Vieri si sfoga: “Nel 2006 andai in crisi. Giornalisti schifosi con me”

Qualche giorno fa è stato il compleanno di Christian Vieri e il Corriere della Sera l’ha intervistato. Bobo ha raccontato tanti aneddoti della sua carriera, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa con i giornalisti che l’hanno spesso criticato in passato.

Vieri ringrazia il nonno e Lippi

“Devo tutto a mio nonno. Era follemente innamorato di me – spiega Christian Vieri -. Fu lui a convincere papà a lasciarmi tornare in Italia, a Prato, per giocare a calcio. La prima volta che mi vide in campo, al Santa Lucia, la squadra del nonno di Alino Diamanti, andò a cercare mio padre e gli disse: ‘Questo diventerà il più forte centravanti del mondo, deve restare qui in Italia’. E così fu. Nonno ha fatto di tutto per me”.

Bobo racconta con affetto: “Era brontolone come lo sono io, e che scontri a volte. Ricordo che un giorno non voleva lasciarmi andare al campo – dovevo averla combinata grossa – e di fronte alla mia insistenza prese la borsa del Santa Lucia e la lanciò dal terrazzo: finì appesa a un albero e lì ci rimase per giorni”. Un padre sportivo per Vieri è stato Lippi: “Gli devo il salto di qualità a livello professionale. Mi ha fissato in testa la cultura del lavoro, spiegandomi come arrivare al top, e restarci. E voglio ricordare pure “Ciso” Pezzotti (vice di Lippi): a fine allenamento mi teneva ore sul campo a migliorare la tecnica”.

Poi la stoccata ai giornalisti: “Voi giornalisti eravate degli schifosi (ride). Io avevo un caratteraccio, non andavo d’accordo con voi, questo è vero. Raccontavano che uscivo la notte, e pure questo era vero. Ma non firmi un gol a partita se non ti alleni seriamente. E a 26 anni che faccio? Sto a casa? Mi divertivo quando potevo, ma sempre lontano da ogni pericolo. E in alcuni casi se ne sono dette di cose senza senso… Voglio allora ringraziare Marco Materazzi, che nel suo libro mi ha raccontato così: ‘Bobo era il primo ad arrivare al campo per gli allenamenti, e l’ultimo ad andarsene’. Questo conta. Non c’erano i social a quei tempi, quindi erano critiche che non potevo contrastare in maniera adeguata. E allora la gente si faceva idee sbagliate”.

Dal rimpianto del mondiale 2006 a Twitch

Il suo più grosso rimpianto: “Essermi fatto male nel 2005, a pochi mesi dal Mondiale poi vinto dall’Italia. Andai in crisi, mi ammazzò a livello sportivo. Ero in Nazionale da 15 anni, ed era giusto che ci fossi anch’io in Germania. Ma oggi non sono più arrabbiato, Dio mi ha abbondantemente ripagato nella vita con la nascita di Stella e Isabel”. Chiosa finale sulla sua Bobo Tv su Twitch: “Il problema è stato spiegare a Cassano cos’è Twitch (ride). Scherzi a parte, l’intenzione è quella di ricreare il clima che si respirava nel nostro spogliatoio. La gente lo ha capito, lo apprezza. Siamo liberi, diciamo ciò che realmente pensiamo e credo che non ci sia in giro un format simile a quello della Bobo tv. Forse io stesso sto cercando di organizzare la mia vita facendomi accompagnare dagli amici veri. L’ho detto spesso: è lo spogliatoio la cosa che più mi manca rispetto a quando giocavo”.

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