Il rimpianto di Messi: “Mi spiace di non aver chiesto la maglia a due calciatori in carriera”

Il quotidiano sportivo argentino Diario Olé taglia il traguardo dei 25 anni e, per l’occasione, ha intervistato uno dei campioni più rappresentativi del paese sudamericano, Lionel Messi. Il 6 volte Pallone d’Oro, in una lunga chiacchierata, ha ripercorso la sua carriera, dall’infanzia a Rosario fino ai successi degli ultimi anni, svelando diversi aneddoti. Famiglia, hobby, barba. La Pulce ha parlato di ogni aspetto della sua vita, anche della sua collezione di maglie. Collezione straordinaria, sicuramente, anche se ne mancano 2. Messi, infatti, confessa di avere un rimpianto: non aver chiesto la maglia a due ormai ex calciatori. 

Il rimpianto di Messi: “Mi spiace di non aver chiesto la maglia a due calciatori in carriera”

L’attaccante blaugrana ha veramente tantissime magliette, ma due in particolare mancano a questa collezione: “La verità è che ho iniziato a pensare alle maglie quando già ero più grande. Prima non ci facevo attenzione. Mi dispiace di non aver chiesto prima le magliette ai giocatori con cui giocavo da bambino o quando ero appena agli inizi. Ad esempio, a giocatori come Ronaldo il Fenomeno e Roberto Carlos. Giocatori che ho affrontato e dei quali oggi dico che mi sarebbe piaciuto avere le loro maglie. Poi sicuramente me ne mancano altre, ma ne ho la maggior parte”. Rimpianti per La Pulce, ma anche amicizie e sacrifici. Il suo migliore amico è sicuramente il pallone: c’è sempre stato, lo ha sempre accompagnato sin da quando aveva solamente 4-5 anni e non l’ha mai perso di vista. 

Cosa che invece è successa con tanti amici d’infanzia: “Avevo quattro o cinque anni e già andavo in giro con il pallone ai piedi, sin da quando ho cominciato a camminare. Mi ricordo delle mie prime partite su un campo vero, quello del Club Grandoli. Ho fratelli, ho cugini più grandi e ci vedevamo sempre per giocare. Non mi ricordo come era il mio primo pallone, ma mi ricordo che me lo portavo sempre dietro, poi ho cominciato a giocare nel club. Ho perso molte amicizie, comunicare era difficile. Oggi come oggi qualsiasi ragazzino di 13 o 14 anni ha un telefono, ma all’epoca non era così, soprattutto in Argentina. Quindi era complicato e molti rapporti li ho persi, ho smesso di parlare con parecchi amici a causa della distanza”. È rimasto invece il pallone, il suo straordinario migliore amico.

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