L’arrivo di Manor Solomon alla Fiorentina ha innescato una tempesta di polemiche politiche. Il calciatore israeliano, accolto con aspettative sportive dai tifosi viola, è diventato il fulcro di un acceso dibattito a seguito delle dichiarazioni di Jacopo Madau, segretario provinciale di Sinistra Italiana e assessore alla cultura di Sesto Fiorentino. Un episodio che solleva il velo sulle tensioni politiche locali, coinvolgendo anche la società sportiva fiorentina in una diatriba più ampia.
Polemica politica accesa
La scintilla è stata accesa quando Madau ha scritto sul proprio profilo Facebook: “Non sei il benvenuto a Firenze“, riferendosi all’arrivo di Solomon. Madau ha poi aggiunto: “Chi non ha mai nascosto il proprio sostegno alle politiche genocidarie di Netanyahu non è il benvenuto a Firenze e può rappresentare la nostra città e la Fiorentina“. Parole forti che non sono passate inosservate e hanno immediatamente catalizzato l’attenzione dei media e dei social.
Jacopo Madau ha sottolineato che il suo intento non era una semplice critica sportiva, bensì una dichiarazione politica. “Da tifoso e abbonato non mancherò di esprimerlo allo stadio“, ha chiosato Madau, lasciando intendere che il suo disappunto sarà manifestato pubblicamente durante le partite della Fiorentina.

La Fiorentina fa gruppo prima dell’inizio di una partita
Reazioni e contro-reazioni
Non si è fatta attendere la risposta del centrodestra fiorentino. Alessandro Draghi, consigliere di Fratelli d’Italia, e Stefano Mengato, capogruppo di FdI a Sesto Fiorentino, hanno replicato con veemenza: “Essere cittadino israeliano non è una colpa. L’assessore Jacopo Madau, che ha espresso critiche territoriali, sul calciatore acquistato dalla Fiorentina Manor Solomon pensi ai problemi di Sesto Fiorentino”. Il loro intervento pone l’accento sull’unità che lo sport dovrebbe rappresentare, contrapponendosi alla divisione generata dalle guerre politiche.
Draghi e Mengato hanno proseguito, sottolineando che “La guerra divide, lo sport, invece, unisce“, un mantra che desiderano estendere anche alla Fiorentina in un momento delicato per la squadra. La necessità di far fronte comune, oltre le differenze politiche, è vista come cruciale per il bene del club.
Un dibattito aperto
Il caso Solomon mette in luce ancora una volta come lo sport possa essere terreno di dibattito politico, oltre che strumento di coesione sociale. Le dichiarazioni di Madau e la reazione della controparte politica fiorentina riflettono una realtà in cui il calcio, per quanti cerchino di isolarlo da contesti esterni, rimane saldamente legato agli sviluppi sociali e politici. E la tifoseria, anche in questo frangente, si troverà divisa, ma speranzosa che i risultati sul campo siano di nuovo l’unico argomento che conta davvero.











