Sabatini: “Peccato mortale lasciare l’Inter ma già c’erano scricchiolii. Il problema di Zhang? Non è interista”

Walter Sabatini, responsabile dell’area tecnica del Bologna, è tornato a parlare della sua esperienza all’Inter nella stagione 2017-2018. Il dirigente ha delineato il carattere di Zhang e ha parlato anche di Allegri e della questione procuratori.

Sabatini rimpiange l’Inter

“L’Inter mi ha trattato benissimo – inizia con questa premessa l’intervista di Sabatini alla Gazzetta dello sport -, in Cina ero spesso ospite a casa della famiglia Zhang e ho commesso un peccato mortale nell’andar via. Non si lascia l’Inter, continuo a pentirmi di averlo fatto. Però qualche scricchiolio si avvertiva e non vedevo l’entusiasmo giusto. Non dico che un proprietario debba essere fanatico, ma un po’ tifoso sì“. L’inter è apparentemente meno forte rispetto alla scorsa stagione: “Hakimi e Lukaku non si sostituiscono con facilità, ma noto che Simone Inzaghi detta delle linee di gioco nuove e affascinanti, e penso che faranno bene. Il prossimo campionato sarà bello e incerto perché una nuova variabile lo scaverà nel profondo. Con gli stadi a porte chiuse i calciatori si sono abituati a giocare a Subbuteo, nel silenzio. Con il ritorno del pubblico tante prestazioni verranno modificate dai sentimenti sugli spalti”.

Quando gli viene chiesto se preferisce il calcio spettacolare di Guardiola o quello concreto di Allegri, Sabatini non ha dubbi: “In un’altra epoca cercai di portare Allegri alla Roma. Lui sa che è in debito con me, perché si prese un impegno, poi disatteso. Questo non mi impedisce di scegliere Allegri perché è un pragmatico. Le squadre devono fare i punti, le sconfitte dilaniano, rovinano, avvelenano. Nessun calcio spettacolare, per quanto bello, può permettersi di essere perdente. Dico sì ad Allegri e alla sua concretezza“. Chiosa finale sui procuratori: “La mia è una constatazione, non una critica. Li abbiamo lasciati fare e fanno. Gli permettiamo di giocare con le scadenze dei contratti, secondo i loro interessi. Le società pensano che la figura del d.s. sia superata, che bastino lo scouting, i report e le statistiche. Ci ha fregato “Moneyball”, il film sui numeri nel baseball. Ma i d.s. servono, sono mediatori di sentimenti“.

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