Bellamy lascia l’Anderlecht per una sfida più importante: la lotta alla depressione

Craig Bellamy, ex attaccante di Liverpool e Manchester City, lascia ufficialmente l’Anderlecht per motivi di salute. Il gallese ha lasciato il suo ruolo di vice allenatore del club belga per affrontare la sfida più importante, la lotta alla depressione. Il 42enne ha parlato per la prima volta della sua salute mentale nel 2020, ammettendo di soffrirne già dai tempi in cui giocava.

Bellamy lascia l’Anderlecht per una sfida più importante: la lotta alla depressione

Ora il mostro è ancora lì e ad annunciarlo è lo stesso club in un comunicato. L’Anderlecht ha ammesso che i problemi di salute mentale di Bellamy “sono riemersi di nuovo di recente”. Il giocatore quindiha preso una decisione molto difficile, ma assolutamente necessaria riguardo alla sua salute.

La squadra ha poi aggiunto: “Bellamy ha salutato i giocatori nello spogliatoio domenica pomeriggio dopo la vittoria per 7-2 contro il KV Mechelen”.

L’ex Liverpool si era unito all’Anderlecht come allenatore dell’Under 21 nel 2019 ma, all’inizio di quest’anno, era diventato assistente dell’ex compagno di squadra del Manchester City Vincent Kompany, tecnico del club.

Lo stesso Kompany ha voluto ringraziare Bellamy per i suoi sforzi: “La sua esperienza come attaccante in Premier League e il suo slancio hanno portato la nostra giovane squadra a un livello superiore. Sia l’allenatore Vincent Kompany che il direttore sportivo Peter Verbeke vogliono ringraziare esplicitamente Bellamy per i suoi sforzi e mostrare grande comprensione per la coraggiosa decisione di Bellamy”.

Verbeke ha poi aggiunto che il club sarà al suo fianco in questo momento così difficile: “L’enorme energia che Craig ha dato a tutti noi non ha prezzo. È quindi logico che dobbiamo dargli tutto il tempo e il riposo di cui ha bisogno. L’intero club è saldamente al suo fianco in questo periodo difficile”.

Bellamy ha rivelato nel maggio 2020 che gli era stata diagnosticata la depressione e che assumeva farmaci già da tre anni: “Durante la mia carriera la mia depressione è peggiorata, molto peggiorata – ha spiegato in un’intervista a Sky Sports – Tornavo a casa e non parlavo per tre giorni. Avevo una moglie, una famiglia giovane e letteralmente non parlavo. Mi chiudevo in una stanza e poi andavo a letto da solo. Era l’unico modo in cui potevo affrontare la depressione”.

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