Ex ds Hellas ricorda Jorginho: “I primi tempi a Verona viveva da solo in un monastero con 50 euro. Piangeva ogni notte ma non ha mai mollato”

Il nome di Jorginho è sulla bocca di tutti dopo un anno straordinario culminato con la vittoria della Champions League col Chelsea e dell’Europeo con la Nazionale Italiana di cui è stato estremo protagonista. Il regista brasiliano, però, ha avuto un angelo custode nei suoi primi anni di carriera, Riccardo Prisciantelli, ex d.s. dell’Hellas Verona. L’uomo ha raccontato il primo Jorginho tra le tante difficoltà.

Jorginho viveva in un monastero a Verona con 50 euro

“Ricordo quel giorno come fosse oggi – inizia così la storia di Prisciantelli alla Gazzetta dello Sport -. Era il 2007, mi chiama un imprenditore veronese che lavora in Sudamerica. Mi propone dei giovani calciatori, gli dico che il mio club ha zero budget e se vuole può portarli in Italia”. Prisciantelli rimane colpito da Jorginho e lo convince a restare in Veneto: “Tutti gli riconoscevano la grinta di un leone, lui per me è un lupo. Non si vede spesso, in campo fa il triplo e lavora più di tutti. Per quanto ha sofferto merita il Pallone d’Oro. Un giorno stavo arrivando al campo, mi chiama il massaggiatore perché aveva visto il giovane palleggiare. Era estasiato. Lo portavamo agli allenamenti e alle partite della Berretti”.

I pochi soldi del club che in quegli anni (nel 2007) versava in condizioni economiche difficili e il passaporto extracomunitario (all’epoca non aveva ancora la cittadinanza italiana) rendevano difficile la permanenza del centrocampista: “Ci è voluto molto tempo prima che riuscissimo a tesserarlo. Era quasi un infiltrato, non poteva vivere in convitto con i compagni. Lo affidai a una comunità di preti per dargli un letto e un pasto caldo. Ai monaci facevo delle offerte. Non sempre avevo soldi, una volta ho discusso con uno dei frati per dare a Jorginho da mangiare. Al ragazzo regalavo 20 o 50 euro quando potevo. Faceva lo stesso Rafael, il portiere brasiliano della prima squadra. Era l’unico modo che avevo per permettergli di studiare, imparare la lingua e giocare. Non immagino le lacrime versate nelle notti in quella stanza buia e triste. So solo che non ha mai mollato”.

Priscinatelli credeva molto in lui: “Comprai qualche attrezzo per allestire una piccola palestra nel centro sportivo. Lui arrivava all’alba e continuava finché non lo costringevamo ad andare via”. Poi l’arrivo di Sarri sulla panchina dell’Hellas: “Mi chiese di portargli qualcuno dalle giovanili. Vide Jorginho e se ne innamorò, ecco perché lo ha voluto al Napoli e poi al Chelsea. Senza contratto, ogni allenamento era un rischio. Se si fosse infortunato sarebbero stati guai. Per dargli una chance ho rischiato la carriera. Il tecnico lo voleva in gruppo, io lo inserii nella lista del pre-ritiro natalizio. Avrei fatto di tutto per lui. Ho sempre creduto nelle sue qualità, anche quando gli allenatori non lo mandavano in campo”. Anni dopo il primo contratto professionistico e Jorginho si è disobbligato: “Mi ha invitato a cena con Rafael e la sua famiglia, nessun altro. Il periodo buio era finalmente passato. È stata l’ultima volta che l’ho visto“.

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