De Ligt: “Nello spogliatoio ridono per come mi vesto. Non mi piacciono abiti firmati”

Matthijs De Ligt a cuore aperto. Il difensore centrale, a Torino dal 2019, ha parlato al quotidiano olandese De Volkskrant del suo soggiorno in Italia, di alcuni compagni di squadra ma anche del suo ambientamento nello spogliatoio bianconero. Ambientamento che procede bene, anche se qualcuno prende in giro l’olandese. Le battute non sono legate alle sue prestazioni o al mondo del pallone, ma a questioni di outfit. Il 21enne ha confessato infatti che nello spogliatoio ridono di lui per come si veste: Non mi piacciono gli abiti firmati e costosi. Sono Matthijs, sono me stesso e non mi vedranno mai andare all’allenamento con abiti su misura. La mia professione è fare il calciatore. Voglio essere una star in campo. A volte nello spogliatoio ridono di me per il modo in cui mi vesto. Non mi interessa. La cosa più importante è fare bene sul campo, così ti rispettano anche se non indossi certi vestiti”.

De Ligt: “Nello spogliatoio ridono per come mi vesto. In Italia sono cresciuto tanto”

Non solo abiti, De Ligt si è anche soffermato sulla differenza tra tifosi olandesi e tifosi italiani. Il difensore ha spiegato come viene vissuto il calcio nel Belpaese: “In Olanda i tifosi sono appassionati e vogliono che la loro squadra vinca, ma al fischio finale è finita. In Italia tre giorni dopo si parla ancora di un rigore che non è stato assegnato. Pensano costantemente al calcio. Se la tua squadra perde contro un rivale, i tifosi vivono una settimana orribile e anche noi lo percepiamo. Che tu lo faccia bene o male, sei comunque un eroe per i tifosi. In Olanda ero un ragazzo normale che giocava a calcio. In Italia, come calciatore, sei al di sopra della società. Mi piace questo apprezzamento, ma è bello anche passeggiare in maniera più tranquilla per le strade dei Paesi Bassi”. 

Negli ultimi due anni, in maglia bianconera, Matthijs è cresciuto molto e il merito va anche ai compagni di squadra: Sono cresciuto tanto mentalmente e mi sento molto più maturo. Ho dovuto abituarmi a un calcio diverso in Italia. Quando ero all’Ajax, l’attenzione era molto più sul singolo attaccante, mentre ora devo guardare anche alla zona. Non inseguire sempre l’uomo con la palla, ma tenere d’occhio anche l’attaccante che corre nello spazio. Si tratta di valutare l’opzione migliore. Chiellini è un maestro in questo senso. Ha tanta esperienza, ho imparato molto da lui. Difendere è una forma d’arte in Italia, è bellissimo poter mostrare quello che posso davvero fare qui. Era il mio obiettivo. Anche Cristiano Ronaldo, il modo in cui vive lo sport, si mantiene in forma ed è così motivato all’età di 36 anni, è fantastico. Lo stesso vale per Chiellini e anche Buffon. Sono tutti super professionisti”.

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