Piccini e i 5 mesi da incubo all’Atalanta: “Trattato come un invalido, sembrava volessero affondarmi”

Un italiano all’estero, Cristiano Piccini, da quando a 22 anni decise di lasciare il Livorno e tentare la fortuna fuori dal Belpaese, per la precisione in Spagna al Betis Siviglia. Dall’Andalusia allo Sporting Lisbona, fino alla definitiva consacrazione con la maglia del Valencia e alla prima convocazione in Nazionale, datata fine 2018, culmine di un percorso che sembrava non doversi interrompere.

Un destino beffardo era però dietro l’angolo ad aspettarlo: nel 2019 un gravissimo infortunio alla rotula e l’inizio di un lungo calvario sembravano poter mettere la parola fine alla sua carriera. E invece a sorpresa nel 2020 è arrivata la chiamata dell’Atalanta e la possibilità di affermarsi anche in Italia. Le cose però sono andate molto peggio di quanto il classe ’92 si aspettava…

L’incubo atalantino di Piccini

Il trasferimento all’Atalanta è stato un mio errore“, esordisce subito Piccini in un’intervista rilasciata ad As. “Gasperini mi amava pur sapendo che ero fuori da un anno. Sono andato a Bergamo per due giorni a fare le visite mediche, e videro che aveva mancanza di forze e problemi che non erano ancora stati superati. Ma hanno deciso di ingaggiarmi lo stesso. L’idea era di concedermi un mese di riqualificazione prima di entrare a far parte del team. Però ho firmato il contratto e il giorno dopo mi hanno messo ad allenarmi con la squadra come se niente fosse…“.

Ho fatto un doppio allenamento e dopo tre giorni il mio ginocchio ha cominciato a gonfiarsi ed iniziarono discorsi del tipo ‘Abbiamo sbagliato a farti firmare, non sei pronto…’. Mi facevano sentire un invalido, mi facevano sentire che il problema fossi io, quando sapevano benissimo in che condizioni ero arrivato. Dopo tre giorni ero già fuori dalla squadra. Ho giocato una partita per 60 minuti. Ero zoppo, non so nemmeno come ho fatto a giocare. Ho giocato solo perché non c’era nessun altro…“.

È arrivato un momento in cui non mi sono nemmeno allenato con loro, ho lavorato con la seconda squadra. È stato un incubo. Avevo bisogno di aiuto e ho trovato tutto tranne l’aiuto. Sembrava che volessero affondarmi invece di aiutarmi. Ho chiesto di tornare a Valencia perché ero molto vicino a cadere in depressione“. 5 mesi di terrore, poi il ritorno a Valencia e il goal all’Elche a fine 2021. Che sia il segno di una nuova rinascita?

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