Danny Murphy e il ritiro: “Ho perso i miei risparmi, bevevo, mi drogavo e giocavo d’azzardo”

Questo è il periodo dell’anno in cui centinaia di contratti stanno per scadere e  in cui molti calciatori potrebbero non avere più un futuro nel mondo del pallone, ma è anche il periodo dell’anno in cui tanti campioni decidono volontariamente di appendere gli scarpini al chiodo. Ma dire addio alla carriera non è sempre così semplice, anzi, per alcuni è stato davvero difficile. È il caso di Danny Murphy che, in un’intervista a cuore aperto ai microfoni del Daily Mail, ha raccontato i momenti bui del ritiro e ha voluto dare un consiglio ai giocatori in procinto di ritirarsi. 

Danny Murphy e il ritiro: “Ho perso i miei risparmi, bevevo, mi drogavo e giocavo d’azzardo”

L’ex Liverpool si è divertito i primi anni, ma poi ha dovuto far fronte alla realtà: “Mi sono divertito i primi due anni, dopo che mi sono ritirato nel 2013. Giocavo a golf, andavo in TV o in vacanza con la mia famiglia. Ma ciò che è successo dopo mi ha colpito in pieno, come una martellata. Quando mi sono accorto che non avrei più giocato a calcio e che avevo perso la maggior parte dei miei risparmi, è iniziata la depressione, qualcosa di cui all’epoca non volevo rendermi conto. Durante quel periodo orribile, che è durato un anno, non ho fatto altro che bere, drogarmi e giocare d’azzardo. Il mio matrimonio è andato in pezzi, ho litigato con la mia famiglia e con i miei amici e sono rimasto isolato. E quindi ho cominciato a uscire di più, continuando a bere e a giocare d’azzardo”. 

Murphy, con la sua storia, spera di poter essere d’aiuto ad altri calciatori: “Ho avuto bisogno di parlare con dei professionisti e mi ritengo fortunato. So che molti altri ex calciatori hanno avuto questi problemi per anni, alcuni hanno tentato il suicidio. È la prima volta che racconto le mie difficoltà e spero che possa aiutare la prossima generazione di giocatori che sono al crocevia della loro carriera. Se impedisse anche a uno solo di loro di cadere vittima delle peggiori insidie ​​del ritiro, ne varrà la pena. Alcuni calciatori non hanno problemi. Per la maggioranza, come me, è stata molto dura. Perché la transizione è così difficile? La prima differenza è semplice, il calo dell’attività fisica. Come calciatore, il tuo corpo rilascia ogni giorno dopamina ed endorfine. Il calcio poi ti distrae dagli altri problemi. Infine lasciare il calcio rimuove anche una rete di sicurezza e uno status”.

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