“Ausilio dava fastidio”: la Gazzetta svela un incredibile retroscena sul ds dell’Inter. Il problema del contratto è solo la punta dell’iceberg

Ha fatto discutere la decisione di Piero Ausilio e dell'Inter di dividersi dopo 28 anni, ma secondo la Gazzetta dello Sport il problema della durata del contratto è solo la punta dell'iceberg di un problema che ha radici più profonde.

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Una delle storie più lunghe e significative dell’Inter moderna è arrivata al capolinea. Piero Ausilio lascia il club nerazzurro dopo quasi tre decenni, chiudendo un percorso iniziato quando era poco più che un ragazzo e culminato con alcuni dei più grandi successi della storia recente interista. Dal Triplete agli ultimi tre scudetti, il dirigente ha attraversato epoche, proprietà, allenatori e generazioni di calciatori, diventando una delle figure più riconoscibili dell’ambiente nerazzurro.

L’addio, però, arriva in maniera molto meno prevedibile rispetto a quanto si potesse immaginare. Il rinnovo del contratto sembrava destinato a essere una formalità, ma le trattative hanno preso una direzione diversa fino alla decisione di separarsi. Non sarebbe stata soltanto una questione di durata dell’accordo: dietro la rottura ci sarebbero anche dinamiche legate ai rapporti costruiti da Ausilio nel corso della sua lunghissima esperienza.

Dal Triplete agli ultimi tre scudetti

Ausilio è stato protagonista, con ruoli differenti, di alcune delle stagioni più vincenti della storia recente nerazzurra. Era vice direttore sportivo nell’anno del Triplete, quando l’Inter conquistò Champions League, campionato e Coppa Italia.

Negli anni successivi ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie sportive del club, diventando direttore sportivo e contribuendo alla costruzione delle squadre che hanno conquistato gli ultimi tre scudetti dell’Inter.

Nel corso della sua esperienza sono arrivati a Milano numerosi giocatori di livello internazionale. Non tutte le scelte si sono rivelate vincenti, naturalmente, ma il bilancio di quasi trent’anni di lavoro racconta una figura profondamente legata alla crescita dell’Inter.

L’Inter perde un uomo che conosce il club come pochi

Il principale interrogativo legato all’addio riguarda ora ciò che l’Inter perderà insieme ad Ausilio. Il dirigente conosce infatti il club in ogni sua sfaccettatura e ha costruito nel tempo una rete di rapporti molto ampia nel mondo del calcio internazionale.

Una conoscenza del mercato maturata attraverso decenni di attività e che gli ha permesso di muoversi tra società, procuratori e interlocutori internazionali con un’esperienza difficilmente replicabile nel breve periodo.

Baccin raccoglie un’eredità pesante

A raccogliere il testimone sarà Dario Baccin, dirigente cresciuto professionalmente anche grazie al percorso condiviso con Beppe Marotta e con lo stesso Ausilio.

Per lui si apre adesso una vera e propria prova del fuoco. Prendere il posto di un dirigente rimasto all’Inter per quasi trent’anni significa raccogliere un’eredità importante, soprattutto in una fase nella quale le scelte sul mercato avranno un peso sempre maggiore sulle ambizioni del club.

Il rinnovo sembrava vicino, poi la svolta

L’addio di Ausilio arriva inoltre in maniera tutt’altro che scontata. Da tempo era noto che il dirigente dovesse rinnovare il proprio contratto, ma le trattative non procedevano con la linearità che aveva caratterizzato il passato.

Nonostante questo, fino a poco tempo fa sembrava prevalere la convinzione che alla fine si sarebbe arrivati a un nuovo accordo. “Rimane, si diceva”, perché la separazione appariva difficilmente immaginabile dopo una storia così lunga.

Alla fine, però, qualcosa si è rotto e le distanze sono diventate impossibili da colmare.

Non solo la durata del contratto: cosa c’è dietro l’addio

Tra gli elementi che avrebbero pesato sulla mancata intesa c’è innanzitutto la durata del nuovo contratto. Ausilio avrebbe preferito un accordo triennale, mentre sul tavolo sarebbe rimasta l’ipotesi di un rinnovo annuale.

Ma la questione contrattuale, secondo questa ricostruzione, non sarebbe stata l’unica ragione della separazione.

Secondo la Gazzetta dello Sport, a incidere è stata anche la rete di rapporti costruita da Ausilio nel corso della sua lunghissima esperienza, sia all’interno del mondo del mercato sia in quello dei media. Una rete molto ampia e consolidata che, secondo questa ricostruzione, avrebbe finito per “dare fastidio a qualcuno”.

Ora per l’Inter comincia una nuova era

L’addio di Ausilio non rappresenta dunque soltanto la partenza di un direttore sportivo. Significa chiudere una storia iniziata quasi trent’anni fa e aprire una nuova fase.

Baccin avrà il compito di raccogliere un’eredità enorme, mentre l’Inter dovrà fare a meno di uno degli uomini che più a lungo hanno conosciuto e accompagnato l’evoluzione del club. Un cambiamento profondo, destinato inevitabilmente a lasciare il segno sulle prossime strategie nerazzurre.


Fabrizio Piepoli

Fabrizio Piepoli

Direttore Responsabile

Direttore Responsabile di Chiamarsi Bomber. Giornalista pubblicista con oltre un decennio di esperienza nel settore del digital publishing sportivo. Coordina la linea editoriale della testata, assicurando l'accuratezza dell'informazione e l'integrità giornalistica. Esperto di strategie media e comunicazione sportiva, guida lo sviluppo della testata giornalistica dal 2018.