopo ritrovarsi titolare in Serie A. “Stai tranquillo” gli dice Sculli durante il riscaldamento. Fosse facile. Il cuore che scoppia nel petto, l’adrenalina a mille e l’emozione di avere 23mila spettatori a pochi metri di distanza rendono difficile qualsiasi cosa. Poi però comincia la partita, ed è tutta un’altra musica.

Passano sei minuti d’orologio. Palacio riceve un pallone a mezza altezza al limite dell’area, leggermente decentrato sulla destra. La difesa avversaria è disorientata dalla rapidità dell’azione e Cesar, il centrale clivense, ha lasciato uno spazio dietro a sé. La palla rimbalza ancora una volta davanti al Trenza, che non può addomesticare il pallone. Stoppare vorrebbe dire dare la possibilità al centrale sloveno di riposizionarsi, e non è il caso, visto che il ragazzino appena arrivato dall’Inter è lì sul filo del fuorigioco. Si è infiltrato in punta di piedi ed è pronto ad inserirsi. D’un tratto, il genio argentino. L’estro si trasforma in un assist perfetto, a metà tra una dolce parabola ed una palla tesa. Destro si ritrova completamente solo in area di rigore, smarcato dalla giocata illuminante di Palacio.

Destro: consacrazione, declino e rinascita

Il destino a volte è davvero strano. Il ragazzino di belle speranze arrivato nell’indifferenza generale si trova sui piedi una palla pesante come un macigno. Se segna è la consacrazione, i titoli saranno per lui e la gente comincerà a parlarne. Se sbaglia è la fine, almeno nella sua testa. È difficile stabilire quale dei due sia peggio. Ad ogni modo Destro riesce a controllare il passaggio di Palacio. Lo stop esprime talento e sangue freddo. Fa un piccolo salto e addomestica la sfera d’esterno destro. Quasi non ci crede. Alza la testa e si trova davanti Sorrentino che esce a valanga: serve una frazione di secondo per realizzare cosa sta succedendo, una per dosare la forza del tiro, una per impattare il pallone. Altri cento come lui avrebbero sbagliato, lui no.

Esplode in un uragano di gioia, salta i cartelloni e va a prendersi l’abbraccio dei tifosi. Quante volte l’ha sognato. Il match poi finirà 3 a 1 per il Chievo, ma quella rimarrà la giornata di Mattia Destro. Ciò che verrà dopo lo sanno tutti: Siena, Roma, Milan, Bologna. Una serie di avventure che disegnano una parabola prima in ascesa e poi in inesorabile discesa. Il ritorno a Genova sembra aver riacceso la fiamma originaria del talento di Mattia, che dieci anni dopo può provare a ricominciare.

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