Capienza stadi limitata a 5.000 tifosi, Bassetti tuona: “Scelta illogica”. E aggiunge: “Per i calciatori vaccinati il covid va gestito come un’influenza”

La Lega serie A ha deciso di ascoltare la richiesta del premier Draghi limitando la capienza degli stadi a 5mila tifosi (da cui sono esclusi gli ospiti) dal 15 gennaio al 5 febbraio: in pratica nelle prossime due giornate di campionato e quattro ottavi di Coppa Italia. Una scelta che però non ha trovato l’appoggio dell’infettivologo Matteo Bassetti, che a Radio Anch’io Sport, l’ha definita una “decisione senza logica”.

Bassetti contrario a limitare la capienza negli stadi

“La riduzione a 5000 spettatori negli stadi, senza valutarne la capienza, è stato un errore – ha spiegato Bassetti,  direttore della Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova -. Difficile da digerire per chi si è vaccinato e si è fatto un abbonamento per seguire la sua squadra del cuore. Si colpisce come sempre il calcio senza una logica, gli stadi sono luoghi sicuri se si applicano le solite regole come green pass e mascherina. Quello adottato mi sembra un atteggiamento cervellotico in questa fase della pandemia“.

Bassetti prende come esempio la Premier League che ha deciso di non porre alcuna limitazione agli stadi: “Gli inglesi hanno scelto una strategia più pragmatica, un atteggiamento diverso fin dal principio. E secondo me è giusto così: vaccinazione e contenimento, il virus non lo limiti chiudendo gli stadi o con le mascherine, il virus va molto più veloce delle nostre misure che possiamo adottare. L’Italia era in una via di mezzo fino a 10 giorni fa, poi la pancia ha prevaricato sulla testa. Quella della capienza a 5.000 spettatori è un decisione molto più legata ai contagi che non al reale andamento dell’epidemia”.

Bassetti netto: “Per i vaccinati, il covid va gestito come un’influenza”

L’infettivologo da tempo spinge affinché venga introdotto l’obbligo vaccinale nel calcio: “Io dissi a suo tempo che i calciatori dovevano essere vaccinati tra i primi, il calcio è un settore dove la vaccinazione deve essere obbligatoria, fanno un lavoro a rischio contagio. Il Covid per i calciatori vaccinati è come una forma di influenza, dove si devono usare gli stessi strumenti contro le influenze: se hai sintomi, ti tengo a casa i giorni necessari, se non hai i sintomi allora evitiamo di fare milioni di tamponi. Torniamo a gestione un’infezione come abbiamo sempre fatto. Basta con questi tamponi, che rischiano di bloccare il calcio ma anche tutta l’Italia”.

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