Nasri su Mancini: “Insultava in italiano ma io capivo. Una volta gli minacciai i figli”

Samir Nasri torna a parlare dell’esperienza al Manchester City e in particolare delle tensioni con l’allora tecnico Roberto Mancini. Il francese, che si è ritirato a settembre dopo 18 mesi di stop per squalifica causa doping, ha rivelato di non essere sempre stato d’accordo con l’attuale Ct degli Azzurri. In particolare, l’ex giocatore ha raccontato di uno scambio infuocato durante un match contro il Wolverhampton. 

Samir è arrivato a Manchester nel 2011, dopo la sua esperienza all’Arsenal. Ma mentre la squadra si avvicinava sempre più al titolo, gli animi si infiammavano. Il francese è uno dei giocatori che ha contribuito alla tanto attesa conquista della Premier League dei Citizens. Il club inglese non vinceva il titolo dal 1968 e quell’anno la formazione di Mancini riesce finalmente ad acciuffare lo scudetto. Nello spogliatoio però non mancano le tensioni. 

Nasri su Mancini: “Insultava in italiano ma io capivo. Una volta gli minacciai i figli”

Nasri, in un’intervista a Canal +, ha svelato di aver litigato con Mancini. Il City era in trasferta per il match contro il Wolverhampton, uno degli ultimi della stagione. Ma durante la partita scoppia la bomba: “Non ha smesso di parlare per tutta la partita. Mi giro e gli dico di smetterla di parlarmi, che non sono una Playstation, che se non è contento può farmi uscire per qualcun altro. Mi preparo per uscire a metà tempo. Nello spogliatoio mi tolgo le scarpe e dico a Yaya Touré, che è seduto accanto a me, che se mi parla male gli lancio gli scarpini perché l’allenatore mancava di rispetto e parlava male ai giocatori”.

Nasri

Mancini però non parla e lo lascia in campo. Ma la storia non finisce qui. Nasri, considerato anche che in allenamento ha litigato con l’assistente David Platt, vuole affrontare il tecnico: Mi insulta in italiano ma io capisco i suoi insulti. Quindi lo insulto anche io e mi caccia mentre io gli lanciavo la pettorina”. Il francese però non demorde e va a trovare l’allenatore mentre è in sala pesi a fare gli addominali: “Vado a trovarlo e gli dico ‘Dai ne discutiamo’. Ha detto: ‘No, non parleremo. Sono inc****to, sei inc****to, non c’è niente di buono che verrà fuori da questa discussione’. E non aveva torto”.

Mancini

Il racconto poi continua: “A quel punto gli dico ‘No, ti alzi e vieni’. Allora si alza e cerca di prendermi per un braccio. Gli tolgo il braccio e gli dico che io non sono Mario Balotelli, perché tra loro era normale. Entriamo negli spogliatoi e iniziamo a urlare. Lui urlava e così gli dissi che sarei andato a prendere i suoi figli (Andrea e Filippo giocavano nelle giovanili del City e ogni tanto si allenavano con la prima squadra, ndr) nel parcheggio”.

Un vero e proprio scontro che si è concluso con un trattato di pace: Abbiamo fatto pace un giorno quando dividemmo l’aereo per fare ritorno a casa. Ha anche provato a portarmi sia all’Inter che allo Zenit, perché lui non sopporta le persone false. Dopo quella volta siamo sempre andati d’accordo”. Il francese è rimasto al City fino al 2016, collezionando 27 gol e 40 assist in 176 presenze e vincendo due titoli di Premier League.

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