Samuele Vignato: “Sto bene al Rijeka ma sogno di tornare in A. Da bambino tifavo Milan. Per Di Gregorio periodo no ma è fortissimo. Per Maldini è importante la fiducia di Sarri”

Samuele Vignato attaccante del Rijeka

24

Trequartista

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Lazio


  • 11 Ottobre 2001
  • Italia
  • 188 cm
  • 83 kg
  • Biografia

Daniel Maldini è un calciatore italiano nato nel 2001, cresciuto nel settore giovanile del Milan e capace di muoversi con naturalezza tra il ruolo di trequartista e quello di attaccante esterno. Tecnicamente si distingue per un buon controllo di palla, una notevole qualità nel tiro dalla distanza e una visione di gioco che gli consente di dialogare bene tra le linee. È un giocatore elegante, più portato alla rifinitura che alla pura fisicità, ma in costante crescita anche sul piano della continuità.

Nel suo palmarès figurano uno Scudetto di Serie A vinto con il Milan nella stagione 2021-2022 e una Supercoppa Italiana conquistata nel 2022, oltre ai successi ottenuti a livello giovanile con la Primavera rossonera. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza anche lontano da Milano per trovare maggiore spazio e continuità.

Tra le curiosità più note spicca il cognome: Daniel è figlio di Paolo Maldini e nipote di Cesare, due autentiche leggende del calcio italiano. Inoltre, il suo primo gol in Serie A con il Milan ha segnato il ritorno di un Maldini al gol in campionato dopo quasi vent’anni.

Da promessa del calcio italiano corteggiata da giganti europei come Bayern Monaco e Barcellona, a nuova scommessa vincente in Croazia. La carriera di Samuele Vignato ha già attraversato aspettative altissime, problemi fisici e scelte coraggiose. Dopo l’esperienza al Monza, condizionata dalla pubalgia ma chiusa con 49 presenze e 2 gol in biancorosso, l’attaccante classe 2004 la scorsa estate ha deciso di ripartire dal Rijeka, club noto per la crescita dei giovani talenti. Una scelta che, almeno finora, sembra aver pagato: Vignato si è ritagliato subito un ruolo da protagonista, conquistando tifosi e allenatore a suon di prestazioni, gol e assist. Campione d’Europa con l’Italia Under 19 nel 2023, l’ex Monza ha raccontato a Chiamarsibomber.com il suo percorso, gli anni in Serie A e i sogni che ancora vuole realizzare.

Ciao Samuele, partiamo dagli inizi. Ma è vero che calcisticamente sei cresciuto in Brasile in un posto che si chiama la “piastra”?

“Sono dei campetti in cemento dove tutti i ragazzi andavano a giocare. Non sono messi bene, ci sono crepe enormi e le reti delle porte sono rotte. Con mio fratello passavamo le giornate, giocando scalzi. Era come giocare per strada. Ci divertivamo un casino, però quando cadevi ti sbucciavi tutto… (ride, ndr)”.

Il tuo esordio nel calcio professionistico con la maglia del Chievo in Serie B dove hai condiviso lo spogliatoio con Giaccherini. Che giocatore è? 

“A quell’età per me era un privilegio giocare con lui. Cercavo di rubargli tutte le piccole cose che faceva: i movimenti in allenamento, come preparava le partite. È stato una figura di riferimento per me in quegli anni al Chievo”.

Nell’estate del 2021 Galliani ti vuole fortemente al Monza. Ti ha chiamato personalmente lui? Che effetto fa parlare con uno dei dirigenti più importanti del nostro calcio?

“Quell’estate il Chievo fallì e avevo diverse proposte ma la maggior parte erano per la Primavera. Io però volevo giocare in prima squadra e quando mi chiamò Galliani non potevo dirgli di no e accettai subito. Avevo 17 anni e non riuscivo a credere di parlare con una leggenda come lui. Spinse tanto per avermi, mi riteneva il suo ‘gioiellino’. Era sempre presente e disponibile, potevi parlargli di qualsiasi cosa”.

Samuele Vignato ai tempi del Monza

Samuele Vignato ai tempi del Monza | IMAGO/NurPhoto

Hai conosciuto anche Silvio Berlusconi?

“Ha partecipato a qualche cena di squadra e raccontava sempre barzellette. Anche lui era molto disponibile, mi ricordo che durante il lockdown mi chiamò per sapere come stavo. Non era per nulla scontato. Poi ricordo che quando fummo promossi in Serie A, venne nello spogliatoio a festeggiare con noi. È stato bellissimo”.

Ma è vero che ti avevano cercato anche Bayern Monaco e Barcellona?

“Sì, ero ancora nell’under 16 del Chievo. Il Bayern Monaco era molto interessato a me, mister Klose mi aveva presentato il suo progetto ma alla fine preferì restare a Verona”.

Hai esordito in Serie A grazie a Palladino. Che allenatore è?

