De Zerbi torna in Italia e racconta: “Ho visto cose bruttissime. Ecco come abbiamo fatto a scappare da Kiev”

Non ha vissuto una bella avventura Roberto De Zerbi che insieme al suo staff è riuscito a tornare in Italia soltanto ieri partendo dall’aeroporto di Budapest. L’allenatore italiano è stato rinchiuso per giorni in un hotel a Kiev insieme ai suoi collaboratori e alla squadra, soltanto l’intervento dell’ambasciata italiana e del presidente dell’Uefa Ceferin ha permesso il ritorno nella sua Brescia. Intervistato dal Corriere della Sera e da Radio 105, il tecnico dello Shakhtar Donetsk ha raccontato la sua esperienza.

De Zerbi racconta i giorni della guerra in Ucraina

“Sono contento di essere a casa e sono sereno, è chiaro che dispiace per quello che mi sono lasciato alle spalle – ha spiegato De Zerbi al Corriere della Sera -. I nostri ragazzi sono tutti in salvo. Ho visto cose bruttissime. Adesso ci saranno tre o quattro giorni di decompressione, deve venire fuori tutto quello che ho vissuto. Sono rimasto sempre in albergo, ma le bombe le ho sentite”.

Un ritorno a casa non proprio facile: Il viaggio è stato infinto, però avrei fatto ancora qualche giorno in più per venire a casa, se fosse stato necessario. Partito in treno, la seconda parte l’ho fatta con il pullman, poi ho cambiato per passare la frontiera e sono andato all’aeroporto di Budapest dove ho preso l’aereo messo a disposizione dallo Shakhtar. Tutto il viaggio è stato possibile grazie a Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa: l’ambasciata italiana oltre che consigliarci non poteva fare altro, invece Ceferin è stato determinante. Ci ha dato una grande mano anche Gabriele Gravina: è stato molto bravo”

Poi l’allenatore continua: “Ho avuto paura e preoccupazione per me e per quelli che erano con me, ma ero sicuro che ce l’avremmo fatta. I nostri parenti l’hanno vissuta peggio di noi. In Ucraina tutti ritenevano impossibile un attacco della Russia, per questo ci hanno detto che saremmo scesi in campo a giocare. Noi qualche domanda in più ce la siamo fatta: quando Putin ha invaso il Donbass, quando in Bielorussia continuavano ad arrivare carrarmati, quando portavano sacche di sangue. Mi ha colpito l’unità del popolo ucraino, sta dando una lezione di orgoglio e dignità a tutto l’Occidente. Ora speriamo nella pace“.

De Zerbi: “Giornate infinite, non dormivamo mai”

Il tecnico ex Foggia e Sassuolo ha parlato anche a Radio 105:Le giornate erano di 24 ore, ma passavano molto molto lentamente anche perché non dormivi, la notte si sentiva di tutto. Io dormivo in camera per avere la possibilità di capire cosa succedeva fuori dall’hotel e solo quando sentivo delle esplosioni andavo nel bunker“.

De Zerbi ha spiegato perché non è fuggito prima da Kiev: “La fuga uno poteva farla quando voleva, almeno fino a quando non è entrato in vigore il coprifuoco, però la fuga voleva dire anche stare 4, 5 giorni sulla strada senza scorte di cibo, di acqua, i benzinai erano presi di assalto e quindi non potevi fare scelte dettate solo dalla paura. Dovevi rimanere tranquillo, preparare le mappe degli itinerari che dovevi seguire. L’Ambasciata nostra ci ha aiutato per quello che poteva, eravamo oltre 2000 italiani. Siamo tornati a casa grazie all’impegno del presidente della Uefa Ceferin che è stato di un’umanità, di una sensibilità incredibile, ha organizzato tutto nei minimi dettagli e anche l’Ambasciata ci ha trattato bene“.

 

LEGGI ANCHE

Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

I PIù LETTI DELLA SETTIMANA