Iran, questione diritti delle donne, Azmoun accusa: “Non ci è permesso parlare, ma non posso più tacere”

Sono giorni che in Iran imperversano proteste rivoluzionarie, scoppiate in seguito alla sospetta morte di Masha Amini, ragazza curdo-iraniana di 22 anni deceduta in ospedale dopo l’arresto da parte della ‘polizia della morale che l’aveva accusata di indossare il hijab, il copricapo islamico, in modo giudicato “inappropriato”. Proteste che il regime sta reprimendo nel sangue. Sulla scia di quanto sta accadendo nel loro paese l’attaccante del Bayer Leverkusen Sardar Azmoun e l’ex professionista e leggenda del calcio iraniano Ali Karimi hanno espresso pubblicamente la loro solidarietà al movimento di protesta.

Azmoun si ribella

Con Sardar Azmoun il movimento di protesta in Iran ha guadagnato un altro famoso sostenitore. L’attaccante del Leverkusen ha espresso pubblicamente solidarietà ai manifestanti nel suo paese d’origine tramite una storia Instagram. Nella sua dichiarazione ha confermato innanzitutto che la nazionale iraniana sta esercitando una forte pressione sui propri giocatori affinché non pubblichino nulla a riguardo: “A causa delle regole della nazionale – ha scritto – non ci è permesso dire nulla fino alla fine del nostro attuale ritiro, ma non posso più sopportare il silenzio“.

Se vogliono rimuovermi dalla squadra, è il sacrificio per un solo capello di una donna iraniana“, ha proseguito il centravanti ex Zenit San Pietroburgo nella sua storia. “Questo post non può essere cancellato in nessun caso. Vergognatevi tutti per la facilità con cui uccidete le persone. Lunga vita alle donne iraniane”. Poco dopo, l’account Instagram di Azmoun è stato misteriosamente cancellato. Due ore dopo sia la storia che il post contenente la sua dichiarazione erano di nuovo accessibili. Lunedì mattina, invece, tutti i post, che siano foto o storie, non c’erano più.

La denuncia di Ali Karimi

Prima di Azmoun, sull’argomento si era espresso anche Ali Karimi, vero eroe nazionale iraniano, terzo di sempre per numero di presenze con la maglia del suo paese. Attraverso i suoi canali social ha pubblicato i video delle proteste contro il governo e chiare critiche alla sanguinosa repressione attuata dal regime. “Non aver paura delle donne forti. Forse verrà il giorno in cui saranno loro il tuo unico esercito“, aveva scritto qualche giorno fa su Twitter. Post in seguito al quale le Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero addirittura chiesto il suo arresto.

Nazionale divisa

Nel frattempo sembra proprio che la nazionale, che giocherà i prossimi Mondiali in Qatar, sia totalmente divisa sull’argomento, con alcuni giocatori che appoggiano la posizione di Azmoun e Ali Karimi e molti altri (sostenuti dalla Federcalcio) che invece sostengono le idee governative. Una spaccatura che sta creando non pochi problemi all’interno dello spogliatoio, con i “ribelli” che spingerebbero addirittura per il boicottaggio della Coppa del Mondo. Nel frattempo la repressione nel paese continua, con l’agenzia di stampa Reuters ha finora contato 41 morti e 733 feriti.

Azmoun

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