Le verità del Papu Gomez: “Gasperini mi aggredì. Percassi senza palle mi mise fuori rosa e mi proibì di restare in A”

L’addio del Papu Gomez dall’Atalanta a gennaio, ha lasciato di stucco tutti, tifosi e non. L’argentino era il capitano e l’uomo simbolo della Dea ma all’improvviso qualcosa è cambiato e l’attaccante è finito fuori rosa. Il Siviglia ha ridato lustro al giocatore che, però, a mesi di distanza ha deciso di raccontare i motivi dell’addio all’Atalanta.

Papu Gomez e il litigio con Gasperini

Un giorno racconterò cos’è successo realmente, spiegò Gomez il giorno del suo addio a Bergamo. Se ne sono dette e scritte tante ma finalmente alla Nacion, il Papu ha deciso di raccontare cos’è accaduto e la verità non farà sicuramente piacere a Gasperini e alla società nerazzurra. “Ho sbagliato qualcosa presumo, perché in una partita di Champions League ho disobbedito ad un’indicazione tattica”. Inizia così il racconto del Papu Gomez che si riferisce al match di dicembre 2020 contro il Midtjylland. “Mancavano dieci minuti alla fine del primo tempo – continua a raccontare – e l’allenatore mi ha chiesto di spostarmi a destra, mentre io stavo facendo molto bene a sinistra. Ho detto di no. Immagino che l’aver risposto così, a metà gara e davanti alle telecamere, abbia creato la situazione perfetta perché si arrabbiasse. In quel momento ho capito che sarei stato sostituito all’intervallo e così è stato. Negli spogliatoi però lui ha oltrepassato i limiti ed ha cercato di aggredirmi fisicamente. Lì ho detto basta. Si può discutere ok, ma l’aggressione fisica è intollerabile”.

Dopo quel litigio le cose degenerano: “Ho chiesto quindi un incontro con il presidente Antonio Percassi e gli ho detto che non avrei avuto problemi ad andare avanti. Ho capito di aver sbagliato, che da capitano non mi ero comportato bene e che ero stato un cattivo esempio disobbedendo all’allenatore, ma gli ho anche detto che volevo le scuse di Gasperini. Il giorno dopo c’è stata una riunione con tutta la squadra. Mi sono scusato con l’allenatore e i compagni per l’accaduto, ma non ho ricevuto scuse. Come dovevo intendere la cosa? Io avevo sbagliato e lui aveva fatto una cosa giusta? È iniziato tutto da lì”.

Papu Gomez litiga anche con Percassi

Iniziano i dissidi anche con la società: “Dopo qualche giorno ho detto al presidente che non volevo più lavorare con Gasperini all’Atalanta. Lui mi ha risposto che non mi avrebbe lasciato andare e quindi è iniziato un braccio di ferro che ho pagato: sono finito fuori rosa. È stato brutto, dopo tutto quello che ho dato per il club. Si sono comportati male. Il presidente non ha avuto le palle di chiedere all’allenatore di scusarsi con me. Così è finito tutto. Ma non è tutto, visto che per me si sono anche chiuse le porte del calcio italiano: non volevano cedermi a nessun big perché dicevano che avrei rafforzato una rivale”.

La salvezza arriva dalla Spagna: “Grazie a Dio è arrivato il Siviglia che mi ha permesso di continuare a competere ad alti livelli per poter aspirare alla Copa America. Era quella la mia ossessione. La gente non sa cosa sia successo. Ne sto parlando solo ora. Merita la verità e la merito anche io. Penso che l’intenzione dell’Atalanta fosse quella di dare tutta la colpa a me. In tanti si sono arrabbiati con me perché hanno pensato che volessi andare via, ma non è vero. È ora che i tifosi conoscano la verità“.

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