Cragno a cuore aperto: “Balbetto. Pazienza, io sono questo. Non sono i difetti a delinearci”

Alessio Cragno da qualche settimana è ufficialmente il nuovo portiere del Monza di Berlusconi e Galliani, ed è pronto a buttarsi nella nuova esperienza come da sempre è abituato a fare tra i pali della sua porta. E anche nella vita. Da tempo infatti si conoscono i problemi di balbuzie del 28enne di Fiesole, venuti alla luce soprattutto in occasione di un episodio accaduto lo scorso anno in occasione di Empoli-Cagliari. Cragno con questo problema ci convive e per lui non è più un peso, e ha voluto scrivere una lettera al sito Cronache di Spogliatoio per raccontare la sua storia cercando così anche di aiutare chi condivide con lui questa difficoltà.

La lettera di Cragno

Sono Alessio Cragno. Balbetto. Pazienza“. Si conclude così la bella lettera scritta dall’estremo difensore del Monza, in cui ha raccontato la sua convivenza con la balbuzie. Una convivenza difficile, soprattutto da piccolo, ma della quale adesso non ha paura di parlare: “Da ragazzino mi preoccupavo, mi sono anche chiesto cosa pensassero di me che balbetto. Poi mi sono detto: ‘Io sono questo, non succede niente“. Un problema sorto subito, da quando Alessio ha iniziato a parlare: “Tutta colpa del diaframma. Del mio stato emotivo. Ho provato a curarle, e lo faccio ancora adesso. Vado dalla logopedista. Quando hai 6 anni, prendi tutto come un gioco (…) Ora ho maggiore consapevolezza di quello che faccio”.

Le intervista, un incubo

Per un ragazzo con un problema con il suo, parlare in pubblico era quasi un tormento: “A 16 anni ho approcciato alle prime interviste nella Prima Squadra del Brescia“, ha raccontato Cragno nella lettera. “Sei in piazza, alla presentazione della squadra, e qualcosa devi dire. Sei il più piccolo, ed è la prima volta che parli davanti a tanta gente. Lì si è palesato il mio incubo: il microfono. Il microfono è bastardo perché, mentre parli, non senti direttamente la tua voce, ma la ascolti dalle casse. Tremendo“.

Un modello per tante persone

Con la sua capacità di affrontare questo problema, di parlarne e di minimizzarlo, Cragno è diventato un punto di riferimento per tanti giovani che si trovano nella sua stessa situazione: “Sono questo: parlo, balbetto, vado in diretta tv e faccio le interviste balbettando. Capita che, una volta rientrato negli spogliatoi, trovi qualche messaggio su Instagram: ‘Ciao, ti ho visto, ma come fai? Soffro del tuo stesso problema e mi vergogno nell’approcciare alle persone’. Ne patiscono, come me, oppure sono i genitori di quei ragazzi che hanno la mia stessa caratteristica. Mi dicono ‘grazie’ perché mi vedono sereno e prendono coraggio“.

Serve autoironia

Un’arma per superare questa difficoltà è sicuramente quella dell’ironia: “Lo spogliatoio è un minestrone“, prosegue la lettera. “C’è quello senza capelli, quello senza un dente, quello che ha avuto un’altra roba… e di conseguenza com’è giusto che sia ci finisco anch’io dentro. Magari ti incazzi, e nel mentre ti incarti e qualcuno ti fa una battuta. Scoppiamo tutti a ridere e stop. Dipende da come la vivi: se male, e ci scherzi sopra, peggiori. Un po’ di autoironia non ha mai ammazzato nessuno. Mi reputo una persona permalosa, ma non su questo. Se lo fossi anche sulla balbuzie sarebbe la fine. Non ne vale la pena“.

In porta è tutto diverso: “In campo scompare. Perché urlo, e quando urlo non mi succede. Così come quando canto. Sono frasi corte, e seguono una linea, un ritmo. Se riesco a mantenere una respirazione costante, parlando a cantilena, difficilmente balbetto“. Da sottolineare lo stupendo messaggio di inclusione inserito dal portiere nella missiva: “Non sono i vostri difetti fisici a delinearvi. Le persone che davvero tengono a voi vi aspetteranno. Quei 10 secondi a fine frase non cambieranno la vita né a loro, né a voi“.

Un grande portiere. Una gran bella persona. In due parole: Alessio Cragno.

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