Beppe Signori, dopo assoluzione si sfoga: “Io carne da macello. Ho pensato a gesti estremi”

Beppe Signori non ha truccato la partita tra Piacenza e Padova del 2 ottobre del 2010 finita 2 a 2. Lo ha deciso, lo scorso febbraio, il tribunale di Piacenza che ha assolto con formula piena l’ex attaccante. Ora, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha firmato la “grazia” per l’ex Bologna che era stato radiato dal mondo del calcio. L’ex calciatore potrà quindi tornare a lavorare in ambito calcistico. Una decisione che arriva a 10 anni esatti dall’arresto di Signori per calcioscommesse, una decisione che arriva dopo 10 anni di calvario. È l’ex attaccante, dopo l’assoluzione e il reinserimento nel mondo del pallone, a raccontare ciò che ha vissuto nel periodo più buio della sua vita. E lo fa in una lunga intervista al Corriere dello Sport. 

Beppe Signori, dopo assoluzione si sfoga: “Ho pensato a gesti estremi”

Tutto è bene ciò che finisce bene. Il vice campione del Mondo ’94 ha festeggiato a Bologna con la famiglia e con lo studio legale che lo ha seguito in questa battaglia. Poi ha raccontato il suo calvario: “Sono passati dieci anni, precisi precisi. Il primo giugno 2011 mi accompagnavano in questura a Bologna, il primo giugno 2021 è finito tutto. La grazia dopo due assoluzioni piene. Né manette né gabbio, grazie a Dio. Ho fatto quattordici giorni ai domiciliari e basta. Ero soprattutto, lo si ricava dall’ordinanza, il volto dell’inchiesta. Duemilaundici, non c’era niente. Non c’erano Mondiali, né Europei. Un nome abbastanza noto in Italia e nel mondo che non fosse tesserato, il mio. C’erano tutte le condizioni per trasformarmi da mente, finanziatore e scommettitore nella faccia da mostrare al pubblico. Carne da macello. Io ho acquisito le intercettazioni, in 70mila registrazioni il mio nome non esce mai”.

Un tormento per Signori, che l’ha portato anche a pensare a gesti estremi: “Sono tanti i danni che mi ha procurato questa storia. Cicatrici enormi. Due anni fa mi è partito un trombo dal polpaccio che ha bucato il polmone. Mi sono ritrovato al Sant’Orsola sdraiato, intubato, perché stavo per schiattare. Ovviamente al trombo hanno concorso diversi fattori, però l’inchiesta ha contribuito a debilitarmi, insomma l’ho somatizzata. Le troppe sigarette hanno fatto il resto. Ho avuto dei grossissimi momenti di sconforto, in particolare all’inizio. Non dico che ho pensato a gesti estremi. O meglio, ci ho pensato, ma non ho mai preso in considerazione l’idea di farla finita. C’erano i figli, mia moglie, gli amici più stretti che mi sono stati accanto, i miei familiari, mia sorella”. Ora Signori vuole solo rimettersi in gioco: “Oggi mi piacerebbe rimettermi in gioco, faccio la battuta: vorrei scommettere su me stesso”.

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