Stefano Mazengo Loro, l’oriundo al contrario: “Giocare per l’Uganda sarebbe un sogno”

Ci sono giocatori che non sono nati in Italia ma che della Nazionale Italiana hanno fatto le fortune. Senza andare troppo indietro nel tempo basti pensare a Mauro German Camoranesi, uno degli eroi del Mondiale 2006, o ai più recenti Jorginho, Emerson Palmieri e Toloi, colonia italo-brasiliana dell’ultima vincente spedizione azzurra agli Europei. C’è però anche chi l’oriundo vorrebbe farlo al contrario, un po’ come ha fatto Lapadula, che ha sposato la causa del Perù. È il caso di Stefano Mazengo Loro, 27enne nativo di Trento con un passato nelle giovanili del Verona. Il sogno del centrocampista, che a 12 anni si è trasferito in Uganda, sarebbe quello di difendere i colori del paese africano.

Mazengo Loro oriundo d’Uganda

L’oriundo d’Uganda Stefano Mazengo Loro ha raccontato la sua storia alla Gazzetta dello Sport: “I miei avevano accettato la proposta di una ONG. È stata la miglior scelta che potessero fare: l’Uganda mi ha aperto gli occhi e la mente. Giocavo nelle giovanili del Verona e stava andando tutto per il verso giusto: sognavo di poter diventare un calciatore professionista. Lasciare l’Italia è stato un salto nel vuoto. Avevo 12 anni e non parlavo inglese. Ma il calcio è un linguaggio internazionale: grazie al pallone mi sono ambientato. Giocavo in una squadra locale: la Kampala Kids League“.

Dopo le superiori sono andato all’università in Europa. Quando sono tornato in Uganda, prima della pandemia, stavo aspettando una risposta dall’Adidas per lavorare con loro in Germania e sono andato a vedere il Kampala City allo stadio. E alla fine uno dei ragazzi della squadra mi ha invitato a fare qualche allenamento con loro. È andata avanti per due mesi: all’allenatore sono piaciuto e mi hanno proposto un contratto. Ci ho pensato ed ho accettato. Professionista a 26 anni: non ci speravo più“.

L’oriundo d’Uganda

“Il nostro obiettivo è vincere campionato e coppa. L’anno scorso è stata un’annata da dimenticare. Siamo arrivati quarti in Premier League. Male per una società che ha vinto cinque degli ultimi nove campionati. Sul piano personale non ho l’ambizione dei miei compagni, che a 18-19 anni vogliono sfondare nel calcio estero. Qui guadagnano bene per gli standard locali ma puntano a mettersi in mostra fuori dall’Uganda, l’anno scorso il nostro terzino sinistro è approdato in MLS al Montreal. Io, invece, gioco ma ho anche studiato. Il calcio non è il mio unico lavoro. Certo, mi impegna tanto ed è quello principale, ma io mi occupo, a livello manageriale, di una società di barche sul Lago Victoria, il più grande dell’Africa”.

Il sogno Nazionale

Non ho il doppio passaporto, ma lo vorrei. Giocare per l’Uganda sarebbe un sogno. Mi bastano pochi minuti, poi posso chiudere la carriera con il sorriso. Tifo Milan e Italia ma l’Uganda è nel cuore. La Nazionale avrà una partita importante contro il Mali: se ci qualifichiamo per il Mondiale, vado in Qatar a tifare”.

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