L’effetto Mondiale sulla Serie A: alla faccia dei “pochi soldi”, il dato sul calciomercato è impressionante!

goncalo ramos attaccante del Milan
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La Serie A ha chiuso il mercato estivo con una spesa complessiva di 1,15 miliardi di euro. Una cifra enorme che certifica la volontà dei club italiani di alzare il livello delle proprie rose dopo il “flop Mondiale” in cui c’erano soltanto 66 calciatori provenienti dalla Serie A, causa anche la mancata qualificazione della Nazionale italiana. Per comprendere il gap con gli altri campionati basta guardare ai numeri: 154 calciatori che hanno disputato l’ultimo Mondiale provenivano dalla Premier League, 94 dalla Bundesliga e 78 dalla Ligue 1.

Serie A, 1,15 miliardi spesi sul mercato

I venti club di Serie A hanno movimentato complessivamente 1,15 miliardi di euro durante la sessione estiva. Un dato che permette al campionato italiano di superare Bundesliga, Liga e Ligue 1.

La Bundesliga si è fermata a circa 779 milioni di euro, mentre la Liga ha raggiunto quota 746 milioni. Ancora più distante la Ligue 1, con circa 591 milioni investiti dai club francesi.

Davanti a tutti c’è però la Premier League, che ha trasformato ancora una volta il mercato in una dimostrazione di forza economica. I club inglesi hanno infatti superato quota 4 miliardi di euro, una cifra che da sola racconta la distanza ormai enorme rispetto agli altri campionati.

Milan e Juventus sono i club che hanno speso di più

A guidare la classifica degli investimenti in Serie A sono Milan e Juventus, entrambe reduci da una stagione deludente e intenzionate a ripartire.

I rossoneri hanno investito 165,05 milioni di euro, mentre la Juventus si è fermata a 164,35 milioni. Due cifre praticamente identiche, che testimoniano la portata delle rispettive operazioni di ricostruzione.

Sul terzo gradino del podio c’è la Fiorentina, con 150,30 milioni di euro spesi da Fabio Paratici per costruire una rosa profondamente rinnovata nell’anno del centenario viola.

Seguono la Roma, con 124,50 milioni, e l’Inter, che ha investito circa 101 milioni.

Più indietro il Napoli, fermo a 71,20 milioni, e il Como, che ha raggiunto quota 64 milioni a cui va aggiunto il riscatto di Nico Paz dal Real Madrid.

Interessante anche il dato del Venezia: la formazione neopromossa ha investito 44,50 milioni, diventando l’ottavo club italiano per spesa complessiva.

Tanti milioni, ma le prime scelte restano altrove

Il dato della spesa complessiva non deve però trarre in inganno. Perché dietro gli oltre 1,1 miliardi di euro investiti dalla Serie A emerge un problema ormai strutturale: i club italiani continuano ad avere difficoltà nell’ingaggiare le vere prime scelte del mercato internazionale.

L’acquisto più costoso della sessione è stato Gonçalo Ramos, arrivato al Milan dal Paris Saint-Germain per circa 74 milioni di euro.

Il portoghese rappresenta certamente un investimento importante, ma a Parigi non era riuscito a imporsi definitivamente come titolare. Nei suoi tre anni al PSG ha realizzato 45 gol in 131 presenze, numeri che raccontano comunque il profilo di un attaccante importante ma non ancora consacrato ai massimi livelli.

La Juventus ha invece puntato su Randal Kolo Muani, acquistato dal PSG per circa 41 milioni di euro. Anche in questo caso si tratta di un giocatore dal grande potenziale, ma reduce da una stagione complicata in prestito al Tottenham.

Juventus e Milan puntano sulle occasioni dei grandi club

Il mercato delle italiane sembra quindi seguire una logica precisa: acquistare giocatori importanti che, per diversi motivi, hanno perso spazio nei grandi club europei.

È il caso anche di Nick Woltemade, arrivato con un’operazione in prestito oneroso dopo essere stato acquistato dal Newcastle per una cifra superiore ai 90 milioni appena un anno prima.

Una strategia che ricorda quella adottata in passato con giocatori come Donyell Malen: calciatori dal curriculum internazionale, ma alla ricerca di una nuova occasione per rilanciarsi.

Milan e Juventus sperano che la Serie A possa diventare proprio questo: il campionato della rinascita.

Anche Inter e Napoli hanno pescato dagli esuberi

La difficoltà di arrivare ai titolari assoluti dei top club europei non riguarda soltanto Milan e Juventus.

L’Inter ha dovuto modificare i propri piani dopo il mancato arrivo di Palestra e ha rivolto l’attenzione verso profili come Spence, Curtis Jones e Stones. Nomi di grande prestigio, ma giocatori che non rappresentavano elementi imprescindibili rispettivamente per Tottenham, Liverpool e Manchester City.

Anche il Napoli ha seguito la stessa strada, puntando su Benoit Badiashile per rinforzare la difesa dopo che il francese aveva perso centralità nel progetto del Chelsea.

