La favola di Ebrima Darboe, dal Gambia all’Europa League

Nella cultura popolare si dice che “non tutti i mali vengono per nuocere”, e forse un fondo di verità c’è. Per conferma, chiedere ad Ebrima Darboe. Ormai bene o male tutti ne hanno sentito parlare, chi più chi meno. Dopo le sue ottime prestazioni con la Roma di Fonseca, il classe 2001 è finito sotto la luce dei riflettori. Se è stato un male o un bene ce lo dirà solo il tempo. Ad ogni modo Darboe ha finalmente mosso i primi passi nel mondo “dei grandi” e lo ha fatto a gamba tesa. Nessun timore, nessun segno di paura: l’impatto con la nuova realtà è stato decisamente positivo. Certo, rimane sempre un ventenne alle prime presenze in massima serie, ma occhio a non sottovalutarlo.

Darboe non è sbucato dal nulla

Darboe infatti non è sbucato dal nulla, come fosse un dono venuto dal cielo. Quando Fonseca lo ha mandato in campo al posto di Smalling in semifinale di Europa League sapeva benissimo chi aveva tra le mani. Avrebbe potuto scegliere “mister 30 milioni” Marash Kumbulla. Invece no, ha preferito Darboe, un centrocampista, che con i professionisti aveva giocato appena sette minuti. Un motivo ci dev’essere, e Fonseca del resto non è l’ultimo degli arrivati. E il motivo in fondo è molto semplice: Darboe quell’esordio se lo meritava. Davvero. I 70 minuti passati a dispensare palloni contro il Manchester United sono stati solo la dimostrazione che il ragazzo è pronto per il salto nel calcio che conta.

Prima della gara contro i Red Devils il classe 2001 era già stato convocato dieci volte tra Serie A ed Europa League, senza però mai scendere in campo. Mister Fonseca si era già accorto di lui. D’altronde non sarebbe stato possibile il contrario, visto e considerato il suo rendimento con la Primavera. Nel campionato di categoria infatti sin dall’inizio dell’anno ha dato l’impressione di essere un giocatore in grado di fare la differenza. Non è un caso che De Rossi non lo abbia mai lasciato in panchina nelle 18 gare disputate. Darboe è sempre stato titolare nella mediana giallorossa, pronto a difendere e impostare in continuazione. Come se non bastasse accompagna il tutto con 5 goal e 2 assist. In una sola parola: fondamentale.

Darboe: una storia non tutta rose e fiori

La storia del giovane Darboe però non è sempre stata tutta rose e fiori. Tutt’altro. La sua è una vicenda che sa di sacrificio, povertà, determinazione e anche un po’ di sofferenza. Non tutti lo sanno, ma Ebrima racconta di un percorso durissimo. Niente scuole calcio, niente scarpette né settori giovanili: solo la speranza di un viaggio troppo spesso utopico. Ebbene Darboe per venire in Italia è stato costretto a seguire la strada di molti negli ultimi anni: la via del mare. Tremila kilometri dal Gambia verso la Libia. Poi il campo profughi, il Mediterraneo, la barca e Lampedusa. Infine finalmente Rieti, dove ha inseguito il suo sogno: giocare a calcio. Il talento di Ebrima non era passato inosservato in Africa, figuriamoci in Italia. L’arrivo a Roma è la conseguenza più logica, poi il resto della storia lo sapete già. Dopo due anni di Primavera arriva l’esordio, e adesso le cose si fanno veramente interessanti.

Semplice, efficace e fondamentale

Fonseca è rimasto positivamente colpito da lui, non c’è dubbio. Dopo l’esordio contro la Sampdoria e la gara contro il Manchester, Darboe ha giocato altre quattro partite tutte da titolare. Crotone, Lazio, Inter e Spezia le avversarie, per un totale di tre risultati utili e una sola sconfitta, contro i nerazzurri. Il rendimento del gambiano ha letteralmente stupito tutti. I romanisti hanno scoperto di avere in casa una perla rara, anche se è sempre stata lì e loro non lo sapevano. Personalità e grinta hanno fatto di lui il beniamino dei tifosi: d’altronde ci vuole sangue freddo per esordire in semifinale di Europa League con la tranquillità di un giocatore navigato. Darboe non si è fatto problemi, giocando da esordiente tutte le partite come fossero la cosa più normale di questo mondo.

Che sia determinazione o incoscienza non cambia molto, perché i numeri sono veramente impressionanti. Sul totale dei passaggi tentati, ne ha realizzato il 94%. Quasi tutti praticamente. Non solo, in media recupera 10 palloni a partita, circa uno ogni sei minuti. Se ci fosse Rudi Garcia, probabilmente lo definirebbe (come fece con Strootman) una “lavatrice a cui si dà un pallone sporco e che lo restituisce pulito”. La metafora che utilizzò il francese per il suo numero sei sembra particolarmente calzante anche per Darboe. In mezzo al campo è pulito e ordinato, senza sbavature. Gestisce sicuro il pallone davanti alla difesa con calma olimpica e non mai cerca giocate complicate. Semplice ed efficace: il suo compito è impostare e lui lo svolge egregiamente. Del resto il suo tocco di palla e la visione di gioco gli rendono congeniale il ruolo di regista in mezzo al campo.

Non solo difesa e regia…

Ciò non vuol dire che si vieta anche sortite offensive. Anzi. In prima squadra si è quasi sempre limitato a giocare nel modo più semplice possibile, ma con la Primavera spesso si rende pericoloso con inserimenti centrali. Anche perché tempi di gioco e tecnica di certo non gli mancano. Nello scacchiere di De Rossi gioca solitamente in un centrocampo a tre come perno centrale. Le mansioni in attacco toccano quindi ai due braccetti, con Darboe costretto a piazzarsi a protezione della difesa. Regia e guerriglia: qualcuno l’ha chiamata “vita da mediano”. Qualche volta però si trova a vestire i panni del centrocampista box to box, e allora la potenza fisica si scatena lungo tutto il campo.

All’aspetto tecnico-tattico si aggiunge poi quello mentale, che è quasi più importante di tutto il resto. In campo è un concentrato di concentrazione (scusate il gioco di parole), attenzione ai dettagli e prudenza. Attenzione, perché prudenza non è sinonimo di mancanza di coraggio, ma segno di intelligenza calcistica. Il suo è un ruolo di importanza strategica dove gli errori non sono ammessi. Certamente un po’ più di intraprendenza lo renderebbe in grado di fare la differenza, ma ha ancora tempo per lavorarci. Discorso analogo vale per per le scelte in mezzo al campo. Passaggi, idee e scelte di gioco non sempre sono eccezionali e anzi qualche volta perde anche qualche pallone di troppo. Poco male, considerando l’età.

Quale futuro per il giovane Darboe?

A proposito di miglioramento e crescita, che ne sarà di lui? Fonseca lascia in eredità alla Roma questa piacevole scoperta, però l’arrivo di Mourinho potrebbe cambiare i piani. Nel centrocampo giallorosso la concorrenza è già alta e sicuramente in estate arriveranno dei rinforzi. Negli ultimi giorni si è parlato con insistenza di Sabitzer, Maggiore, Xhaka e del pupillo di Mou Nemanja Matic. Tutti nomi importanti che si andrebbero ad affiancare a Veretout, con il ruolo di Villar, Cristante e Diawara ancora da chiarire. L’impressione è che il tecnico portoghese non voglia precludersi nessuna strada e che quindi Darboe verrà valutato in fase di ritiro. Ai posteri l’ardua sentenza: l’importante, ormai lo abbiamo capito, è non bruciare le tappe.

LEGGI ANCHE

Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

I più letti