Il nuovo parametro finanziario introdotto dal sistema di controllo FIGC sta per creare un vero terremoto in Serie A. Dopo il caso della Lazio, che in estate si è vista bloccare la sessione di calciomercato nonostante un’intensa campagna di ricorsi e tensioni istituzionali, il rischio ora si estende ad altri cinque club: Napoli, Atalanta, Fiorentina, Torino e Genoa. Tutti potrebbero ritrovarsi impossibilitati a operare nel mercato di gennaio se non rispetteranno la soglia del cosiddetto “costo del lavoro allargato”, nuovo indicatore economico destinato a sostituire definitivamente il più noto – e discusso – indice di liquidità.
Cos’è davvero il “costo del lavoro allargato”
Il conto alla rovescia è partito. Entro il 30 novembre, tutte le società dovranno consegnare i bilanci aggiornati – con riferimento al 30 settembre 2025 – alla nuova Commissione preposta alla valutazione dei conti. Solo dopo il passaggio formale in FIGC arriverà l’ok finale per operare sul mercato. Per alcune società, però, ottenere tale nulla osta potrebbe rivelarsi più complesso del previsto.
Il “costo del lavoro allargato” è un parametro che mira a rendere più sostenibile la gestione finanziaria dei club e prende in considerazione: stipendi dei tesserati e del personale, contributi, ammortamenti relativi ai cartellini dei calciatori, altri costi generali legati alla gestione sportiva.
Il limite fissato attualmente è dell’80%: ciò significa che i costi sopra descritti non possono superare l’80% del totale dei ricavi. È un parametro di sostenibilità pura, che punta a evitare squilibri strutturali e spese eccessive rispetto alle entrate reali. Dal giugno 2026, la soglia diventerà ancora più severa, scendendo al 70%, in linea con le direttive UEFA sul controllo economico-finanziario. Tuttavia, per la sessione invernale di gennaio 2025, i club dovranno ancora fare i conti con il limite attuale, ed è proprio questo che sta creando tensioni nei corridoi del calcio italiano.
Le società più esposte e il rischio di uno stop forzato
La Lazio è già stata penalizzata nella scorsa estate e rischia una replica. Ma stavolta, secondo le prime analisi, anche Napoli, Atalanta, Torino, Genoa e Fiorentina risultano momentaneamente oltre il tetto consentito. Per rientrare nei parametri potrebbero essere necessari: degli aumenti di capitale da parte delle proprietà, delle operazioni di mercato mirate a generare plusvalenze, dei ridimensionamenti salariali.
È uno scenario che rischia di destabilizzare l’equilibrio sportivo della stagione in corso, imponendo a diverse società di affrontare il mercato non per scelta tecnica, ma per obbligo finanziario.
Cosa succede se un club non rientra nei limiti
Le sanzioni previste sono già chiare e scatteranno dal 1° gennaio, nel rispetto delle direttive UEFA: tra queste, il blocco della sessione di calciomercato, con il divieto di tesserare nuovi giocatori; e delle sanzioni economiche di entità variabile.
La rivoluzione del “costo del lavoro allargato” è appena iniziata, e il suo impatto potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui i club italiani programmano le loro stagioni.











