Acerbi lettera ai laziali: “Mi sento solo…”

“La partita con il Milan è stata per tutti un frullatore di emozioni e frustrazioni e così, dopo un’iniziale reazione dettata dall’istinto, ho deciso di prendermi 48 ore per riflettere e trovare le parole giuste per condividere i miei pensieri e le mie sensazioni, a cuore aperto. Non ho la pretesa che vengano condivisi, ma la speranza che quantomeno vengano ascoltati e compresi”. Inizia così la lettera di Francesco Acerbi ai laziali pubblicata sul Corriere dello Sport. Il difensore ha sentito di doversi confrontare (perlomeno in forma epistolare) con i supporters biancocelesti che dopo la partita contro il Milan l’hanno preso di mira mettendo in discussione la sua professionalità.

I motivi della rottura con la tifoseria laziale

Ma come mai Francesco Acerbi è passato dall’essere l’idolo dei tifosi ad essere fischiato da buona parte dell’Olimpico? Il rapporto si è iniziato a incrinare due anni fa, quando dal ritiro dalla Nazionale minacciò di lasciare la Lazio se non gli avesse rinnovato il contratto. In un periodo in cui la pandemia aveva messo a dura prova le casse societarie di tutti i club del mondo, le sue richieste apparvero esose. Alla fine il rinnovo arrivò, ma agli occhi dei tifosi Acerbi non era più il leader leale senza macchia.

La situazione è degenerata, però, quando a seguito di una serie di prestazioni deludenti, i tifosi lo fischiarono in un Lazio Genoa e lui dopo aver segnato zittì la curva. Un gesto a cui seguirono dichiarazioni post partita poco simpatiche: “Me ne frego di cosa pensa la gente“, ipse dixit.

Acerbi zittisce i tifosi laziali dopo il gol al Genoa

Ne seguì un comunicato della Curva Nord che recitava: “Acerbi ha zittito la curva nella partita scorsa dopo mesi di sostegno a oltranza. Oggi aveva l’occasione, da uomo, di scusarsi sotto al settore ospiti occupato da 3mila tifosi Laziali (in occasione di Venezia Lazio, ndr). A fine partita invece, come un coniglio, mentre gli altri giocatori sono venuti ad esultare con noi, lui se ne è andato via. Si è tirato indietro quando sarebbero bastate scuse sincere. A noi che Acerbi sia un giocatore importante per la rosa della Lazio non importa nulla. Per noi contano il sudore, la grinta e il rispetto. Ecco perché, da oggi, Francesco Acerbi non è più gradito qui a Roma. Fino a quando sarà qui, verrà fischiato, in ogni partita!”.

Acerbi lettera ai laziali

acerbi ride dopo il gol del milan
La risata di Acerbi dopo il gol di Tonali al 92′ in Lazio Milan

Ma se fino a domenica scorsa, metà del popolo laziale lo difendeva dalle critiche, il sorriso dopo il gol di Tonali, ha fatto infuriare tutti, ma proprio tutti. Acerbi ha cercato di spiegare sui social che si trattava di una risata nervosa, ma nessuno gli ha dato credito. Ecco perché la pubblicazione della lettera sul Corriere dello Sport.

Purtroppo da qualche mese vivo una situazione a livello personale che non mi sarei mai aspettato di vivere. Avverto una sensazione di solitudine che umanamente mi ferisce – scrive il calciatore -. Con questo non intendo puntare il dito contro nessuno: è una mia sensazione personale che sicuramente non mi può lasciare indifferente, in campo e fuori. Ma in un momento di difficoltà, la mia famiglia mi dà equilibrio e serenità per affrontare comunque tutto a testa alta”.

Il luogo comune nei confronti dei calciatori è che il nostro lavoro e i nostri guadagni ci rendano immuni agli stati emotivi – positivi e negativi – che caratterizzano la normalità di un essere umano. E per questo si tende a giudicare il calciatore come se fosse privo di emozioni e sentimenti, che nel nostro lavoro sono spesso molto forti e contrastanti. Spesso sbagliamo anche noi, siamo esseri umani, è giusto ricordarlo sempre.

Non mi sono mai sottratto ai miei doveri e alle mie responsabilità perché sono un uomo e un padre di famiglia, prima ancora che un calciatore. Per questo ho sempre accettato oneri e onori del mio lavoro, ben consapevole che le critiche per le prestazioni in campo fanno parte del gioco”.

Acerbi: “Non accetto illazioni”

Il difensore ha spiegato cosa gli fa male: “Ciò che non posso accettare sono le illazioni sulla mia integrità personale e professionale, sulla mia serietà e sul mio impegno a difesa dei colori della Lazio, con o senza la fascia di capitano al braccio. Dopo la partita con il Milan ho letto e sentito insinuazioni assurde che non posso e non voglio accettare. E il solo fatto di essere qui a dover difendere la mia integrità e la mia professionalità, mi ferisce profondamente.

Non sono perfetto, non sono un robot, ma sono una persona seria e un calciatore leale. E su questo non si dovrebbe nemmeno discutere.

Non dimentico ogni singolo istante di questi anni alla Lazio, in cui ho rappresentato un punto di riferimento e ho ricevuto stima, affetto e sostegno, arrivando a indossare con orgoglio la fascia di capitano. Porterò questi ricordi sempre con me, non c’è critica o contestazione che possano cancellare tutto ciò che ho ricevuto in questi anni.

Ovviamente sono dispiaciuto per tutto ciò che è successo in passato e per le tensioni che ne sono derivate nell’ultimo periodo. Mi sono scusato più volte per gli episodi in cui ho commesso qualche errore, per eccessiva impulsività e poca lucidità.

Il futuro, per quanto mi riguarda, è la prossima partita con la maglia della Lazio, quella che ho sempre onorato e indossato con orgoglio. Mi piacerebbe che tutti insieme potessimo voltare pagina, almeno per concludere la stagione nel migliore dei modi, con dignità e rispetto reciproco”.

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