Una situazione simile ha riguardato anche Gittens, a lungo seguito dalla Roma e poi sfumato nelle ultime ore della sessione.

La Serie A punta sui giovani, ma rischia di perderli presto

C’è però un altro elemento caratteristico del mercato italiano: l’investimento sui giovani.

I club hanno puntato su diversi talenti destinati a diventare protagonisti nei prossimi anni. Tra le operazioni più significative figurano Diego Moreira, Kerim Alajbegovic, Rodrigo Mora, Christ Inao Oulai e Viery, oltre alla conferma di Nico Paz al Como.

La Fiorentina ha inoltre accolto Franco Mastantuono dal Real Madrid con la formula del prestito, un’operazione che permette al talento argentino di confrontarsi con la Serie A.

Il problema è che questi giocatori potrebbero rappresentare soltanto una soluzione temporanea per il calcio italiano.

La Serie A rischia di diventare un trampolino

Il calo dell’appeal internazionale della Serie A rappresenta una delle questioni più delicate per il futuro del campionato.

I club italiani riescono ancora ad attirare giovani di talento, ma spesso devono considerarli anche come potenziali plusvalenze future. Il rischio è quello di trasformare la Serie A in un campionato di passaggio: acquistare giovani promettenti, valorizzarli e poi cederli ai club economicamente più forti.

È una dinamica che può garantire sostenibilità finanziaria alle società, ma che rende più difficile costruire squadre capaci di mantenere a lungo i propri migliori giocatori.

Come è possibile spendere 1,15 miliardi ed essere ancora poveri?

È proprio questo il paradosso del calcio italiano.

La Serie A ha speso oltre un miliardo di euro, ma continua a non avere la forza economica necessaria per competere alla pari con i top club europei.

Uno degli esempi più evidenti è rappresentato dal mancato arrivo di Marco Palestra all’Inter. Il giocatore era stato a lungo seguito dai nerazzurri, ma l’inserimento del Chelsea ha modificato completamente lo scenario, grazie a una maggiore capacità di spesa.

Lo stesso discorso vale per il ruolo del portiere della Juventus. I bianconeri hanno trattato Emiliano Martinez, ma hanno ritenuto eccessive le richieste dell’Aston Villa, quantificate in circa 10 milioni di euro. L’argentino è poi rimasto in Premier League, trasferendosi al Chelsea.

Situazione simile anche per Zion Suzuki, trattato dalla Juventus ma finito nel mirino di club con una disponibilità economica superiore.

Il mercato italiano resta legato alle cessioni

Il problema principale è quindi la capacità di generare risorse.

Molti club di Serie A possono spendere soltanto dopo aver incassato dalle cessioni. Una dinamica che limita fortemente la possibilità di intervenire sul mercato quando emerge un’opportunità improvvisa.

Il Napoli, per esempio, non riuscendo a cedere Lucca o Lang, non ha potuto aggiungere un ulteriore attaccante alla rosa.

La Juventus ha invece inseguito a lungo Kessié, prima di vederlo approdare all’Atalanta, dovendo poi virare su una soluzione più rischiosa come Sarr.

Premier League, la distanza è ormai enorme

Il confronto con la Premier League è probabilmente il dato più significativo dell’intera sessione.

I club inglesi hanno speso circa 4 miliardi di euro, con ben sei operazioni superiori ai 100 milioni. Un livello di investimento che nessun altro campionato europeo riesce minimamente ad avvicinare.

La distanza diventa ancora più evidente osservando i singoli club.

Il Manchester City ha speso circa 525,20 milioni di euro: più del doppio rispetto a quanto investito complessivamente da Milan e Juventus messe insieme.

È la fotografia di una gerarchia economica ormai consolidata.

La Premier è la Superlega del calcio europeo

Quando nel 2022 Andrea Agnelli parlava di una “Superlega di fatto” già esistente, il riferimento era proprio alla crescente concentrazione del potere economico nei grandi campionati europei.

Quattro anni dopo, quella tendenza sembra essersi ulteriormente accentuata.

La Premier League non è soltanto il campionato che spende di più: è diventata il principale punto di riferimento per giocatori, procuratori e grandi club. La disponibilità economica permette alle società inglesi di intervenire sul mercato senza essere necessariamente costrette a vendere prima di acquistare.

La Serie A, invece, continua a muoversi con maggiore prudenza.

1,15 miliardi di euro sono una cifra enorme. Ma se un singolo club inglese può spendere quasi quanto le principali società italiane messe insieme, il problema non è quanto spende la Serie A. È quanto poco può permettersi di spendere rispetto alla Premier League.


Fabrizio Piepoli

Fabrizio Piepoli

Direttore Responsabile

Direttore Responsabile di Chiamarsi Bomber. Giornalista pubblicista con oltre un decennio di esperienza nel settore del digital publishing sportivo. Coordina la linea editoriale della testata, assicurando l'accuratezza dell'informazione e l'integrità giornalistica. Esperto di strategie media e comunicazione sportiva, guida lo sviluppo della testata giornalistica dal 2018.