ESCLUSIVA – Bernardeschi: “Ancora ho i brividi per l’Europeo. Juve? Che colpi! Ecco perché sono andato via…”

Da poco meno di due settimane Federico Bernardeschi è volato in Nord America raggiungendo Insigne e Criscito nella franchigia più italiana della MLS, Toronto FC. Le prime due apparizioni dell’ex Juventus con la sua nuova maglia lo hanno fatto immediatamente entrare nel cuore dei tifosi: goal e assist all’esordio, addirittura assist di trivela nella sua seconda partita. Un’avventura iniziata davvero con il piede giusto per il 28enne di Carrara.

La redazione di ChiamarsiBomber ha intervistato Bernardeschi per saperne di più sulla sua nuova sfida americana. A condurre l’intervista Lisa Offside, che ha posto tante domande all’esterno toscano, il quale ha risposto direttamente dalla sua villa virtuale del metaverso di The Nemesis.

Come ti sei approcciato al mondo del metaverso?

“Sono felicissimo di essermi approcciato a questo nuovo mondo, se non sbaglio sono il primo calciatore ad aver annunciato la sua nuova squadra nel metaverso e ne vado orgoglioso. Ora faremo tante altre attività proprio attraverso il metaverso, una delle quali sarà un’asta di beneficenza con in palio la mia prima maglietta usata nel Toronto. Attraverso The Nemesis mi piacerebbe interagire il più possibile con la mia community, farmi conoscere anche come uomo e togliere qualche curiosità a chi è interessato. Penso di essere un ragazzo che ha tanto da dare, mi farebbe tanto piacere”.

Bernardeschi intervistato da Chiamarsi Bomber su Nemesis

Perché hai considerato il tuo ciclo italiano finito?

“Finito da un certo punto di vista. È finito un percorso, la vita è fatta di cicli e quando se ne chiude uno bisogna aprirne un altro. Ho fatto questa scelta perché sentivo che essendo stato in un top club italiano e avendo vinto tantissimi trofei col club e con la Nazionale avevo davanti a me due strade: continuare a livello europeo dove avevo già raggiunto tanto o aprire un ciclo completamente nuovo, mettendomi alla prova. A me le sfide piacciono e ho deciso di provarci”.

Bernardeschi

Come vi gestirete i rigori a Toronto tra te Insigne e Criscito?

“Diciamo che la mia esperienza con i rigori non è proprio negativa, in carriera ne ho sbagliato solo uno (parato da Handanovic, ndr), non mi lamento per la mia media. Quindi li tirerò io (ride ndr)”.

Quali sono i tuoi obiettivi personali?

“Sono i più alti possibile, bisogna sempre puntare in alto: se raggiungi la cima sono tutti felici, se non va benissimo puoi sempre cercare di migliorare”.

Nella vita di un calciatore ci sono tanti momenti difficili: come si gestiscono?

“Ognuno ha il proprio metodo e gestisce le cose in maniera differente. Di momenti difficili ne ho passati tanti e di sicuro ne passerò ancora, ma è giusto così. La mia esperienza mi ha insegnato che si cresce molto di più nei momenti difficili che in quelli positivi. È in quei momenti che ti rendi conto di quanto puoi dare e su cosa puoi fare affidamento, in una continua lotta contro te stesso e la tua testa. Quando si esce da un momento difficile è una doppia vittoria”.

Secondo Bernardeschi un giovane calciatore come dovrebbe gestire i social?

“Sono un’arma a doppio taglio. Nella vita gli eccessi non vanno mai bene e si vince quando si riesce a costruire un equilibrio personale. I social sono uno strumento meraviglioso che di sicuro ci ha agevolato la vita e che ha permesso agli sportivi di farsi conoscere il più possibile. Però non tutto è rosa e fiori come appare lì, in realtà la vita non è questo: è un continuo cadere e rialzarsi, vincere e perdere. Il social va usato bene, non deve diventare un gioco eccessivo che confuti la realtà. Ad un giovane con la passione e il talento per il calcio consiglio di concentrarsi più su quello che sul resto”.

Come valuti la crescita dei ragazzi nei settori giovanili?

“Negli ultimi anni purtroppo i settori giovanili sono stati un po’ abbandonati. Quando ero piccolo io giocavo per strada ed è lì che ho imparato. Poi ci si affidava alle scuole calcio. Oggi i ragazzi stanno perdendo il senso del divertimento, di fare a “botte”, nel senso buono del termine, tornare a casa sporchi e con le ginocchia sbucciate. Tutte cose che almeno per me hanno fatto parte di un’infanzia meravigliosa. Adesso i bambini hanno tutti il cellulare, la PlayStation, stanno sui social, ma come dicevamo prima nella vita ci vuole equilibrio. I bambini devono uscire: non si impara a giocare a calcio giocando su Fifa…”.

