ESCLUSIVA – Frey: “Super League? Deluso dalle italiane. Donnarumma andrà via, ecco con chi lo sostituirei”

Quando si pensa ai portieri che hanno fatto la storia della Serie A degli anni a cavallo tra i ’90 e i 2000 non può non venire il mente il nome di Sebastian Frey. L’estremo difensore francese, ritiratosi dal calcio giocato ormai quasi 6 anni fa, è intervenuto all’interno di BomberReview, raccontando al canale Twitch di ChiamarsiBomber tanti aneddoti sulla sua carriera e non lesinando aspre critiche contro la parentesi Super Lega.

Frey, simbolo di un calcio già “nostalgico”

Sebastian Frey è stato uno dei portieri più in evidenza del campionato italiano a cavallo tra i due millenni. Inter, Chievo, Parma, Fiorentina e Genoa, oltre 400 presenze totali in Serie A e tantissime parate in tutti i campi della Penisola. L’ormai ex portiere francese è sicuramente uno dei simboli di un calcio già definibile come “nostalgico”. E proprio per questo ha da subito osteggiato la creazione e la rapida ascesa della Super Lega, il progetto di super torneo riservato a pochi, poi miseramente fallito: “Sui social ho preso subito posizione contro la Super Lega. Mi sono schierato perché ritengo che il calcio sia di tutti. Il calcio è dei tifosi, di chi ci segue allo stadio, di chi paga il biglietto. Hanno lavorato per tre anni, un po’ di nascosto, per lanciare questa bomba. Una bomba che alla fine è esplosa. Ritengo fortunatamente che la meritocrazia abbia vinto sul potere economico. Il calcio è inquinato, mi sono schierato contro la Super Lega ma questo non vuol dire che ritengo che UEFA e FIFA siano sani e puliti. Ora aspettiamo le loro risposte e vediamo se davvero aiuteranno il calcio mondiale come vogliono far credere”.

Un torneo per pochi eletti…

“Il concetto della Super Lega era: chi è lassù ha il diritto di giocare certe partite, gli altri non possono nemmeno sognarle. A me non sembra giusto. Ho un figlio che vuole fare il professionista, ha il diritto di sognare. Il tetto del mondo non deve essere toccato sempre dagli stessi”.

Le “proteste” italiane secondo Frey

“Perché in Italia ci sono state meno proteste e meno prese di posizione rispetto agli addetti del settore di Inghilterra e altri Paesi? Mi sono posto pure io questa domanda. Mi è dispiaciuto, sono affezionato all’Inter  e vederla con altre 2/3 squadre non prendere posizione mi ha fatto strano. Non sputo nel piatto dove ho mangiato, ho passato tanti bellissimi anni in Italia, ma mi è dispiaciuto non vedere la stessa sollevazione popolare degli altri Paesi“.

Frey e un sogno chiamato Champions

“Da giovane ho sognato di giocare in un grande club – racconta Frey – e per fortuna ce l’ho fatta, ho sognato di giocare in questa grande competizione, di sentire questo inno che è magico, queste partite favolose da giocare. Ma ho anche giocato in piazze con obiettivi diversi ma sempre dignitosi, come la salvezza o qualcosa in più”.

Vlahovic

“L’ho seguito lo scorso anno, c’era già curiosità intorno a lui. Ma era poco regolare, faceva una partita top, poi due così e così… L’inizio di quest’anno non ha entusiasmo. Nelle ultime 10/12 però si è dimostrato l’attaccante più in forma. Ha preso fiducia. Spero che in Italia faccia una grande carriera. Futuro alla Fiorentina? Lo vedo ancora in viola se hanno il progetto di andare in Europa. Come doveva essere con Chiesa, che si è inserito benissimo alla Juve, ha fame, ha voglia e farà una grande carriera. Per Vlahovic, da affezionato della Fiorentina, lo terrei per lanciare il messaggio di ricostruire una squadra importante. Se vuoi ricostruire, ti servono giocatori che ti fanno la differenza”.

Gli eredi di Frey in viola: Lafont e Dragowski

Lafont ha un grande potenziale, ma è arrivato in un momento particolare. Mentalmente non era ancora maturo per una piazza importante come Firenze. Ha fatto una buona stagione al Nantes, anche se stanno per retrocedere. Ma ha fatto bene a tornare in Ligue 1 per giocare. Bravo Dragowski invece che sta dimostrando di essere un ottimo portiere”.

