Giraudo rompe il silenzio dopo 20 anni: “Calciopoli nata dall’invidia, la Juve poteva evitare la Serie B”

Antonio Giraudo torna a parlare dopo 20 anni: Calciopoli, gli Agnelli, Moggi e la Serie B. Poi promuove la nuova Juventus di Elkann.

L'ex dirigente della Juventus Antonio Giraudo
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Antonio Giraudo torna a parlare. A vent’anni da Calciopoli e in occasione del suo 80° compleanno, l’ex amministratore delegato della Juventus ha concesso una lunga intervista a La Stampa, nella quale ha ripercorso la vicenda che ha segnato la fine della sua esperienza in bianconero e nel calcio italiano in generale.

Dalle accuse sullo scandalo del 2006 ai rapporti con la famiglia Agnelli, passando per Moggi, la Serie B e l’attuale Juventus: Giraudo ha affrontato praticamente tutti i temi più delicati della sua storia nel calcio.

Giraudo: “Calciopoli figlia dell’invidia”

Il passaggio più forte dell’intervista riguarda inevitabilmente Calciopoli. Giraudo, radiato dalla FIGC nel 2011, rivendica la propria posizione e sottolinea come il procedimento ordinario a suo carico sia arrivato alla prescrizione. L’ex dirigente sostiene inoltre che, a suo giudizio, non ci fossero elementi sufficienti per dimostrare un suo coinvolgimento diretto nelle telefonate più rilevanti e ricorda che il sorteggio arbitrale era stato considerato regolare.

Parlando dello scandalo, la sua ricostruzione è durissima: “Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo“.

Giraudo sostiene che il vero effetto di Calciopoli sia stato quello di indebolire ulteriormente il calcio italiano. Nella sua lettura, inoltre, i lunghi procedimenti non avrebbero dimostrato l’alterazione di un campionato.

“Con l’Avvocato in vita non sarebbe successo”

Un altro punto centrale dell’intervista è il rapporto con Gianni Agnelli e con Umberto Agnelli. Giraudo ritiene che la presenza dei due esponenti della famiglia avrebbe potuto cambiare completamente il modo in cui la Juventus avrebbe affrontato quella stagione drammatica. La sua convinzione è netta: “Non sarebbe successo nulla di quello che è successo“.

Secondo Giraudo, la Juventus venne seguita, intercettata e spiata in un modo che, a suo giudizio, non sarebbe stato possibile se l’Avvocato e Umberto fossero stati ancora presenti. L’ex amministratore delegato critica anche la scelta del club di accettare la Serie B e la strategia adottata dalla società in quegli anni, definendo quell’atteggiamento un errore di valutazione enorme.

La Serie B? “Errore di valutazione enorme”

Nel racconto di Giraudo c’è spazio anche per una critica molto pesante alla Juventus dell’epoca. L’ex amministratore delegato non nasconde di essere rimasto perplesso dalle decisioni prese dalla società durante Calciopoli, in particolare dalla scelta di accettare la retrocessione in Serie B. La sua posizione è chiara: “L’errore di valutazione fu enorme”.

Giraudo contesta anche il modo in cui vennero affrontate alcune vicende giudiziarie e ricorda come, a suo giudizio, la società abbia assunto determinate decisioni senza avere ancora una visione completa del materiale investigativo.

“Nella Triade comandavo io”: il retroscena su Moggi

Particolarmente interessante è poi il capitolo dedicato alla cosiddetta Triade. Giraudo prende le distanze da una definizione diventata ormai storica e rivendica un ruolo gerarchico preciso all’interno della Juventus: “Comandavo io”.

L’ex dirigente spiega di essere stato alla guida di un gruppo di lavoro nel quale figuravano anche Roberto Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricola. Una ricostruzione che restituisce un’immagine diversa rispetto a quella tradizionale della Triade composta da Giraudo, Moggi e Bettega.

E proprio su Luciano Moggi arriva un’altra rivelazione. Secondo Giraudo, sia Gianni Gabetti sia Giampiero Boniperti non avrebbero voluto inizialmente l’ex direttore generale. Il suo ingresso sarebbe stato quindi il risultato di un compromesso, con limiti precisi sul piano formale.

Giraudo, pur prendendo le distanze da alcune modalità dell’ex dirigente, ne riconosce ancora oggi le qualità nella gestione del gruppo.

“Si è rovinato da solo” e la Juventus di oggi

Il giudizio su Moggi diventa invece molto più duro quando Giraudo parla della sua comunicazione pubblica. A suo avviso, la vanità e alcune dichiarazioni avrebbero finito per danneggiarlo personalmente e per creare problemi anche a chi lavorava con lui.

Poi il discorso torna al presente. Giraudo guarda con interesse alla nuova Juventus e giudica positivamente le scelte della società, a partire dall’attuale struttura dirigenziale: “Finalmente John Elkann ha scelto bene”.

L’ex amministratore delegato vede infatti una proprietà solida, un management adeguato, un allenatore e una squadra che possono rappresentare le basi per tornare competitivi.

Il calcio italiano e quella frase su “arbitropoli”

Giraudo non si limita però alla Juventus. Nell’intervista fotografa anche il declino del calcio italiano rispetto al 2006, ricordando come allora l’Italia fosse campione del mondo e prima nel ranking FIFA, mentre oggi il movimento vive una situazione molto più difficile. Tra stadi obsoleti, risultati internazionali e problemi economici, il giudizio è severo.

E proprio parlando del presente, Giraudo chiude con una frase destinata inevitabilmente a riaccendere discussioni e parallelismi con il passato: “Mi sembra si stia parlando molto di una certa ‘arbitropoli’. E che il telefono sia ancora caldo. O no?”.

A vent’anni da Calciopoli, dunque, Giraudo torna a parlare senza intenzione di archiviare quella pagina. La sua è una versione precisa e personale degli eventi, con un messaggio altrettanto chiaro: per lui, quella storia non è ancora definitivamente chiusa.