Alessandro Romano si sta prendendo la scena con il Cagliari e la sua partenza dalla Roma comincia a far discutere. Il classe 2006 è già riuscito a lasciare il segno in Sardegna, ma dietro quella cessione ci sono ragioni precise che vanno oltre le valutazioni tecniche.
Romano incanta, la Roma osserva
L’ultimo squillo è arrivato nella vittoria del Cagliari sul campo dell’Atalanta. I rossoblù hanno conquistato un pesantissimo 2-1 a Bergamo e Alessandro Romano è stato tra i protagonisti della prestazione della squadra di Fabio Pisacane. Il classe 2006 continua così a mostrare personalità e qualità dopo il trasferimento dalla Roma (4 presenze e un gol all’esordio in Serie A contro il Parma), alimentando inevitabilmente qualche rimpianto tra i tifosi giallorossi.
La Roma aveva però due motivi per cederlo
La decisione di separarsi dal giovane centrocampista non è arrivata soltanto da una valutazione tecnica. Il primo elemento era proprio la necessità di trovare spazio e continuità per un giocatore che a Roma avrebbe rischiato di avere un ruolo marginale.
Il secondo, ben più importante, era di natura economica. Romano aveva un valore contabile praticamente nullo e la sua cessione avrebbe quindi permesso alla Roma di trasformare quasi interamente il ricavo in plusvalenza. Il club giallorosso aveva bisogno di generare ricavi e i giovani cresciuti nel vivaio rappresentavano una delle strade più immediate per sistemare i conti.
L’affare con il Cagliari: tutte le cifre
L’operazione con il Cagliari si è chiusa sulla base di un prestito con obbligo di riscatto, poi trasformato nel trasferimento definitivo. Le cifre complessive sono state fissate intorno ai 6,5 milioni di euro, tra una parte fissa di circa 5 milioni e ulteriori bonus.
Un investimento importante per il club rossoblù, che ha deciso di puntare con convinzione su un centrocampista giovanissimo, assicurandoselo con un contratto fino al 2032. La Roma, dal canto suo, ha ottenuto immediatamente una plusvalenza significativa grazie al fatto che Romano era un prodotto del proprio settore giovanile.
E c’è un dettaglio che fa discutere
La parte più interessante dell’operazione riguarda però il futuro. Al contrario di quanto accaduto in altre cessioni di giovani, non risultano pubblicamente né un diritto di recompra né una percentuale sulla futura rivendita in favore della Roma.
Questo significa che, qualora Romano dovesse esplodere definitivamente e il suo valore dovesse moltiplicarsi, il club giallorosso non avrebbe una corsia privilegiata per riportarlo nella Capitale né una quota garantita su un’eventuale futura cessione. Una scelta che rende ancora più delicata la valutazione dell’operazione, soprattutto alla luce dell’impatto immediato avuto dal giocatore a Cagliari.
Il precedente di Calafiori e Frattesi
Il caso Romano riporta inevitabilmente alla memoria altri prodotti del vivaio giallorosso esplosi lontano dalla Capitale, come Davide Frattesi e Riccardo Calafiori. Naturalmente è troppo presto per stabilire se il classe 2006 seguirà lo stesso percorso, ma il paragone spiega perché la sua cessione stia generando qualche interrogativo.
La Roma, però, non ha effettuato una scelta incomprensibile: ha trasformato un giovane dal valore contabile quasi nullo in una plusvalenza immediata, in un momento nel quale il bilancio aveva bisogno di ossigeno. Il vero giudizio sull’affare, come spesso accade con i giovani, arriverà soltanto tra qualche anno.
Se Romano continuerà a crescere, quei milioni incassati oggi potrebbero sembrare pochi. Se invece il percorso dovesse rallentare, la Roma avrà fatto una delle operazioni finanziariamente più logiche possibili.