La “sua” Fiorentina

“Questa è una squadra da nomi da metà classifica almeno, ma costruita senza un vero progetto, senza avere dietro una strategia. Ribery, Vlahovic, Castrovilli, Bonaventura, tutti giocatori di grande esperienza e di prospettiva. Ma hanno fatto fatica, perché non c’è idea di gioco. Le colpe? La dirigenza ha le sue colpe. Non darei però colpa agli allenatori. Per uno come Prandelli era una scelta di cuore, ma era fuori dal giro da tanto tempo e non era facile in questa situazione”.

Il portiere francese del futuro: Maignan (il dopo-Donnarumma?)

“Al giorno d’oggi è il migliore dei portieri francesi. Ha grandi qualità e grande personalità. Gioca già in una squadra che fa la Champions. Ma per sostituire uno come Donnarumma, devi essere pronto. E lui lo è. Il Lille si sta giocando il campionato anche grazie a lui. Donnarumma lo vedo ogni giorno più lontano dal Milan. Troppo rumore, troppe polemiche. Potrebbe fare una scelta quasi impopolare in questo momento: diventare l’unica bandiera rimasta, sarebbe un segnale forte per la piazza. Le bandiere sono finite dopo gente come Del Piero e Maldini, ma nel calcio di oggi ci sono troppi interessi. Oggi ha la piazza contro, non finirà la stagione sereno”.

Due simboli made in Italy del ruolo di portiere: Peruzzi e Zoff

Peruzzi era mostruoso, sentenzia Frey. “Aveva carisma, esplosività. Era fortissimo sulle gambe, anche se non era altissimo. Ma il Cinghialone è nella storia dei migliori portieri italiani, un punto di riferimento per la nostra generazione. Il mio idolo? Quando giocavo non mi sentivo inferiore a nessuno. Io non avevo idoli. Ma ho questa immagine di Dino (Zoff ndr). Quando guardavo Zoff col maglioncino grigio, pantaloncini e calzettoni neri. Aveva uno stile, una sobrietà pazzesca. Zoff è uno dei più grandi portieri di sempre. Poi era coraggioso, non aveva paura di niente, faceva uscite basse pazzesche. Poi il personaggio portiere un po’ “matto” è arrivato negli anni ’90. Anche grazie a me che mi vestivo di giallo, rosa, verde, azzurro. Più la maglia era appariscente, più l’attaccante ti tirava addosso. Girava questa leggenda, ma non so se è vera. Con me non funzionava tanto però!”.

Il rebus barriere

Mi arrabbiavo tanto coi compagni se la barriera si apriva. Se fanno gol all’incrocio sono bravi, fai gli applausi. Ma se prendi gol sul tuo palo vieni massacrato. Anche se la barriera sbaglia. Se la barriera si alzava, gente calcisticamente avanti come Ronaldinho o Rivaldo te la faceva passare sotto e ciao. Io non andrei a inventare chissà cosa con la barriera: ne metti 4 o 5, un muro che non deve muoversi e non deve saltare. L’idea di Brozovic del “coccodrillo” ci sta, se la barriera salta. Ma ne ho viste di tutti i colori, gente sdraiata davanti, dietro. Poi per il portiere è sempre più difficile. Io comunque non sono favorevole al coccodrillo. Ai miei in barriera dicevo: mi raccomando non saltate, non muovetevi”.

I “vecchi” della Serie A: Quagliarella e Palacio

“Sentire ancora oggi in campo Quagliarella mi fa strano. Sono molto contento di vederlo ancora giocare. Ho giocato quasi sempre contro di lui. Questa è una favola, alla sua età ha ancora fame, è lì, fa gol. Complimenti a lui, gli fa onore. Si vede che il calcio lo ama. Ai bambini si può dire: lavora così tanto che un giorno diventerai come Quagliarella. Palacio è esploso al Genoa quando c’ero pure io. Poi dopo andò all’Inter meritatamente. Lui è l’anti-calciatore per eccellenza. Arrivava al campo con una macchina che non si può chiamare tale. Entrava in campo poi con grande qualità e una fame straordinaria. Bellissimo personaggio“.

Capitolo Gresko

“Vado via dall’Inter dopo quello che è successo (il famoso 5 Maggio…) e me lo ritrovo a Parma! Dopo quello che è accaduto è sparito completamente dall’Italia, nessuno credo nemmeno abbia più il suo numero”.

E il rapporto con Boruc?

“Se ho giocato con Boruc? Finché non mi sono fatto male, lui ha giocato con me. Meglio che non ne parli… Nella mia storia, nella mia lunga carriera, è l’unico portiere con il quale non mi sono trovato bene“.

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