“È fantastico. I suoi allenamenti sono pesanti ma poi in partita ti senti bene e sai cosa fare in campo. Giocava col trequartista ed era l’ideale per me. Inoltre ha un gioco offensivo, gli piacciono i giocatori estrosi e ti lascia libero di provare la giocata. Ricordo che ci spronava dandoci tanti giorni liberi dopo le partite”. 

A Monza hai giocato con Di Gregorio che non sta vivendo un periodo positivo alla Juve. Pensi che la maglia bianconera pesi troppo o è solo un momento?

“È solo un periodo perché ha una personalità incredibile. Non ho mai visto un portiere così forte, in allenamento era devastante in tutte le fasi: parate, gioco di piedi, esplosività. È un gatto. Merita di giocare nella Juve perché è un portiere incredibile. Ricordo che quando segnai il primo gol con la Salernitana, durante l’intervista post partita mi sfotteva chiedendomi se potesse farsi una foto con me”.

Tra i talenti inesplosi del nostro calcio c’è anche un altro tuo ex compagno: Daniel Maldini. Tu che lo hai vissuto da vicino, cosa pensi gli manchi per il salto di qualità?

“Innanzitutto umanamente è una bella persona, simpaticissimo e sempre disponibile. Come giocatore è impressionante, ha un dribbling e un tiro incredibile. Gli manca un po’ di continuità ma ha tutte le qualità per giocare in un top club. Sicuramente la fiducia di Sarri è importante per lui. In avanti ha le qualità per giocare ovunque”.

Torniamo a te. Due anni fa la Gazzetta ti definiva il “nuovo Ronaldinho”. Pensi che queste grosse aspettative abbiano influenzato la tua crescita?

“Non me lo ricordo nemmeno (ride, ndr). Non do peso a queste etichette e rimango concentrato sul mio lavoro”.

Ti aspettavi maggiore considerazione dal Monza e dai club italiani la scorsa estate?

“Sinceramente no. Non ho ancora dimostrato tanto per colpa della pubalgia. E poi volevo andare via all’estero per giocare. Avevo propria voglia di provare un’esperienza fuori dall’Italia”.

Il ds del Rijeka ha detto che numeri 10 come te non ne fanno più. Sei contento di aver scelto il club croato?

“Sì è una squadra importante in Croazia che l’anno scorso ha vinto campionato e coppa. Il direttore mi ha subito dato fiducia mostrandomi il progetto. Tanti giovani talenti sono passati da qui prima di andare in club importanti, come ad esempio Smolcic del Como. Anche il mister mi ha subito dato fiducia quindi per me è stato facile scegliere di venire qui.

Samuele Vignato in azione con la maglia del Rijeka

Samuele Vignato in azione con la maglia del Rijeka | IMAGO/Pixsell

Quanto ci credete alla Conference? Ti piacerebbe incontrare la Fiorentina?

“Ci crediamo, anche perché erano 64 anni che il club non raggiungeva gli ottavi in Europa. Abbiamo già affrontato squadre importanti e ce la siamo giocata alla pari, non abbiamo notato tutta questa differenza. Adesso abbiamo lo Strasburgo e vogliamo vincere, vogliamo arrivare fino in fondo. Sarebbe bello tornare in Italia per giocare contro la Fiorentina, anche se è una squadra molto forte”.

Segui la Serie A? C’è una squadra che ti ha colpito in questa stagione?

“Sì, mi piace molto il Como che sta facendo una stagione incredibile. Per i giocatori di qualità è il massimo per crescere. Chi vince lo scudetto? L’Inter ha troppi punti di distacco dal Milan”.

Nel 2023 hai vinto l’Europeo under 19. Che ricordi hai di quella esperienza?

“È il più bel ricordo che ho, è stata un’esperienza bellissima. Eravamo un gruppo molto forte e poi c’era Bollini che è il top nella gestione del gruppo. Eravamo molto uniti, non potevamo non vincere. Ricordo che prima delle partite andavamo a mare tutti insieme”.

In quell’Italia c’erano anche Pisilli e Pio Esposito. Ti aspettavi sarebbero subito diventati titolari in top club come Roma e Inter? 

“Pio ha tutte le qualità per giocare in un top club. Ha una forza incredibile e la voglia di migliorarsi sempre. Si vedeva subito che era un gradino sopra gli altri. All’Inter sta dimostrando il suo valore e di meritarsi la Nazionale. Anche Pisilli ha tanta qualità, può giocare davvero in qualsiasi grande squadra”. 

Di recente hai sentito Gattuso?

“No, però la scorsa estate mi consigliò il Rijeka dicendomi che era l’ideale per crescere”.

Preferiresti tornare in Serie A o continuare il tuo percorso all’estero?

“Mi piacerebbe tornare in Italia però mi sto trovando molto bene qui in Croazia. E poi quando giochiamo in Conference mi piace vedere il gioco offensivo delle squadre straniere”.

Che squadra tifavi da bambino?

“Il Milan grazie a mio papà”.

Se ti convocasse la nazionale brasiliana accetteresti?

“L’Italia è la priorità però se non mi chiamasse, il Brasile è il Brasile”.

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