L’incredibile doppia vita dell’ex procuratore degli arbitri D’Onofrio tra finte lauree e traffico di droga

Ha destato grandissimo scalpore la notizia dell’arresto di Rosario D’Onofrio, ormai ex presidente della procura dell’Aia, l’Associazione nazionale arbitri, in manette per traffico internazionale di droga. Un personaggio al di sopra di ogni sospetto, e di cui invece sta venendo a galla una doppia vita fatta di menzogne, finte lauree e condanne pregresse per lo stesso tipo di reato. Uno scandalo che sta provocando un vero e proprio terremoto.

La doppia vita di D’Onofrio

Un professionista impeccabile, ex ufficiale medico dell’Esercito, apprezzato e elogiato da tutti tanto da meritarsi nel Luglio scorso il premio “Concetto Lo Bello“. Questo il profilo di Rosario D’Onofrio, o perlomeno la faccia che l’ex presidente della procura dell’Aia mostrava. Dietro quel volto integerrimo invece si celava “Rambo“, come era conosciuto nel mondo della droga e degli spacciatori, e un arresto datato Maggio 2020 per possesso di un carico di ben 40kg di marijuana. Ma anche sulla sua professione di ufficiale dell’Esercito e su quella di arbitro, a scavare bene, si trovano oscure incongruenze.

Rosario D'Onofrio

La sospensione dall’Esercito

D’Onofrio non esercitava più la professione di medico militare, ma non per sua volontà: era stato infatti sospeso in quanto i vertici dell’Esercito avevano scoperto che non aveva mai conseguito la laurea in medicina. Per quanto riguarda la professione di arbitro e di procuratore arbitrale poi, essa si era chiusa lo scorso Ottobre con un deferimento per non aver attuato un procedimento disciplinare nell’ambito della vicenda relativa all’assistente Avalos. Una storia decisamente complicata, e di cui probabilmente solo una parte di verità è venuta a galla.

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