Mané disposto a morire in campo per il suo Senegal: “Mi sarei assunto le responsabilità, hanno detto no”

Sadio Mané disposto a morire in campo per il suo Senegal. Il giocatore, durante gli ottavi di finale di Coppa d’Africa tra la sua nazionale e Capo Verde, si è infortunato alla testa. Nonostante la commozione cerebrale, non era disposto a saltare i quarti di finale della competizione. Il giocatore ha proposto quindi di firmare un accordo con i medici del club e con la Federazione per assumersi tutte le responsabilità in caso di morte.

Mané e l’infortunio alla testa

Mané si è infortunato alla testa dopo essersi scontrato con il portiere capoverdiano Vozinha negli ottavi di finale di Coppa d’Africa. L’estremo difensore ha abbandonato subito il campo ed è stato trasportato in ospedale, l’esterno senegalese invece ha continuato a giocare fino a quando non ha avuto un malore e il CT è stato costretto a sostituirlo. Il 30enne, per sicurezza, è stato trasportato in ospedale per accertamenti. 

Nel frattempo, il Senegal ha vinto contro Capo Verde ed è arrivato ai quarti di finale. Mané, considerata la commozione cerebrale, era in dubbio. Il suo club dell’epoca, il Liverpool, aveva scritto alla Federazione senegalese e alla FIFA per assicurarsi che il giocatore riposasse per almeno cinque giorni. Peccato che Sadio avesse altri piani in mente. Il 30enne infarti, se avesse seguito le indicazioni dei Reds e dei medici, avrebbe saltato lo scontro dei quarti di finale. E lui non era disposto a perdersi il match. Era così determinato a giocare che era disposto a rischiare la vita.

A raccontarlo è lui stesso a Pro Direct Soccer France: “Quando mi sono infortunato contro Capo Verde e ho avuto una commozione cerebrale, non ne ho mai parlato di quel giorno, il Liverpool ha messo sotto pressione la federazione e ha scritto una lettera alla Fifa dicendo che avevo bisogno di almeno cinque giorni di riposo, quindi ciò significava che dovevo saltare i quarti di finale. Anche il nostro medico della nazionale voleva seguire quelle regole. Quando me lo hanno detto, ho chiamato l’allenatore e gli ho detto ‘Il dottore non vuole che giochi ma devi mettermi negli 11 titolari’“.

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Il senegalese disposto a tutto pur di giocare

Una richiesta impossibile. Mané, però, era disposto anche a morire e a prendersi tutte le responsabilità: “Era circa l’una o le due del mattino, tutti sono andati nel panico e ho detto ‘Mister, so che anche tu hai paura. Basta scrivere una lettera in cui dico che ho giocato per mia volontà, nel caso muoio o per qualunque cosa accada. Tutti erano tesi. Non ho firmato il foglio, alla fine hanno detto ‘no, no, non è possibile’, ma ero pronto a farlo. Il dottore ha detto ‘Va bene, facciamo una scansione domattina’”.

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Alla fine, Mané è riuscito a scendere in campo: Al mattino abbiamo fatto la scansione, l’abbiamo inviata alla Confederation of African Football, hanno controllato con il medico e non c’era niente quindi il dottore ha detto ‘Va bene, puoi giocare’. Vedermi firmare un accordo sarebbe stato complicato anche per lui. Grazie a Dio è andato tutto bene”. Il 30enne è diventato poi l’eroe del Senegal segnando il rigore vincente nella finale contro l’Egitto.

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