Sheva e l’incubo Istanbul: “Mi svegliavo di notte urlando”

Andrij Shevchenko non ha ancora dimenticato l’amara finale di Champions League di Istanbul. Sono passati ormai 16 anni da quella notte, ma l’incubo rimane. Da 3-0 a 3-3 in soli 6 minuti. Sei minuti di pura follia, poi la sconfitta ai rigori e la Champions è del Liverpool. Sbaglia Serginho, sbaglia Pirlo, sbaglia Shevchenko. È la fine, la coppa delle grandi orecchie è dei Reds e il penalty decisivo lo sbaglia proprio l’ex attaccante. Difficile da dimenticare, come racconta lo stesso Sheva ai microfoni di 7, magazine del Corriere della Sera: Nei primi tre mesi dopo quella sconfitta mi svegliavo gridando nella notte e cominciavo a pensarci. Mi capita di pensarci ancora oggi. Tanti miei compagni non hanno più voluto rivedere quella partita. Io la so a memoria. Il Liverpool? Avevano una sola chance su 100, ci si sono aggrappati con tutte le forze che avevano. Bravi loro”.

Sheva, non solo incubo Istanbul: i ricordi della finale di Manchester

Non solo ricordi amari, però, per uno dei giocatori che ha scritto pagine indelebili della storia del Milan. Shevchenko, infatti, è stato uno dei protagonisti della conquista della Champions nel 2003: “Dal cerchio di centrocampo al dischetto mi è venuto in mente di tutto. L’infanzia, Chernobyl, gli amici morti, tutto. Ma sopra ogni cosa mi dicevo di non avere dubbi. Una volta che hai deciso dove tirare, non importa cosa fa Buffon, basta non cambiare idea. Ricordo che mi sono passato la lingua sul labbro, e mi sono reso conto che avevo la bocca completamente secca. Ho fissato l’arbitro, perché il rumore dei tifosi copriva tutto e non avevo sentito il fischio. Lui mi ha fatto un cenno. E sono partito. A metà del tiro, con la palla ancora per aria, vedo Buffon che va giù dall’altra parte e capisco prima degli altri che è fatta, che quell’istante rimarrà per sempre”.

Sette stagioni consecutive a Milano, secondo miglior marcatore nella storia rossonera, poi il Chelsea: “Galliani e Berlusconi provarono a tenermi in ogni modo. Milano era casa mia, ancora oggi sento un legame fortissimo con la città, anche se vivo lontano. Ma io avevo scelto, erano tre anni che Roman Abramovic mi corteggiava. Avevo trent’anni, era il momento giusto per fare una nuova esperienza. Mi sono perso la rivincita con il Liverpool. E al Chelsea non è andata bene, troppi problemi fisici. Ma non è stato un errore”. Dopo 2 stagioni con i Blues, Shevchenko torna al Milan, ma il ritorno in rossonero non è molto felice. Nell’agosto 2009 torna alla Dinamo Kiev, ma Sheva è e rimarrà ancora a lungo nei cuori dei tifosi del club meneghino.

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