Com’era l’Inter Primavera quando Mourinho allenava in Italia?

La stagione del 2010 rimarrà per sempre nei cuori neroazzurri. Non c’è dubbio. Lo farà soprattutto grazie ad un uomo: José Mourinho. Con 108 partite giocate di cui 68 vinte, 25 pareggiate e solo 15 perse, ha alzato al cielo ben quattro trofei. Nel primo anno ha conquistato uno scudetto, ma è nell’anno seguente che ha fatto la storia del calcio italiano. Infatti con la vittoria del famosissimo Triplete l’Inter è l’unico club dello stivale ad aver raggiunto un traguardo simile. La notizia del ritorno dello Special One in Italia ha dunque inevitabilmente rispolverato vecchi ricordi. A noi appassionati di calcio giovanile è tornata in mente l’Inter Primavera del 20019/10, quella a cui Mourinho non di rado guardò con interesse.

L’Inter Primavera? Una macchina da guerra

Nella stagione 2009/2010 l’Inter Primavera di mister Fulvio Pea è una vera macchina da guerra. Dominano in lungo e in largo il girone B, posizionandosi al primo posto a più sei dai rivali di sempre: il Milan. I dati a fine campionato sono impressionanti: 56 goal realizzati e solo 15 subiti. Su 26 gare disputate arrivano 18 successi, solo 6 pareggi e 2 sconfitte, tra cui due risultati utili negli scontri diretti contro il Milan grazie ad un pareggio e una vittoria di misura. Molte partite finiscono addirittura in goleada, con anche 5 o 6 goal di scarto.

Poi qualcosa cambia: abbandonano prematuramente la fase finale del torneo e agli ottavi si devono arrendere all’Empoli. I toscani arrivano in finale ma il loro sogno viene spezzato dal Genoa. Anche nel prestigioso Torneo di Viareggio non hanno lunga vita. Dopo aver superato egregiamente il girone 2 a punteggio pieno e senza subire reti, agli ottavi perdono la lotteria dei rigori contro l’Atalanta.
Adesso è arrivato il momento di svelarvi alcuni nomi di quella meravigliosa squadra.

Vid Belec: apice, crollo e risalita

A difensa della porta neroazzurra c’è Vid Belec. Classe 1990, totalizza 23 presenze stagionali distribuite tra le varie competizioni. In campionato tiene la porta inviolata per 1620 minuti. Calcolatrice alla mano: sono ben 18 gare senza subire goal, tant’è vero che con lui in campo l’Inter Primavera ha una media di 2,17 punti a partita. Oltre ai numeri, il numero uno sloveno si rende protagonista di partite importanti, riuscendo a salvare il risultato svariate volte. Dominante nelle uscite e deciso negli interventi, la straordinaria stagione nerazzurra passa anche per i suoi guantoni. Negli anni successivi ha acquisito esperienza in diversi campionati esteri e ha collezionato diverse presenze anche in Serie A. Oggi è l’estremo difensore della Salernitana ed è pronto per tornare ai vertici del panorama calcistico italiano per sfidare il suo passato neroazzurro.

Un muro di nome Luca Caldirola

Il merito dei pochi goal subiti va anche alla difesa. Senza dubbio il baluardo difensivo neroazzurro è Luca Caldirola. Nel 2009, a soli 19 anni dimostra grande leadership e voglia d’imporsi. Il mister non può fare a meno di lui, e infatti viene impiegato per 2257 minuti, tutti giocati da titolare. In totale le partite disputate sono 26, impreziosite da due goal. Difensore pulito e concreto, i falli rudi o violenti non gli appartengono. Non a caso colleziona solo tre cartellini gialli e due rossi per somma di ammonizioni. Nella fase difensiva poi è un vero muro. Ogni partita la gioca con il coltello tra i denti, cosicché nessun attaccante ha vita facile.

Un giocatore da temere. Sempre, anche in fase offensiva. Con i suoi 186 cm di altezza infatti è un pericolo pubblico per le retroguardie avversarie, che molto spesso non sono in grado di marcarlo. Lasciato Milano e dopo una piccola parentesi in Olanda e in Germania al Werder Brema, torna in patria per vestire i colori del Benevento. Quest’anno lo abbiamo apprezzato tra le file di mister Pippo Inzaghi, regalando per altro ai giallorossi due reti. Purtroppo per lui non sono bastati per la salvezza, ma speriamo di poterlo rivedere presto nel calcio dei grandi.

Joel Obi: il diamante nigeriano

Nel centrocampo dell’Inter Primavera un ragazzo si distingue dagli altri. Abbastanza alto, quattro polmoni e tanta tanta sostanza. È Joel Obi, elemento fondamentale per la squadra interista. Un ragazzo che fa il cosiddetto lavoro sporco. Un ragazzo che dà il massimo anche al 90esimo. Lui è la diga umana che protegge la difesa, ma anche la spina nel fianco per le difese avversarie. Con le sue incursioni e inserimenti senza palla, nella stagione 2009/10 si toglie anche qualche soddisfazione in zona realizzativa. Quattro i goal in 19 partite complessive, mica male. Il nigeriano dimostra di avere delle ottime doti da tuttocampista e una duttilità che giova a tutto il gruppo.

Non si tira mai indietro e il suo spirito combattivo ha la meglio contro le avversità che trova sul suo cammino. Il lavoro paga, e infatti la sua determinazione lo porta ad esordire in Serie A con la maglia del Biscione in nerazzurro mette in bella mostra tutto il suo valore anche sui grandi palcoscenici internazionali. Ad oggi da qualche stagione milita tra le fila del Chievo Verona. Magari non ha mantenuto le promesse, ma determinazione e coraggio lo accompagnano sempre.

Mattia Destro: la promessa di quell’Inter Primavera

Nelle sue innumerevoli avventure calcistiche, Mattia Destro ha vestito anche la maglia dell’Inter. Non solo, nell’annata 2009/2010 è stato il vero protagonista di quella formidabile rosa. I numeri sono da capogiro: in 29 apparizioni stagionali va a segno per 20 volte. Nello specifico segna 18 goal su 24 presenze nel girone, poi due goal nella fase finale e tre goal nel Torneo di Viareggio. Praticamente segna una rete ogni 118 minuti. Già da questi numeri possiamo notare la sua vena realizzativa e il suo killer instinct. Certe qualità però, non puoi impararle: le hai dalla nascita. Lui le ha avute (per nostra fortuna).

Bomber di razza e di personalità, Destro segna in mille modi diversi ma sempre e comunque con la stessa fame. È una punta centrale che sa proteggere palla e far salire la squadra, ma occhio a dargli campo, perché può diventare letale. Successivamente a questa bella esperienza in quel di Milano, gira diverse celebri piazze italiane. Roma e Milano, stavolta sponda rossonera, sono le più note. Adesso veste il rossoblu del Grifone e ha collezionato 11 goal in 29 gare. L’indole del bomber non l’ha mai persa.

Una menzione d’obbligo va fatta senz’altro a Cristiano Biraghi. Terzino di spinta e uomo aggiunto in fase offensiva, ha collezionato diverse presenze nel settore giovanile, fornendo anche qualche assist. Un altro nome che non può mancare è quello di Marko Arnautovic. Con la Primavera colleziona solo una presenza contro il Milan. Per la cronaca, in quella partita andrà anche a segno. Gli basta per essere convocato diverse volte alla corte di Mou, pur restando spesso seduto in panchina. Nonostante ciò, nella finale di Champions a Madrid lui c’è e avrà anche la gioia di alzare il trofeo. Non proprio una cosa da tutti.

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