Bernardeschi ai tempi delle giovanili della Fiorentina

La vittoria dell’Europeo è stata la tua più grande gioia sportiva?

“Assolutamente, senza alcun dubbio. È stata una cosa pazzesca di cui ancora non ci rendiamo conto. Lo capiremo una volta che saranno finite le nostre carriere. Se chiudo gli occhi potrei raccontare esattamente le sensazioni che ho vissuto a Roma con un milione di persone per strada. Delle emozioni incredibili, mi ritengo molto fortunato ad aver vissuto tutto questo tramite la mia passione. Noi come Nazionale abbiamo vinto l’Europeo grazie al gruppo, c’era uno spirito pazzesco. Tutti remavano nella stessa direzione, dai titolari a chi andava in tribuna. Quella è stata l’arma vincente”.

Qualche aneddoto su quella meravigliosa cavalcata?

“Racconto questa, non so se sia già uscita. Stavamo tornando dalla partita contro l’Austria, una vittoria sofferta e difficile. C’era un viaggio lunghissimo al ritorno e siamo tornati alle 6 del mattino a Firenze. Io ho giocato lì e ho ancora tanti amici, allora mi viene l’idea di ordinare 50 cornetti da un mio amico. Una volta arrivati ci siamo mangiati tutto ed eravamo felici, nonostante fossimo sfiniti. È stato una bel momento, siamo andati al letto con il dolce in bocca”.

Cosa pensava Bernardeschi prima di calciare i rigori agli Europei?

“L’agitazione c’è sempre. Io sono una persona che non vede l’ora di fare le cose, non mi piace aspettare, mi fa salire l’ansia. Ero molto concentrato, quando tirava la Spagna pensavo a me stesso, quando tiravamo noi cercavo di dare il mio ‘contributo’ emotivo. Arrivato il mio turno ricordo l’agitazione mentre camminavo verso il dischetto, però è tutto andato via quando ho preso il pallone in mano. Sapevo già dove tirare, avevo già deciso”.

Come sta il tuo cane? Ricordo ancora lo scherzo in tv…

“Sta benissimo, ma quella volta mi presi un bello spavento. Ero tornato la mattina presto dal viaggio in Arabia Saudita per la Supercoppa con la Juve e ho dovuto aspettare fino alle 7 che aprisse il veterinario, per poi scoprire che era tutta una presa per il c***…”.

Il giocatore più forte contro cui hai giocato e il miglior compagno di squadra?

“Ho giocato contro Messi più di una volta ed è in assoluto il più forte contro cui ho giocato. Ho affrontato tantissimi altri campioni, ma Messi è inarrivabile. Il difensore più forte? A livello di marcatura Chiellini e Koulibaly. Il compagno più forte è un po’ scontato, Cristiano. È il giocatore da cui ho imparato di più. Per chi ci gioca assieme è una fonte importantissima da cui apprendere. Un fuoriclasse assoluto, averlo in squadra è importante soprattutto a livello di personalità e attitudine”.

Un’opinione sulla nuova Serie A e sulla Juventus?

“La Juve è la Juve. Può sbagliare un anno, può sbagliarne due, ma rimane sempre la Juve, lotta e lotterà sempre per vincere. Pogba è un grandissimo giocatore; per Di Maria parla la sua carriera; Bremer è stato il miglior difensore della Serie A. Con questi tre nomi la Juve è una seria candidata al titolo. Ovviamente l’Inter è una grandissima squadra con tanti giocatori che giocano insieme da anni. Ha ripreso Lukaku che in Italia ha fatto la differenza”.

“Il Napoli gioca bene, e la Roma ha preso un grande giocatore come Dybala, può essere la sorpresa. Il Milan ha un grande spirito di gruppo, Pioli è stato un maestro in questo”. Sulle prime 4 Bernardeschi ha le idee chiare: “Juventus, Inter, Milan, Roma. Quinto il Napoli e sesta l’Atalanta. Poi la Lazio. La sorpresa? Il Monza: Berlusconi e Galliani sanno il fatto loro, sono vincenti nel dna. Sarà la squadra rivelazione”.

Dybala

Dove si vede Bernardeschi tra 10 anni?

“Non lo so, mi piace vivere al presente, secondo me la vita è vivere e godersi l’attimo. Troppo spesso si pensa al futuro e al passato senza godersi il presente. Sicuramente mi piacerebbe fare il padre di famiglia, poi chissà, magari un giorno l’imprenditore”.

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