Ma la Super League è davvero morta? Perez rilancia: “Siamo in pausa ma si farà”. Ceferin: “Sono come terrapiattisti”. E Rummenigge attacca Agnelli

Le 48 ore della Super League hanno lasciato un segno indelebile nella storia del calcio moderno. Prima il golpe avviato da 12 club (Juve, Inter, Milan, Real Madrid, Atletico Madrid, Barcellona, Chelsea, Tottenham, Arsenal, Manchester United, Manchester City e Liverpool), poi la ritirata delle 6 inglesi. Tuttavia, secondo Florentino Perez, il progetto non è morto ma solo momentaneamente sospeso. Ceferin però minaccia sanzioni dure per i club dissidenti.

Super League, Florentino Perez ci crede ancora

La Superlega esiste e anche i partner che la compongono. Quello che abbiamo fatto è stato concederci qualche settimana di pausa per riflettere sul modo in cui alcune persone, che non vogliono perdere i loro privilegi, hanno manipolato il progetto”. Queste le parole di Florentino Perez ad Ad, che poi ha continuato: “Non mi pento di quello che abbiamo fatto e di come lo abbiamo fatto. Tanto la reazione di quei pochi privilegiati sarebbe stata la stessa”.

Poi smentisce l’addio del supporto della banca JP Morgan: “Non è vero. C’è stato un momento di riflessione, come per i dodici club. Se dovremo cambiare qualcosa, lo faremo, ma questo è il miglior progetto che si potesse realizzare. Puntiamo a recuperare i tifosi, i giovani. E per questo bisogna cambiare. Se la UEFA vuole farlo con il progetto di riforma della Champions, onestamente non penso che sia una buona soluzione. Inoltre, vogliono iniziare nel 2024, ma vedremo quali squadre resisteranno“.

La risposta di Ceferin e l’attacco di Rummenigge ad Agnelli

Non si è fatta attendere la risposta del presidente dell’Uefa Ceferin al Daily Mail: Per me esistono tre gruppi in questa situazione: le sei squadre inglesi, poi le altre tre (Atletico Madrid, Inter e Milan) e infine quelle che pensano che la terra sia piatta e sperano ancora nella Super League. E tra queste e le altre c’è una bella differenzaTutti, in qualche modo, saranno ritenuti responsabili. Come? Vediamo. Tutti devono assumersi delle conseguenze per quello che hanno fatto e non possiamo fingere che non sia successo niente. Non puoi fare una cosa del genere e dire semplicemente: ‘Sono stato punito perché tutti mi odiano’. I problemi se li sono creati da soli”.

Anche Rummenigge dopo la diplomazia dei giorni scorsi, attacca apertamente Andrea Agnelli: “Sono legato al calcio e non solo ai soldi. Siamo molto diversi, lui fa parte di un’altra generazione. Io ho giocato a calcio e sono legato al calcio. Non m’interessa solo l’aspetto economico. Poi sulla crisi economica del calcio ha fatto mea culpa: “Tutti abbiamo commesso un errore, noi così come il Real Madrid, il Barcellona, il Manchester City o il Borussia Dortmund, permettendo alle spese dei trasferimenti e degli stipendi di crescere anno dopo anno. Ci siamo sottomessi a un demonio chiamato calciomercato”.

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