Gündoğan confessa: “Lo Schalke mi cacciò da bambino, poi mi rivoleva ma…”

Il Manchester City vince la gara di andata delle semifinali di Champions League e sogna già la finale di Istanbul. Al Parco dei Principi di Parigi, è il PSG a sbloccare la gara con Marquinhos ma De Bruyne e Mahrez rispondono al brasiliano e siglano il successo Citizens. Tra i protagonisti della formazione di Pep Guardiola, Ilkay Gündoğan, che prima della gara ha rilasciato un’intervista a The Players Tribune. Il 30enne ha parlato del sogno Champions League ma ha anche raccontato qualche aneddoto del passato, come l’esperienza allo Schalke 04. Ilkay entra a far parte dell’accademia del club tedesco a 8 anni, ma il suo sogno si interrompe presto. Il club gli chiude le porte in faccia, e per il giocatore la delusione è enorme. Così enorme che quando lo Schalke lo richiama qualche anno dopo, lui rifiuta l’offerta.

Gündoğan confessa: “Lo Schalke mi cacciò da bambino, poi mi rivoleva ma…”

Per Gündoğan il dolore era troppo forte: “Avevo otto anni quando ho scoperto quanto può essere brutale questo mondo. Ero entrato all’accademia dello Schalke 04. Ero così orgoglioso. Avrei giocato lì per un anno, e poi avrebbero deciso se tenermi o meno. Ma ho iniziato ad avere problemi alla caviglia. Ho dovuto smettere di giocare per sei mesi. Dovevo indossare un calzino speciale, riuscivo a malapena a camminare figuriamoci giocare a calcio. Quando la stagione è finita, lo Schalke mi ha lasciato andare. O, per dirla come mi sentivo, mi hanno afferrato per il colletto e mi hanno buttato fuori dalla porta. Mi ha colpito duramente, sembrava che il mio sogno fosse finito. Sono tornato a casa per giocare per una squadra locale. Tre anni dopo, i miei genitori hanno ricevuto una chiamata. Lo Schalke mi voleva indietro. Ho detto ‘Dì loro di no’. Il dolore era ancora troppo forte”.

Delusione passata, ora il centrocampista tedesco sogna solo la Champions League con il suo Manchester City: “Amo la Champions League. Per me è sempre stato il più grande torneo del mondo. Penso di parlare per molte persone della mia generazione quando dico che quelle serate di Champions nei primi anni 2000 erano così speciali, specialmente per i ragazzi come me che provengono da famiglie di immigrati. Sono cresciuto a Gelsenkirchen con genitori turchi e ogni volta che una squadra turca giocava in Europa, la mia famiglia smetteva di fare qualunque cosa. Non dimenticherò mai quando il Galatasaray vinse la Coppa UEFA nel 2000. Uno dei miei migliori ricordi d’infanzia. E quella era la Coppa UEFA, con tutto il rispetto. Potete quindi immaginare cosa significa la Champions? Riesci a immaginare cosa abbia significato per me quando ho avuto modo di giocarci? Riesci a immaginare cosa significherebbe per me vincerla?”.

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