La profezia di Caressa del 2014 che purtroppo si è avverata

Da qualche giorno sta circolando sui social la “profezia di Caressa”, un video risalente al 2014, quando la Nazionale venne eliminata dall’ultimo Mondiale disputato. In Brasile gli azzurri guidati da Cesare Prandelli, non riuscirono a superare il girone perdendo malamente contro la modesta Costa Rica (eliminata poi ai quarti dall’Olanda) e contro l’Uruguay (eliminata agli ottavi dalla Colombia). L’amara disamina del giornalista di Sky fu schietta e concisa e si chiuse con un’atroce profezia sulla Nazionale.

Dalla Costa Rica alla Macedonia del Nord, la storia non cambia

All’epoca, probabilmente, ancora non ci rendevamo conto di quanto fosse profonda la crisi del calcio italiano o forse non volevamo crederci. Col solito modus operandi, che è un nostro marchio di fabbrica, di mettere la polvere sotto al tappeto finché non accade la catastrofe, abbiamo ignorato i campanelli d’allarme. Eravamo tutti fiduciosi che si trattasse soltanto di un passeggero momento no. Che da un giorno all’altro i Baggio, i del Piero e i Maldini sarebbero rispuntati come funghi sui nostri campi di gioco. Otto anni dopo, grossi talenti in Italia non ne abbiamo (forse Chiesa?!) e la cronistoria della Nazionale racconta del secondo mondiale consecutivo che vedremo da spettatori in tv. Non era mai accaduto.

L’estate scorsa l’Europeo ci ha buttato un po’ di fumo negli occhi: spinti da un Donnarumma paratutto, da uno Spinazzola in stato di grazia (almeno finché non si è infortunato), da un Jorginho caricato a pallettoni dalla vittoria della Champions e da un Chiesa indemoniato. Ma finita l’estate, sono tornati i soliti vecchi problemi. Prima il mancato primato in un girone di qualificazione alquanto abbordabile, con il pass per il Qatar lasciato ai cugini svizzeri. Poi la cocente eliminazione ai playoff contro la Macedonia del Nord. Facile criticare oggi, fare analisi su analisi, ma c’era chi, come Fabio Caressa, l’aveva pronosticato quasi un decennio fa.

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La profezia di Caressa sulla Nazionale

Si deve cambiare mentalità al più presto iniziava così l’analisi di Caressa a Sky Sport -. Le giovanili non devono pensare solo a vincere i campionati ma la priorità deve essere portare giocatori in prima squadra e quindi in Nazionale maggiore. Servono investimenti seri nelle scuole: perché i miei figli non devono avere a scuola strutture adeguate per fare sport?! L’Inghilterra ha investito miliardi prima e dopo le Olimpiadi. Perché non si usano i campi di calcio delle strutture private che le mattine sono vuote. Servono idee nuove, fuori da una politica antica. Possibile che il calcio debba ancora vivere nell’iperuranio mentre la società progredisce?“.

Poi Caressa concludeva dando una serie di soluzioni per guarire il nostro calcio: “Bisogna andare a trovare i talenti a Pozzuoli, al Sud Italia, in Veneto, dove ne sono usciti tanti. Eravamo dei grandissimi produttori di calciatori. Adesso non scandalizziamoci se i nostri giocatori vanno all’estero.

Perché gli italiani vengono sottovalutati rispetto agli stranieri? Qual è il motivo? Possibile che non ci sono più giocatori buoni in Italia?! Improvvisamente ci siamo dimenticati come si gioca a calcio?! Nelle scuole calcio secondo voi insegnano come ai tempi di Costacurta: come si tiene l’uomo, come si marca? No, si ragiona: ‘se sei grosso giochi, se sei piccolo stai fuori, perché quello grosso mi fa vincere i piccoli campionati e mi fa fare carriera come allenatore’. Il sistema non funziona più, o lo cambiamo adesso o prepariamoci a 10 anni di fallimenti“.

Rivoluzioni non ce ne sono state e la profezia di Caressa purtroppo si è avverata. Riuscirà il calcio italiano a cambiare rotta dopo quest’ennesima ultima(?) delusione? Appuntamento tra 4 anni, auspicandoci di non ritrovarci a parlare degli stessi argomenti.

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